Luciano Ricci: recensione del racconto ” Ti ho incontrata nel mare”

 

RECENSIONE del racconto ” Ti ho incontrata nel mare” di Luciano Ricci a cura di Iana Pannizzo

RICCI

Il racconto  che porta il titolo “Ti ho incontrata nel mare” di Luciano Ricci, porta in sé la delicatezza e la forza di un fiore che sboccia malgrado le intemperie di questa vita piena di sorprese,  in questo tempo sospeso, dove si ha la sensazione che scoppi come una bolla di sapone in cui noi, come innocenti, osserviamo tra lo stupore e l’amarezza di un bambino.

L’autore omaggia la figura del medico non tanto come eroe senza macchia e senza paura, bensì come uomo, marito e padre e come tale pensa, ama e reagisce.

Il racconto ci invita a riflettere sulla condizione del medico che non si limita ad essere una figura in camice bianco poiché dietro diagnosi e terapie si nascondono spesso dubbi, ricordi e paure.

Da un’esperienza reale, Luciano Ricci ha saputo delineare le emozioni di un uomo che  ama la vita e lotta per essa anche fuori dalla corsia oltre le luci accese tra pareti bianche e anonime, tra gente che soffre e spesso muore.  I suoi pensieri corrono dietro la vita altrui  nel tempo che passa , tra i cambiamenti, le impressioni, le speranze e le illusioni.

Un racconto dolce, tenero, umano e carezzevole , che scalfigge la visione acerba e convenzionale del medico.

 

 

Blogger del mese: Wwayne

Ciao lettori,

Per lo spazio blogger del mese voglio presentarvi Wwayne.  Il suo blog è qualcosa di affascinante che sa di età andata vissuta ai giorni nostri. Gli articoli prendono forma attraverso il tempo dilatato dei ricordi. Un blog interessante, fuori dal senso comune e per alcuni versi nostalgico, che vi consiglio sinceramente di andare a visitare. Sono sicura che non vorrete perdervi più nessun articolo.  Noi del blog Un libro per amico –recensioni lo abbiamo incontrato e intervistato per voi.

Buona lettura

Iana

Intervista al  blogger WWAYNE a cura di Iana Pannizzo

wwayne

D- Ciao Wwayne, benvenuto al blog “ Un libro per amico-recensioni “, partiamo subito con la prima domanda per conoscerci meglio. Chi è in breve WWayne e cosa ti ha spinto ad essere blogger?
R- Mi definisco un amante dei libri e dei film, e cerco di sfogare entrambe le mie passioni nel mio blog. Riguardo alla seconda domanda, sono diventato un blogger senza volerlo. Cerco di spiegarmi meglio. Quando creai un indirizzo di posta elettronica Hotmail, contestualmente mi venne regalato un blog WordPress (non scelsi neanche il nome, lo formarono loro con le lettere che avevo messo prima di @hotmail.it): se non mi avessero fatto questo omaggio, non sarei mai diventato un blogger. 🙂
D- Parlaci del tuo particolare ed interessante blog?
R- E’ dedicato a libri e film di nicchia. Non parlo quasi mai del film del momento, perché
sarebbe una scelta scontata e perché in rete ci sono già mille altri articoli sull’argomento: io preferisco focalizzarmi su libri e film che non conosce nessuno, ma meritano comunque di uscire dal dimenticatoio.
D- Artisti dimenticati, di altri tempi o poco conosciuti. Che emozione suscita in te
raccontare di queste vite dal successo antico?
R- Come avrai intuito dalla risposta precedente, il mio blog è dedicato proprio a libri e film che hanno avuto meno successo di quanto meritassero. Confermo che è una grande
emozione quando ti rendi conto che il tuo post sta piacendo, e quindi hai contribuito a dare un minimo di visibilità a un libro o un film dimenticato da tutti.
D- Un articolo che ti sta particolarmente a cuore e perché?
R- Questo, perché l’ho dedicato alla ragazza che amo:
https://wwayne.wordpress.com/2018/11/03/ti-amo-ancora-elisa/.
D- Hai mai pensato di scrivere un romanzo ispirandoti a questi artisti?
R- No: a stento riesco a trovare l’ispirazione per scrivere un post, figuriamoci per scrivere un romanzo lungo centinaia di pagine.
D- Cosa fa di una persona, secondo te, un/a grande divo/a ?
R- Il carisma. Il talento ce l’hanno in tanti, il carisma in pochissimi.
D- Che consigli daresti agli aspiranti blogger ?
R- Commentare a tutto spiano nei blog degli altri. E’ il modo migliore per farsi conoscere in giro, e cominciare a formarsi lentamente un proprio pubblico.
WWayne noi ti ringraziamo del tuo tempo e di essere stato ospite in questo blog.
Naturalmente ci rileggiamo nei prossimi articoli e ci rivediamo per una prossima intervista

