DAD, OVVERO DIDATTICA A DISTANZA: DALLA PARTE DEI DOCENTI

Buongiorno lettori,

In questo periodo si è parlato tanto della didattica a distanza e se ne parla ancora. Abbiamo ascoltato lamentele e critiche in parte espresse di genitori insoddisfatti che vedono attraverso la quotidianità familiare un disagio sempre più crescente. Malgrado siano passati mesi dalla prima volta in cui ci siamo tutti cimentati in questa piattaforma, non si è riusciti ad adattarsi completamente ad un metodo di studio alternativo, in cui tutti, ma proprio tutti mostrano disappunto.

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Sono davvero poche le persone soddisfatte da questo nuovo modo di frequentare ed essere scuola. Gli alunni, pur non disdegnano le relazioni virtuali, soffrono l’assenza del confronto vis-à vis. I genitori disapprovano la scarsa partecipazione dei docenti, lamentando il carico eccessivo dei compiti da svolgere e affermando il più delle volte di essersi sostituiti ai maestri. Sembra che tutto non sia abbastanza. Osservando più da vicino la situazione però, ci siamo imbattuti in una realtà diversa da quella vista all’interno delle mura domestiche, perché se pur vero che il ruolo di ogni genitore sia diventato anche il punto di riferimento fondamentale per la didattica online, è pur vero che nessuno può sostituire il/la maestro/a che da anni segue infanti e teenager. I punti di vista cambiano, così come le valutazioni e le difficoltà che la distanza purtroppo impone ad ognuno di noi.  Ma cosa ne pensano i docenti? Come hanno affrontato e affrontano tutt’ora questo nuovo modo di interagire con i propri alunni? Il lavoro dell’insegnante può essere paragonato ad un grosso iceberg in cui noi, dall’esterno ne vediamo solo alcune sporgenze ma non l’intero blocco sottostante al mare. Noi del blog letterario Un Libro Per Amico- Recensioni, abbiamo incontrato Andrea Lanzola, Professore genovese di Lettere e Filosofia all’Istituto Comprensivo di Genova Teglia alla secondaria di primo grado e lo abbiamo intervistato per avere un’idea più chiara (e comprensiva) di ciò che significhi, oggi, insegnare. 

Iana Pannizzo

 

 

INTERVISTA AL PROF. ANDREA LANZOLA 

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Buongiorno professor Lanzola e benvenuto al blog letterario Un libro per amico-recensioni. Innanzi tutto La ringraziamo per aver accettato l’intervista. In questi mesi siamo stati tutti alle prese con la didattica a distanza ascoltando i più svariati commenti, le lamentele, i disagi di molti genitori e le difficoltà degli studenti. Ma un’insegnante come ha vissuto e come vive tutt’ora la didattica online? Come e quanto è cambiato il lavoro di un docente?

