Fabio Cosio: Intervista all’autore e recensione dei romanzi dal titolo ” Penitenziagite (genesi)e Penitenziagite (Atti degli Apostoli)”

Buongiorno lettori del mio blog,

Oggi parleremo di un personaggio misterioso, una figura ricca di fascino e carisma: Fra Dolcino da Novara.

Il romanzo, o per meglio dire, i romanzi di cui discuteremo e che sono stati giudicati in un’unica recensione, è frutto del talento di uno scrittore venariese, Fabio Cosio, che il blog “Un Libro Per Amico- Recensioni”, ha intervistato per voi e che portano i titoli “ Penitenziagite (Genesi) e Penitenziagite (Atti Degli Apostoli)”.

E’ molto probabile che conosciate già la figura di Fra Dolcino; basti pensare al celebre film tratto dal romanzo di Umberto Eco che porta il titolo” Il Nome Della Rosa “ in cui, in lui, è descritta una persona orribile, un sacrilego violento, indegno e blasfemo.

Innanzitutto, prima di avventurarsi nella lettura dei romanzi di Cosio, bisogna capire cosa significhi la parola penitenziagite, per avere una più chiara visione del messaggio e della sua storia.

Essa è l’espressione abbreviata della forma latina “ poenitentiam agite appropinquavit enim regnum caelorum” e cioè fate penitenza, perché il regno dei cieli è vicino (Vangelo secondo Matteo). Anche se nessuno a questo mondo può vantarsi di conoscere il punto di vista di Dio, forse, a questo punto, bisognerebbe soffermarsi sul suo significato e guardarsi dentro per comprendere il più possibile l’attuale senso di un misticismo perduto.

Nella mia recensione non troverete critica o esaltazione degli eventi documentati che caratterizzarono l’epoca e non mi soffermerò nei personaggi storici che crearono il movimento (o nei suoi nemici), giacché google e altri blog specializzati possono soddisfare la vostra legittima curiosità e poiché il romanzo è un perfetto intreccio tra fantasia e realtà storica, lascio agli altri con maggiore esperienza la veridicità e la critica dei documenti storici.

Mi concentrerò invece sulla figura di Davide Tornielli, vale a dire il nostro fratello Dolcino come uomo ed essere umano, cercando di capire, sempre basandoci alla storia narrata, la sua persona e l’evoluzione del suo credo.

Non abbiamo visto la storia di allora, ma possiamo sentirla attraverso libri, storie romanzate.

A seguire l’intervista all’autore Fabio Cosio e la recensione dei romanzi.

Buona lettura.

Iana Pannizzo

libro cosio 1     libro cosio 2

INTERVISTA ALL’AUTORE FABIO COSIO

FB

D: Cosa ti ha spinto a scrivere della storia di Dolcino e cosa ti attrae particolarmente della sua personalità e cosa invece non condividi?

R: Un giorno ho sentito per radio il criminologo Massimo Picozzi. Parlando di non so quale criminale, disse “come fra Dolcino, che ritenendosi puro, pensava che se avesse voluto uccidere qualcuno sarebbe stato per volontà del Signore.”

Non avevo mai sentito parlare di fra Dolcino (non avevo ancora letto Il nome della rosa, che era sugli scaffali tra i “preso e posato tre volte”) ma restai colpito dal meccanismo psicologico del “se sono ispirato da Dio e voglio qualcosa, vuole dire che quel qualcosa è volontà di Dio.”

L’idea iniziale era di scrivere un racconto su questo “invasato” capace di giustificare qualsiasi atto con la fede, poi ho iniziato a leggere di fra Dolcino, a informarmi, e ho scoperto che la verità era tutta un’altra.

Difficile dire quale fosse veramente la sua personalità. Praticamente non ci sono fonti dirette, si può “intuire” il personaggio Dolcino da ciò che viene detto di lui da altri. Per i resoconti che hanno origine nella Chiesa è un demonio. Dalle testimonianze dei suoi accoliti raccolte dall’inquisizione è “un uomo buono, che dice belle parole”.

Di Dolcino tutto ciò che esiste è bianco o nero, non esiste un grigio, non c’è una via di mezzo. È stata perciò una bella sfida creare un personaggio che fosse realistico ma con tratti in grado di poter essere letti in più modi. Spero di esserci riuscito.

Della personalità di Dolcino mi piace la capacità di ascolto, che se all’inizio è bloccata da ciò che gli è stato insegnato, pian piano si scioglie. Abbandona i dogmi per sposare il cuore, per fare ciò che gli sembra più giusto. Ragiona con la sua testa, e questa è una cosa che ammiro.

Rispetto a Dolcino ciò che non condivido è l’uso dell’inganno per ottenere i suoi obbiettivi. Ma questo è un aspetto che al momento conosco solo io, perché si vedrà in azione principalmente nel terzo volume.