Il Cavaliere del Grifone e La Spada e il Grifone di Alessandro Spalletta: recensione unica

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Alessandro Spalletta è nato a Grosseto, in Toscana, nel 1988. 
Nel 2013 ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue e Culture per la Comunicazione Internazionale. Vive a Roma ma non ha dimenticato l’amore per la sua terra.

Da una grande passione per la lettura è nata la voglia di iniziare a scrivere. 
Il Cavaliere del Grifone è il suo romanzo d’esordio, pubblicato a ottobre 2018.

Recensione a cura di Iana Pannizzo

Con i suoi due romanzi storici “ Il Cavaliere del Grifone” e “ La spada e il Grifone”,  Alessandro Spalletta, ricostruisce la figura storica di Bino degli Abati del Malia, condottiero della famiglia degli Abati,  per la libertà della Maremma.

bino

Al di là dei rapporti storici, l’autore ci presenta un protagonista di animo nobile che nell’arco di trenta lunghi anni invecchia e matura come uomo, condottiero, padre e marito.

 Se in un primo momento conosciamo un Bino degli Abati, passionale e quasi spavaldo, pronto ad ogni avventura per puro diletto come un don Donchisciotte che lotta per la sua Dulcinea, tanto ingenuo e sognatore quanto coraggioso e volitivo, in un secondo tempo lo troviamo cambiato, umile, accorto, deciso e riflessivo.

Nelle vicende, emergono sbalzi d’umore, ossessioni, manie di grandezza e di conquista e  interessi politici quando il nemico più temibile e letale viene dalla menzogna  e dal tradimento piuttosto che dalla spada.

Nell’intera storia, Bino muore e rinasce non una ma più volte, nella azioni, nelle parole e negli anni d’orgoglio e di vergogne, nel tempo uguale e diverso, e cerca nei peccati propri e altrui il valore della vita.

 Si confonde dentro di lui il bene ed il male come la notte ed il giorno,  l’amore e l’indifferenza, la disperazione e la gioia,  nella solitudine delle albi grigie e dei tramonti pallidi, come a lasciarsi andare in un tepore che sa di vertigine e abisso perenne.

Bino ha freddo nell’anima come chi ha freddo un morente consapevole, come la pioggia dell’inverno, quando il passato ritorna sotto forma di alleanza, quando i fantasmi e le lotte con la propria rabbia, il dovere e l’amore feriscono e leniscono allo stesso tempo.

 I personaggi non vivono a senso unico la loro condizione, la loro anima muta, scivola via tra i turbamenti, nelle vicende che a posteriori riscoprono con una visione diversa da quella trasfigurata dai propri sentimenti.

L’autore ricostruisce le  vicende di una Toscana medievale, dove la lotta tra guelfi e ghibellini viene trafitta non solo di spada ma anche di favella velenosa che il tradimento conosce bene.

Mai noioso o deludente. Il lettore si sente trascinare in un tempo in cui l’onore della parola e l’amore della libertà trasforma in audace anche il più pavido per natura.

Una  storia che lascia senza fiato. Una trama che intreccia personaggi storici a quelli di pura fantasia così bene da non capirne la differenza,  in  uno stato ad alta tensione emotiva. Stile pulito, fresco, una narrazione interessante ricca di suspense,  intenso come il dolore di un dardo sul petto, con un finale a sorpresa che regala al lettore serenità e amarezza,  rabbia, comprensione e perdono.

Alessandro Spalletta è senza alcun dubbio uno dei autori più bravi e promettenti che ci auguriamo di leggere ancora.

Ti “Fermi” e…racconti ( coautore Alfonso Pistilli)

Ciao lettori,

oggi vi farò leggere la recensione di un libro formato dai racconti scritti dai ragazzi del liceo scientifico Enrico Fermi di Canosa di Puglia.

All’Istituto verrà inviato il libro di Marco Lovisolo lo zaino è pronto, io no” ( con dedica dell’autore) come premio a questi ragazzi ricchi di sensibilità e talento.