Buongiorno e grazie mille a Voi per avermi contattato. Che dire…l’esplosione della pandemia ci ha completamente sconvolto in tutti i sensi, ha trasformato le nostre vite da un momento all’altro senza darci modo di poter realizzare il fatto se non dopo parecchie settimane. Forse ancora adesso non lo abbiamo del tutto assimilato. Non appena ho percepito che l’emergenza sanitaria sarebbe stata ben più complessa di quanto fattoci sapere inizialmente dai mezzi d’informazione, ho sentito dentro di me che la prima cosa da fare era andare al più presto a scuola e prendere i libri per poter avere un riferimento anche per un eventuale “dopo” inconoscibile e insondabile. E’ stato quasi un istinto,  anche se nei giorni successivi al 7 marzo non si sapeva ancora per quanto tempo la scuola avrebbe chiuso. SI parlava solo di pochi giorni, forse volevamo soltanto “pensare” a pochi giorni, come meccanismo di difesa mentale. Tutti eravamo o “volevamo” esser consci che, in qualche modo, i contatti si sarebbero mantenuti. Un’emergenza breve: pc,
telefono e internet avrebbero potuto perfettamente far fronte alle nostre esigenze. Sarà breve, perché non dovrebbe, in fondo? Il mondo invece si è fermato. In pochi giorni si parla di mesi a casa, chiusi, tutto diventa razionato: sole, aria, vita, acquisti. L’essenziale e nulla più. Eppure anche la vita della scuola e della didattica deve continuare, assieme a quella quotidiana. L’emergenza si trasforma in pochi giorni in quarantena e la didattica alternativa, chiamata “dad” ossia “didattica a distanza”, diviene in poche ore l’unica possibile. Orari, piattaforme da scaricare, il lavoro che prima si svolgeva in classe dalle 8 alle 14 dal lunedì al venerdì oltre a quello domestico, tanto per insegnanti quanto per studenti, si quadruplica all’istante. Tutto deve essere scritto su registri elettronici e piattaforme. Esiste solo il virtuale: persone, parole, gesti, letture, studio, incontri, riunioni. Alla sera gli occhi bruciano e le dita fanno male a furia di scrivere sulle tastiere o sul telefono per inviare messaggi, compilare, scrivere, registrare vocali. Verso le 20 senti la nausea da telefono e pc e devi fermarti per la tua salute. E’ marzo, a fine anno sono soltanto una manciata di giorni, in realtà. Tutti armeggiamo ore e ore cimentandoci con realtà sconosciute, impariamo cose che mai avremmo pensato di imparare e anche in tempo breve, tutto sommato, l’arte di arrangiarsi diventa l’unico modo per sopravvivere sperando che le linee non collassino (il vero rischio) e che la forza dell’inaspettato ci salvi. Come spesso, fra l’altro, succede nella vita di ognuno di noi. Per fortuna non possiamo prevedere il futuro, neanche quello peggiore: come faremmo alcune volte ad avere la forza anche solo di pensarlo, in situazioni del genere?

Molti definiscono la didattica a distanza la scuola del futuro. E’ d’accordo? Lei crede possa sostituire la scuola tradizionale?

Assolutamente no. Come un concerto registrato su disco o visto in tv non potrà mai sostituire un concerto vero, come un aperitivo su zoom mai potrà sostituire lo stare insieme e il condividere pensieri, parole, sentimenti con chi amiamo: vita, insomma. Un mio studente in gita di classe a Roma, lo scorso anno, ha rimproverato i suoi compagni dicendo: “ma perché state sempre incollati al telefono? La vita è qui fuori”, ed eravamo ben distanti anche solo da pensare a una pandemia del genere. Internet è una ricchezza
straordinaria, ci permette di fare cose che prima erano impensabili ed è sicuramente una risorsa fondamentale del futuro, accanto a quelle tradizionali. Un modo per rendere vicine cose e persone che sono forzatamente distanti o impossibilitate a vedersi per lungo tempo. Ma non ne sostituiscono l’essenza. Mai potremo sostituire il piacere di leggere un libro, di sentirne l’odore, di sottolinearlo, di vederlo deteriorarsi: al tempo stesso mai sarà possibile sostituire la lezione in presenza con uno schermo. Dove vanno a finire gli sguardi, i volti, i pensieri, le voci? Le relazioni interpersonali, le intese, i rapporti umani psicologici e materiali, gli odori, i sapori, le atmosfere? E’ come pensare di innamorarsi di qualcuno e decidere di starci insieme senza averlo mai conosciuto né visto, come accadeva per i matrimoni combinati in passato. La didattica virtuale sarà certo una risorsa fondamentale accanto a quella reale in momenti di necessità, perché è certo meglio di niente, ma mai potrà sostituirla. Potranno anche decidere di farlo, un
domani non lontano, ma la portata dei danni sarà a mio parere incalcolabile per lo sviluppo e la formazione dei futuri esseri umani.

La difficoltà maggiore?

L’assenza di rapporto e contatto umano. Sembra incredibile, ma da questo parte tutto: non vedersi significa complicare tutto: vita, sentimenti, gesti quotidiani, sguardi, mansioni. Già questo dovrebbe servirci per comprendere quali siano veramente le cose imprescindibili di un’esistenza umana.

