Fabio Cosio: Recensione del romanzo Penitenziagite-Apocalisse.

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RECENSIONE DEL ROMANZO PENITENZIAGITE (APOCALISSE) di Fabio Cosio a cura di Iana Pannizzo

Penitenziagite- Apocalisse, è il terzo romanzo scritto da Fabio Cosio, ispirato alla vita di fra Dolcino da Novara. Chi conosce la storia la Davide Tornielli e ne ha ammirato il pensiero, non può non desiderare un finale diverso da quello che ci racconta la storia del suo tempo. Dolcino è sempre stato descritto come un violento e sanguinario eretico, un uomo crudele e senza scrupoli che assoggettava la gente con voce suadente e grande carisma, ma in questo libro l’autore ci rivela un’altra faccia dell’Apostolico, probabilmente la più vera, che  va oltre il pensiero , le apparenze e i giudizi.

Per capire meglio la figura di Dolcino e bisogna riflettere sul significato della parola eresia: essa significa scelta e poco si lega con la religione, parola che viene dal latino” religio “ ossia legare. Potete dunque immaginare la condanna della Chiesa nei confronti di un uomo di libero pensiero e purezza di cuore. Ma guardiamo la figura di quest’uomo dal temperamento  volitivo dal punto di vista dell’autore.

Il romanzo ci sottopone da subito un Dolcino in piena fede, ma è anche più deciso, più maturo.

La sua purezza è cambiata, è più consapevole. Nella vita tanto sospirata fatta di lavoro e preghiera e carità cristiana, incontriamo un Dolcino uomo, padre, amante, che fa i conti con i suoi ricordi di bambino, con il dolore e scoprire che esso è cambiato dentro di lui  senza accorgersene. Si fa trasportare dalla nostalgia e dalla tenerezza nella dolcezza del rimpianto

com’era strano l’amore. Si nutriva dell’altra persona ma non moriva con la sua assenza  .

Dolcino è il protagonista in cui viene riflesso Dio e l’assenza di Dio.

La calunnia, la cattiveria dei prelati che antepone la ricchezza all’umiltà,  alle paure e persino allo stesso Cristo, rende sacrificabile la Sua “pecora” più esposta, ed è così che si diventa cattivi: per sofferenza, per atrocità subite, per stanchezza o perché non si ha altra scelta. La rivoluzione è religiosa ma anche sociale e la figura dell’Apostolico muove papi, imperatori, inquisitori.

L’ira di un uomo giusto è più terribile della puntura di mille scorpioni.  

chi semina vento raccoglie tempesta. E noi siamo la tempesta

L’autore asseconda la fantasia immaginando una profonda amicizia fra Dante Alighieri e fra Dolcino. Avevamo già avuto modo di leggerlo nel secondo romanzo Atti degli Apostoli, ma in questa terza stesura, l’amicizia si fa più ricca e matura e di profondo pensiero. Storicamente i due non si sono mai incontrati anche se contemporanei ma  il poeta colloca Dolcino nel Cerchio 8°, 9^ Bolgia – Seminatori di discordia della Divina Commedia

“ Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi

tu che forse vedra’ il sole in breve

s’ello non vuol qui tosto seguitarmi

s’ di vivanda, che stretta di neve

non rechi la vittoria al Noarese

ch’altrimenti acquistar non sarìa lieve.”

Perché collocare all’inferno un uomo che ha sempre predicato l’amore e la pace? E perché giudicare un uomo di fede quando la sua medesima persona è stata valutata ed esiliata? L’autore immagina in questo modo, un confronto fra due grandi menti di libero pensiero, così simile e così diverso. E noi non possiamo far altro che chiederci come sarebbe stato un incontro tra i due uomini di fede. Da un lato la riforma, dall’altro la distruzione. Si mette in rilievo la figura politica di Dante e la sua condanna, accusato provocare la morte del papa e processato per frode.

L’autore incrocia la storia con la fantasia per dare una traccia affascinante percorsa da fatti realmente accaduti . Gli avvenimenti storici, le figure politiche e ascetiche, circondano la vita di Davide Tornielli in una guerra mistica che non è solo collettiva ma anche personale. 

Anche in questo terzo romanzo, notiamo delle similitudini con San Francesco d’Assisi, ( visioni, la solitudine della preghiera lontano da tutti ), ma pur ispirandosi inizialmente all’ordine del santo d’Assisi, Dolcino non pronunciò mai i voti né di castità, tanto meno di obbedienza, anzi, fomentando il diritto di ribellarsi anche al papa, e ai laici di predicare. Così, cacciati dalla diocesi, accusati di depredazioni e rapine, processati per eresia e condannati.

A difesa degli Apostolici, in diversi passi, l’autore ribadisce la serenità degli Apostolici nella loro vita a Trento, ( qui incontra Margherita Boninsegna, la sua compagna ) proprio per intendere le intenzioni non bellicose di Dolcino.

Se però da una parte si giustifica la rabbia e l’insurrezione dell’Apostolico, dall’altra parte Dolcino diventa un criminale al pari dei suoi persecutori. Se da un lato l’amore di Dio spinge a voler una Chiesa tutta nuova che sia veramente definita tale, dall’altra si macchia delle stesse colpe poiché non si può uccidere in nome di Dio. In tal caso vi è solo l’assenza dello Spirito Divino. Dolcino era diventato folle? Un visionario? O si era riempito d’orgoglio umano portato avanti da una furia a lungo tempo repressa? Anche in una riflessione così delicata, l’autore ci ha voluto rendere un fra Dolcino umile, in lotta con se stesso ma fermo nella sua fede.

A tal proposito ricordo un passo del celebre film “ il nome della rosa “ che riflette la condizione del Tornielli:” L’anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall’eccessivo amor di Dio o dalla verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente e la verità si manifesta a tratti così che dobbiamo decifrarne i segni”.

E ancora “ Il passo che separa la tensione mistica alla follia è fin troppo breve “.

Così si comincia a vedere il Dolcino a cui siamo stati abituati. Vendicativo, ribelle e cattivo. Rabbioso e sordo ai compromessi e alla resa della sua guerra.

Dolcino era un folle? Probabilmente era un uomo di fede sincera che avrebbe voluto la possibilità di una scelta. Quella stessa scelta che vescovi e papi non concessero mai più per avidità di denaro e potere che per amor di Dio.

Battaglia per la libertà, per Dio o per il potere?.

 Il tempo del perdono è finito

Il dolore trasforma gli animi privandoli del perdono.

Dolcino , la Chiesa e il “diritto divino “

Nella libertà di una vita che profuma di fatica ma anche di dignità e amore, l’autore ci fa conoscere un Dolcino umile, piccolo  nel giudicarsi e grande agli occhi di chi ha avuto fiducia in lui. Cosio mette in risalto una figura affascinante, vera, umana, che si ritrova come molti altri di fronte alle vere necessità dell’uomo. Una guida, un esempio di libertà da riscattare dalla calunnia e dall’ignoranza, con una scrittura pulita e  a tratti tagliente che ferisce la sensibilità delle convinzioni stereotipate del pensiero collettivo.

 

Per leggere l’intervista all’autore e la recensione di Penitenziagite ( genesi ) e Penitenziagite ( Apocalisse ) clicca qui

 

 

 

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