D: In Penitenziagite vi sono messaggi chiari e importanti; alcuni palesi e altri subliminali. Qual è che ritieni più forte?

R: Non so quale possa essere il più forte, so quali sono per me quelli più importanti: il primo è che se un uomo viene messo con le spalle al muro non si sa quale potrà essere la sua reazione. Alcuni si arrendono, altri decidono di combattere. Azioni che potevano sembrare impensabili diventano realtà.

Il secondo è che un essere umano non può essere “etichettato”, cosa che purtroppo accade ancora tutti i giorni sulla base di etnia, lavoro, ideologia… per questo in Penitenziagite ci sono preti buoni e cattivi, nobili avidi e altri generosi, così come personaggi che a seconda del momento si comportano in modo differente.

Semplicemente esseri umani.

D: Se alcuni registi decidessero di farne un film, accetteresti?

R: Se dicessi che non mi piacerebbe vedere ciò che da anni mi gira per la testa trasformato in qualcosa di visivo, mentirei.

Credo però che Penitenziagite non possa essere trasformato in un film senza perdere la sua caratteristica di “viaggio” attraverso i suoi personaggi, che sono tanti e richiedono tempo per mostrare la loro evoluzione.

Credo che il format ideale sarebbe la serie, che consentirebbe di mantenere le diverse linee temporali e la caratterizzazione dei protagonisti.

D: Cosa consiglieresti agli aspiranti autori?

R: Innanzitutto di restare umili. Purtroppo il peggior nemico degli autori esordienti sono gli autori esordienti stessi.

È giusto che ognuno sia fiero del proprio lavoro e riuscire ad arrivare a mettere la parola fine ad un romanzo è già un grande risultato di cui essere orgogliosi.

Ma alla fine la cosa più importante è il riscontro dei lettori. Fanno piacere i complimenti ma la cosa più utile sono le critiche. È l’unico, vero sistema per crescere. A volte possono essere immotivate, ma devono sempre essere uno spunto di riflessione.

Troppo spesso vedo invece autori che reagiscono offesi ad ogni minima osservazione, convinti di aver scritto un capolavoro unico nel suo genere. Autori che ad ogni occasione infilano l’autopromozione e la foto del loro libro anche in contesti che non lo richiedono.

Ormai troppi lettori non si avvicinano nemmeno più agli esordienti proprio per questo tipo di comportamento ed è un peccato per tutti.

 

D: Nei tuoi progetti futuri vedranno la luce altri romanzi storici o preferisci cambiare genere?

R: Sono uno a cui piace variare. Ci sono belle storie che meritano di essere raccontate indipendentemente dal genere. Ho già scritto un romanzo fantasy, dal titolo Macchia e ho altre idee in testa per quella che potrebbe essere definita narrativa generale.

Terminati gli ultimi ritocchi al terzo e ultimo volume di Penitenziagite, Apocalisse, sarò però nuovamente all’opera con un romanzo storico con un personaggio incredibile e poco ricordato.

RECENSIONE UNICA DEI ROMANZI DAL TITOLO ” PENITENZIAGITE

Fabio Cosio, con i due romanzi che portano il titolo “ Penitenziagite ( Genesi e Atti degli Apostoli)”, scrive un romanzo affascinante, che porta il lettore là dove il valore di una vita onesta giunge come un vento di bora in una fredda giornata d’inverno.

La storia ruota intorno agli ideali del nostro credo. Emerge da subito una fede genuina che parla d’amore verso la vita stessa manifestandosi nella comunione e fratellanza. Qui incontriamo un Dolcino bambino, che vuol giocare come tutti gli infanti della sua età. E’ altruista e dotato di grande intelligenza, caparbio e di animo buono e vive nell’umiltà di una vita semplice. La sua vita però è percossa da gravi ingiustizie e tuttavia si fa strada verso le vie di Cristo.

Già dai primissimi capitoli la chiesa( e non solo ) prende posizione rifiutandosi di vedere oltre le proprie considerazioni e supporre il perché è un quesito dalla semplice soluzione: la chiesa ha paura delle menti acute e intelligenti. Ne ha sempre avuta. Paura della libertà di pensiero che non vuole soccombere al suo volere e quindi viene spaccata in due provocando una scintilla che darà vita ad un incendio.

Verso la metà del romanzo troviamo un Dolcino adolescente che vuole predicare fra la gente. Se per certi versi ricorda San Francesco, per altri nel ragazzo di Prato Sesia, troviamo un coraggio che il santo di Assisi non ha avuto perché vissuto adeguandosi alla sua chiesa in una libertà piuttosto limitata.

Nel romanzo di Cosio, il potente bussa alla porta dell’umile e ribalta la sua vita con fare innocente attraverso gli ecclesiastici che si allontanano sempre più da Cristo.