Iana

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Recensione de ” Ti “Fermi” e…racconti ” a cura di Iana Pannizzo

Ti Fermi e…racconti, sono una serie di racconti , per la maggior parte short story, che danno voce ai ragazzi e ragazze dell’Istituto Scientifico Enrico Fermi di Canosa di Puglia.

 I racconti, malgrado siano scritti con uno stile acerbo, con l’innocenza e la forza della giovane età, si distinguono per temi di spessore che non hanno nulla da invidiare ai “ grandi”.

 Le tematiche variano dall’amicizia alla solitudine dei rapporti familiari, dalla fatalità del destino allo struggimento di un ricordo. Sono 25 racconti con contenuti accurati, che si riflettono sulle azioni, sulla comprensione e soprattutto sulla comunicazione o mancanza di essa a dispetto di una società che solitamente dipinge l’adolescente privo di valori.

La profondità di pensiero matura nella visione di questi ragazzi nei confronti del prossimo e di se stessi, nelle reazioni ai dolori e ai tradimenti, alla ricerca di una felicità che va ricercata nel dettaglio di una parola o di uno sguardo.

I racconti ci portano all’ascolto, all’attenzione per far si che due universi cosi lontani come quello adulto e adolescenziale siano in realtà convergenti nell’amore.

La lettura è particolarmente adatta ad un pubblico giovane e tuttavia consigliato fortemente anche agli adulti, per scoprire o ribadire che i ragazzi hanno da offrire molto di più di quel senso comune giudicato da chi ha vissuto una vita intera.

Venticinque racconti che vi entreranno nel cuore, che vi faranno osservare con più coscienza vostro figlio e magari da leggere insieme. Venticinque storie da commentare con due visioni differenti, quello adulto e quello giovanile e che vi faranno trovare il giusto equilibrio dei rapporti personali più sinceri.

 

Coronavirus: riflessioni di una blogger

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In questo tempo beffardo , dove il tempo sembra sospeso tra la paura e la speranza, leggo ovunque, striscioni con su scritto” andrà tutto bene “.  Se da un lato si vuole far raggiungere il messaggio di speranza ai malati di Coronavirus, ai positivi asintomatici, ai sani che non sono neanche sicuri di esserlo, a chi sta in terapia intensiva, dall’altro lato mi fa arrabbiare. Perché in realtà non è andato bene nulla. Ci sono morti. E tanti. E anche solo  per una la vita andata a causa del virus non è andato bene nulla. Abbiamo famiglie distrutte dal dolore, mogli, mariti, padri, madri, figli, amici. A queste persone non è andato per niente bene. Non andrà più niente bene.  Poi c’è la paura e la gente cosciente e responsabile che si chiude in casa per uscire solo  in caso di estrema necessità e ci sono quelli che si credono invincibili noncuranti del danno che fanno a se stessi e agli altri. Chi si lamenta, chi canta sui balconi , chi piange, chi prega e chi si abbandona ad uno sfogo liberatorio che in realtà non libera proprio da nulla. Ci sono le mamme disperate che impazziscono davanti al pc su una piattaforma scolastica che lascia parecchio a desiderare. Ci sono maestre che si danno alla pazza gioia e lasciano compiti come se fossero caramelle distribuite ai più piccoli. Ci sono papà che rischiano il lavoro e stentano ad arrivare a fine mese, altri che rischiano il contagio perché al lavoro ci devono andare ugualmente. Ci si lamenta, però non si sta alle regole neanche per fare la spesa e magari sono gli stessi che si dichiarano nostalgici delle regole e della dittatura del fascismo ma guai a toccare la loro libertà.  A dispetto di tutto, stiamo tutti soffrendo per questa condizione che ha messo in ginocchio un intero Paese facendo perdere il senno, la lucidità persino in una battuta umoristica. Si viene fraintesi, si finisce per perdere la calma. Ci si dichiara isolati.  Intanto abbiamo dimenticato l’emergenza inquinamento, la fame nel mondo, la guerra, gli omicidi e tanto altro. Ci siamo concentrati su un problema che basterebbe un po’ di buonsenso da parte di TUTTI  per debellarlo e non ci rendiamo  conto della fortuna che possediamo.  Primo fra tutti: siamo sani. Abbiamo una casa in cui rifugiarci, possiamo comprare cibo per sfamarci, abbiamo i mezzi per comunicare i nostri pensieri, le nostre angosce e le speranze (internet in questo caso è davvero una grande risorsa), abbiamo tempo per dedicarci ai nostri figli, e non soltanto per far fare loro i compiti scolastici, per quello c’è tempo. Parlo della possibilità di osservare la loro crescita, il loro pensiero, le loro reazioni. La possibilità di conoscerli davvero e scoprire che sono ben diversi da noi, dal nostro fare, dal nostro quotidiano, dal nostro tempo che diamo scontato in qualsiasi cosa si faccia. Il tempo ( di qualità ) è l’unica cosa da difendere poiché in esso c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.  La paura va sconfitta come questo maledetto virus che prende la mente, il cuore e i pensieri oltre il corpo. Quando tutto sarà finito.. perché finirà, non dimentichiamoci chi siamo e cioè essere fragili, che abbiamo bisogno l’un l’altro come l’aria e l’acqua. Non dimentichiamo di essere tutti sotto lo stesso cielo, nel cosmo infinito dell’incertezza e del movimento.. senza dar nulla per scontato. Godiamocela questa vita in qualsiasi situazione, non lamentando di ciò che ci manca, ma gioendo per ciò che abbiamo.  Abbiate buonsenso, restate a casa, aiutiamo i medici,  gli infermieri, ausiliari e tutto lo staff ospedaliero. Aiutiamo i camionisti che ci riforniscono, aiutiamo tutti quelli che sono costretti ad andare a lavoro.. restiamo uniti e amiamo la vita. Per noi.. per i nostri figli.