Secondo lei chi risente maggiormente fra insegnanti, genitori e alunni? Naturalmente sono punti di vista differenti in cui è venuto meno il contatto umano ed il confronto diretto. Gli alunni possono in qualche modo sentirsi “ abbandonati “? E come vive questo distacco forzato il docente? Cosa le manca personalmente della scuola tradizionale e cosa invece integrerebbe attraverso questo metodo?

Tutti ma in modo particolare i ragazzi, che non hanno ancora strutture e risorse mentali di un adulto per reggere ad una situazione prolungata di reclusione. E’ un mutamento talmente forti che tutti ci sentiamo “abbandonati”, in qualche modo. Se il docente fa il proprio lavoro con passione e non per il mero stipendio a fine mese il distacco forzato dagli studenti e dal suo ambiente è come la privazione dell’acqua per giorni. Difficile integrare qualcosa tra realtà e virtuale, l’una cosa non può sostituire l’altra se non nell’apparenza. A lungo andare diventa insostenibile, come del resto accade, in questi giorni, per l’economia. Comprare e vendere a distanza non sostituisce e non potrà mai eguagliare il rapporto, anche solo materiale, fra le parti. Ve lo immaginate un bar vuoto da mattina a sera, per esempio? Cosa sostituisce la vita se non la vita stessa e null’altro? Andare a scuola significa uscire, pensare mentre cammini a cosa dirai e dovrai dire, a come reagiranno i ragazzi a scuola quando gli parlerai degli argomenti della giornata, parlare, ridere, scherzare, litigare, stare insieme, stancarsi ma uscire col cuore pieno di emozione al termine di ogni giornata, per poi pensare subito a quella seguente. Penso che nulla potrebbe mai sostituire tutto questo. Non per me, almeno.

Parliamo di verifiche. Su che base un insegnante valuta un suo alunno? Non si ha la certezza di un onesto svolgimento di un compito o di un test. Insomma, i ragazzi potrebbero “ sbirciare “ in internet o nei libri di testo. Come si fa a gettare le basi una fiducia in questo caso, devo dire, un po’ insidioso?

Credo che in un momento come questo sia un problema di cui occuparsi ma non prima di averne risolti molti altri. Copiare da internet o da un compagno è possibile anche a scuola, non solo in remoto. A livello personale ho risolto in parte il problema fissando interrogazioni singole tramite zoom ad orari precisi e con webcam accesa. E’ molto stancante ma riesce a ricreare un rapporto autentico, ciò che più mi sta a cuore come docente e come uomo, e favorisce al tempo stesso anche la voglia di studiare dei ragazzi. Inizierò proprio domani con interrogazioni multiple a gruppetti, sto facendo anche lezioni vere e proprie con le classi per alcune ore la settimana, e vedo che l’attenta partecipazione è sempre alta. Tramite la piattaforma “classroom” poi è possibile avere una sorta di “facebook” scolastico dove caricare materiali e compiti da fare o da consegnare, oltre agli aggiornamenti quotidiani, dove i ragazzi possono scrivere e contribuire in ogni momento con lavori, video, files, foto e molto altro. Ma credo che, in questo momento, la quantità del lavoro da svolgere non sia la cosa principale. Mantenere alto il morale dei ragazzi e impegnarsi per farsi sentire a loro vicini credo sia per il momento sufficiente in prima battuta. Poi si vedrà in base a quello che avverrà, soprattutto a settembre. Già affrontare gli esami tra pochi giorni sarà un’impresa con mille incognite.

Pronostici per l’anno venturo?

Sono abituato a non farne, per cui mi taccio, ci pensa già abbastanza la vita a cambiare le carte in tavola da un minuto all’altro. Il Coronavirus ce ne ha dato ancora una volta prova . “Sappiamo di non sapere”, questo soltanto vale, nella vita, come diceva Socrate. Il metodo migliore, per me, resta quello di fare come suggeriva Martin Luther King, ossia non guardare alla scala intera, ma focalizzarsi soltanto su un gradino per volta. Penso che per il momento sia già più che sufficiente.

Professor Lanzola, noi La ringraziamo del suo tempo e per essere stato qui con noi. Ci rivediamo alla prossima intervista. 

 

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