Mentre si susseguono le vicende nel dolore e nella perdita, La storia s’infittisce e troviamo soggetti di spessore come Dante Alighieri e Guido Cavalcanti, delizia dell’intelletto, filosofia e poesia in una Firenze del 300 che vive la guerra tra Guelfi e Ghibellini in cui chi a servizio della supremazia pontificia, chi di quella dell’impero. Qui, anche la natura fa la sua selezione naturale e ci si rende conto degli orrori della guerra, della scia di dolore dopo la battaglia sui sopravvissuti nel corpo e nell’animo. Troviamo anche, a dispetto della ferocia dei fatti, un romanticismo delicato, fresco e nostalgico che racconta mestamente la verità e la menzogna come un serpente a due teste negli incontri improbabili di due anime affini quanto diverse in un tempo ostile.

In un’Italia lontana che ha scandito la storia di potenti e ribelli, troviamo un Dolcino più forte, più maturo che comincia a cambiare atteggiamento nei confronti di quella che dovrebbe rappresentare la giustizia poiché scorge una chiesa che fa solo politica e vuole che tutti stiano al proprio posto.

Inevitabilmente i pensieri si trasformano in azioni, alimentando la rabbia repressa come un vulcano in eruzione dopo un lungo logorio interno. Dall’implosione all’esplosione con conseguenze devastanti.

La lotta tra il bene e il male, due concetti che si fondono in un unico denominatore: la giustizia. Quello che diventiamo, è quello che siamo sempre stati. Forse l’autore, nell’intreccio di questa narrazione appassionante ci esorta a riflettere e a non giudicare con troppa superficialità come si è soliti fare, vuoi per “ i sentito dire “, vuoi perché le ricerche storiche riportano gli anni di una violenza feroce. Non dimentichiamo che dietro i grandi, i potenti, i ribelli, i calunniatori, gli eretici e i giusti sono vissuti e vivono uomini e donne in contrapposizione con il senso comune che storpia anche gli atti più puri e la liberà di pensiero. Una storia che si ripete, in altri versi, ma sempre attuale e forte e moralmente discutibile con l’ipocrisia di chi sta al vertice di una potenza che si fa universale.

Chiesa e politica. Un connubio che stona per non sentire in Dolcino, la voce dei giusti che perde la speranza.

Attraverso la storia di Dolcino, siamo invitati a riflettere sulle nostre azioni e non attribuire la responsabilità ad un’entità che chiamiamo Dio sia nel bene che nel male.

Con una struttura raffinata, l’interesse del lettore resta vigile in una trama che non perde mi tono e non lesina di colpi di scena. L’autore non perde mai il filo della storia nonostante le vite dei personaggi siano intrecciate. I capitoli lunghi ma con paragrafi brevi facilita la lettura e non stanca mai.

Stupefacente la scrittura limpida, lineare, perfetta ad ogni descrizione storica e nella creazione dei personaggi, rende interessanti anche gli avvenimenti che in un normale contesto possono annoiare.

Ci si astiene da ogni giudizio fino a che non si abbia piena consapevolezza delle motivazione che hanno reso famosa la persona di Fra Dolcino da Novara dipingendolo come uno spregevole blasfemo. Intorno a lui ruota una storia fatta di soprusi e silenzi. Fabio Cosio è un maestro nel far nascere sentimenti quali emozione, amarezza e sdegno.

Ci sarebbe molto da dire e non senza polemiche che risalgano alla notte dei tempi. Il romanzo ha una tematica profonda che spacca in due le opinioni.

Leggiamo la vita di un eretico, una persona che crede fortemente più di qualsiasi bigotto e fa paura.

Fa paura la sua forza, il suo coraggio, il suo ardire, la sua parola che trancia più di una spada.

Con uno stile veloce, diretto e incisivo, mai volgare neanche nei capitoli più audaci, l’autore ci esorta a dubitare e far si che un’ideale o una filosofia di vita non faccia vivere come passivi spettatori delle interpretazioni altrui, intrappolando in questo modo rabbia, dolore e disperazione; sentimenti che affermano la fragile natura umana, nella forza e nello sconforto influenzando il nostro modo di agire.

Spesso Dio si percepisce nel silenzio dei boschi e nell’amore verso il prossimo arrivando persino a sperare un mondo più giusto e solidale.

Fabio Cosio si aggiudica un posto nel podio come uno degli scrittori più sensibili.

Brillante e di notevole bravura ha saputo ricreare in ogni sua sfaccettatura, un personaggio carismatico e intrigante come Davide Tornielli conosciuto da tutti come Fra Dolcino da Novara, riscattandolo in parte, da una storia che non gli da merito.

Iana Pannizzo

 

 

 

 

 

 

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