Iana Pannizzo

Eraldo Baldini: recensione del romanzo ” La palude dei fuochi erranti “

 

FUOCHI

TRAMA

Anno del Signore 1630. A Lancimago, villaggio perso tra campi e acquitrini, gli abitanti aspettano con angoscia la peste che si avvicina. Per prepararsi al peggio, i monaci della vicina abbazia decidono di preparare una fossa comune. Ma durante i lavori di scavo trovano numerosi scheletri sepolti in modo strano, con legacci intorno agli arti e crani fracassati. La memoria collettiva non sa dire chi siano e i frati più anziani, interrogati, rispondono con un muro di reticenza e silenzio. Mentre, con poteri di commissario apostolico, arriva monsignor Diotallevi, incaricato di allestire i cordoni sanitari per contenere il contagio, nelle paludi nebbiose, nei poderi smisurati e nelle boscaglie intorno cominciano a succedere cose inspiegabili e inquietanti: fuochi che paiono sospesi nell’aria, animali scomparsi, presunti untori che si aggirano tra le vigne. «È opera del Demonio» dicono i paesani, e subito cercano streghe e fantasmi da combattere; ma c’è anche chi a Satana si rifiuta di credere, e in nome della scienza perlustra i terreni a caccia di risposte. Eraldo Baldini ci trascina in un mondo sospeso tra religiosità e superstizione, tormentato da paure ancestrali, in cui è impossibile distinguere il naturale dal sovrannaturale, i giusti dai colpevoli, i carnefici dalle vittime.

RECENSIONE a cura di Iana Pannizzo

Novembre richiama i morti come una carcassa, gli avvoltoi e “ La palude dei fuochi erranti”, questo il titolo del romanzo a sfondo storico di Eraldo Baldini, vede il protagonista in lotta con se stesso e il suo passato più che per il male intorno che lo avvolge come in una morsa, un passato che non dimentica e non c’è corazza che lo protegga.

La storia prende da subito una nota annichilente, tra i morti di una fossa comune che lasciano lo sgomento iniziale della sorpresa.

 Monsignor Diotallevi ha una personalità forte e volitiva, è freddo, prepotente e arrogante, un uomo che vive al di sopra del bene e del male, ma sulla culla dei ricordi, il cambiamento si avverte fra le righe, al richiamo di una sana e cinica freddezza, e fugge, senza troppo riuscirvi, ai fantasmi degli anni innocenti.

Egli, nei suoi pensieri retti e severi, nell’austerità delle sue azioni, del suo dire e del suo fare, mostra una fede incondizionata e inconscia estranea persino alla sua stessa logica. Il romanzo non si addentra nel tema della peste essendo quasi un riflesso che da sfondo alla narrazione, piuttosto si articola in una rete psicologica fra chi sa, chi non sa e chi non vuol sapere.  

Narrazione lenta e suggestiva, ricca di descrizioni e particolari che non lasciano niente al caso. Nel romanzo di Baldini, il male si annida nell’inganno verso il prossimo, nella cupidigia vestita da superstizione, nella scaltra intolleranza verso coloro che non hanno difese, negli inganni di una cattiveria che sfida persino una piaga silenziosa e terribile come la peste e la morte, puntuale come un giustiziere improbo.

