Blogger del mese: Marco Lovisolo

Buon giorno lettori del mio blog, 

Oggi parleremo di viaggi e vi presento un autore fuori dall’ordinario. 

 

Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere….

Quando immagino una partenza, un itinerario , un percorso che sia di pochi o molti km, ripenso a questa bellissima frase udita nel celebre film “ Ti presento Joe Black con Brad Pitt ed Anthony Hopkins.  Il viaggio è innanzi tutto un percorso di vita che inizia dal concepimento fino alla morte. Nel frattempo viviamo in altri percorsi fatto di piedi scalzi, cuore nudo e cervello vigile, di anime che si incontrano e si allontanano, di addii e ritrovamenti.

Cosa significa viaggiare? Spostarsi, mutare, arricchirsi, confrontarsi e dilatare il tempo a noi concesso nella bellezza del mondo. Basti pensare ad Ulisse, Alessandro Magno,  Charles Darwin, Marco Polo e tanti altri ancora per comprendere che il viaggio fa parte di noi ed è fondamentale alla nostra crescita e conoscenza.

Percorsi ed itinerari che non conoscono confini e limiti fanno del viaggiatore un eccezionale conoscitore del mondo.

I viaggi iniziano nel nostro pensiero, nel ricordo di aneddoti lieti e meno lieti che macinano lunghi percorsi della mente con un un bagaglio di sensazioni non indifferente che sa di vita e se vero che la lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno, noi abbiamo incontrato un viaggiatore che dei suoi viaggi ci offre emozioni  vivide e forti attraverso il suo libro che porta il titolo “Lo zaino è pronto, io no. “

 Lui è Marco Lovisolo e lo abbiamo intervistato per voi.

A questo punto, non mi resta che augurarvi buona lettura.

Iana Pannizzo

marco l.libro marco

INTERVISTA ALL’AUTORE  MARCO LOVISOLO

D: Ciao Marco, innanzi tutto benvenuto e grazie per aver accettato questa intervista. Cominciamo subito con le domande e diamo ai nostri lettori il piacere di conoscerti. Un viaggiatore seriale, come ti definisci, in giro per il mondo, come e quando nasce la passione per i viaggi?
R: Precisamente non saprei. Credo che sia tutto riconducibile ai miei genitori, che negli anni Settanta mi portavano in giro per l’Italia a bordo di un 128 bianco. Quella sensazione di libertà me la sono portata dentro e ho continuato ad alimentarla nel corso degli anni. Arrivato a un certo punto ho sentito la necessità di confrontarmi con me stesso. Avevo bisogno di risposte e ho trovato il modo per ottenerle: viaggiare in solitaria. Il resoconto di alcuni di quei viaggi lo si può leggere nel mio libro “Lo zaino è pronto, io no”.

D: Nella programmazione di un viaggio, cosa ti emoziona di più? Come ti organizzi  e cosa ti fa decidere una determinata meta?
R: La cosa che mi emoziona di più sono i giorni immediatamente precedenti la partenza, quando le incertezze e i dubbi cominciano a farsi avanti. Nonostante abbia viaggiato in lungo e in largo, quella “fifa” pre-partenza non sono mai riuscito a eliminarla.
La scelta di una meta… a questo punto sono obbligato a dire una cosa molto strana. Non siamo mai noi a scegliere la meta di un viaggio. È l’esatto contrario: sono i luoghi del mondo che, in qualche modo, ci chiamano a sé.
Nel corso della vita ognuno di noi si costruisce, inconsapevolmente, una geografia personale. È il risultato di mille fattori assolutamente casuali: letture, conversazioni, lezioni, programmi televisivi. Quella geografia aderisce in maniera perfetta alla nostra sensibilità, risponde a un nostro bisogno primario. Nel mio caso, la parte di mondo che mi chiama è l’Asia del sud. Quell’angolo del pianeta compreso tra Nuova Delhi e Bali parla direttamente ad alcune corde della mia coscienza. Ovviamente non è l’unico, ma certamente è il più “insistente”.

D: Un itinerario rimasto nel cuore e perché
R: Senza dubbio il Messico. Per diverse ragioni, quell’anno non potei organizzarmi per tempo. All’ultimo minuto comprai il biglietto aereo più economico: Città del Messico. La totale mancanza di preparazione mi obbligò a vivere alla giornata e mi mise a contatto con alcuni aspetti della mia personalità, buoni e cattivi, di cui non ero pienamente consapevole. Soprattutto imparai che un viaggio in solitaria non ti conduce verso presunte illuminazioni o scoperte. Tutto ciò che scopri è ciò di cui sei “portatore”. Un viaggio è un percorso ineludibile verso la propria soggettività. Il problema è capire cosa ti porti dentro.

D: Cosa non vorresti mai vivere in un viaggio?
R: In realtà non c’è nulla che non vorrei vivere. Non sto dicendo che sia sempre tutto bello e perfetto. Ogni viaggio porta con sé aspetti negativi: fregature, attese interminabili, imprevisti, difficoltà di vario tipo. Ma sono proprio quelle le situazioni nelle quali si misura la tua personalità, la tua capacità di reazione. In definitiva sono, forse, l’aspetto più “formativo” del viaggio. Mi tengo tutto: a me basta partire.

D: Il bagaglio più bello dopo il ritorno di un percorso a parte la meta prefissata?
R: Le sensazioni del ritorno a casa. Il viaggio, inesorabilmente, ti cambia. Il solo atto di partire segna una frattura con la vita di tutti i giorni. La persona che torna è sempre diversa da quella che è partita e, in virtù di questo, al suo ritorno poserà uno sguardo diverso sulla propria casa. Il tempo e le esperienza accumulate ce la fanno percepire in maniera nuova. Il bello è proprio lì, nella riscoperta del proprio quotidiano, nella nuova interpretazione che ne diamo.

 

D: Parlaci dei tuoi progetti futuri di viaggiatore e scrittore
R: Ho una bimba piccola che sto “addestrando” al viaggio. Ovviamente ho dovuto ridurre molto il raggio d’azione, ma cerco sempre di andare un passo più in là. Il mio progetto di viaggio più ambizioso è riuscire a ricavarmi tre mesi per vagabondare in assoluta libertà con moglie e figlia. Destinazione: Asia, chiaro!
Come “scrittore”, sto lavorando a un secondo libro nel quale parlerò di altre mete visitate nel corso degli anni. Nello stile dovrebbe essere simile a “Lo zaino è pronto, io no”. Inoltre, vorrei pubblicare una versione riveduta e corretta e di quest’ultimo. Sono un perfezionista paranoico e ho già individuato diverse cose da aggiustare.

I: Grazie per averci dedicato il tuo tempo. Spero di leggere presto un tuo nuovo libro.

Grazie per l’intervista. Ne approfitto per lasciare di seguito i miei contatti.

Sito: https://marcolovisolo.me/
Mail: marco.lovisolo@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/MarcoLovisoloScrittore
Twitter: https://twitter.com/MarcoLovisolo
Instagram: https://www.instagram.com/marco.lovisolo/

Il libro “Lo zaino è pronto, io no” si può trovare su tutti i più importanti negozi on line (Amazon, IBS, Feltrinelli, iTunes, Google Play ecc.), in formato cartaceo e ebook.

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