Un romanzo che lascia nell’immaginario, una sensazione di incerta intimità nei confronti di un personaggio che vive la sua posizione come una scappatoia sicura e a volte impervia.

 

Blogger del mese: Rosanna Lia

Ciao lettori, 

Per il giorno dedicato al gentil sesso, abbiamo intervistato una donna che dire bella è assolutamente riduttivo, simpatica, dolce e con una voce incantevole. Bravissima blogger fuori dall’ordinario. Lei ci fa vivere le storie, e le definisce con stile ed eleganza. Una blogger assolutamente da conoscere e seguire.

Cari lettori, abbiamo per voi Rosanna Lia del blog letterario ” La narratrice di sogni “.

rosanna lia

INTERVISTA A ROSANNA LIA DEL BLOG  ” LA NARRATRICE DI SOGNI” a cura di Iana Pannizzo

D: Ciao Rosanna, grazie per accettato questa breve intervista al blog un libro per amico-recensioni. Cominciamo con la prima domanda che ci permetterà di conoscerti meglio. Chi è, in breve, Rosanna Lia e quando comincia “l’avventura blogging”?

R: Ciao Iana!
Ho accettato con vero piacere e ti ringrazio davvero tanto per avermi ospitata sul tuo blog! Sono una persona curiosa che coltiva molte passioni. Ho sempre amato i libri ed è stato naturale creare una pagina web su cui lasciare una traccia di questo grande amore che mi accompagna da sempre. Nel 2016 ho pensato di affiancare al blog tradizionale un canale Youtube dedicato alla lettura ad alta voce, questo mi ha spinto a diventare una “Booktuber” e narratrice di audiolibri.

D: Un modo diverso di fare blog. Parlaci di questo lavoro?

R:  Prima di lanciarmi in quest’avventura mi sono presa un bel po’ di tempo per riflettere: volevo creare un blog “alternativo” per le persone che, come me, non scelgono un’opera basandosi sulle recensioni ( ho l’abitudine di leggerle solo dopo aver affrontato un libro, mai prima… non so dire perché!), ma sulle emozioni suscitate dallo stile di scrittura dei vari autori. Ho scoperto così di essere più propensa a diventare una blogger e di preferire la comunicazione verbale a quella scritta. 
Sul mio canale pubblico video organizzati in tre fasi: una breve presentazione dell’autore, un booktrailer e una lettura ad alta voce di un brano del romanzo protagonista dell’episodio. Da qualche tempo mi diverto anche a utilizzare piccoli “effetti speciali”, mentre all’inizio i miei video erano un po’ più“spartani”!

D: Su che base scegli un determinato passo? Come avviene la scelta di un estratto?

R:  Di solito scelgo l’incipit perché ritengo abbia più senso: è leggendo le prime pagine di un’opera che si decide se la lettura possa essere accattivante o meno, almeno per quanto mi riguarda. Di solito gli autori con cui collaboro sono d’accordo con la mia scelta di partire dall’inizio.

D: Un libro o un autore rimasto particolarmente nel cuore e perché?

R:  In linea di massima faccio amicizia con gli autori con cui collaboro, quindi sono molti gli scrittori che mi sono rimasti particolarmente impressi per il loro stile di scrittura.
Ho amato moltissimo “La luna in gabbia” di Maria Sardella perché i suoi personaggi avevano pensieri che somigliavano moltissimo ai miei. Poi ricordo con grande divertimento il libro autobiografico di Andrea Pasquale: “Le tribolazioni di un italiano in Cina”, che più di una volta ha rischiato di farmi cadere dalla sedia. Adoro i racconti di Gianfranco Martana, che ho avuto l’onore di narrare per il mio canale, e presto vedranno la luce sotto forma di libro per le edizioni Ensemble… vorrei fare anche altri nomi ma l’elenco sarebbe troppo lungo!

D: L’ascolto, saper ascoltare davvero, una capacita quasi perduta nel caos dei propri pensieri. Qual è il tuo punto di vista?

R:  Penso che ascoltare sia di vitale importanza: ci permette di comprendere meglio il mondo che ci circonda, di essere più vicini alle persone a cui teniamo e anche di capire meglio noi stessi. Quando si impara ad ascoltare (secondo me è un’arte che può essere appresa senza problemi!) ci si rende conto che non tutte le parole che vorremmo dire sono necessarie.

D: Recentemente hai contribuito alla nascita di un audio racconto horror. Parlaci di questa esperienza?

R:  Far nascere un audioracconto è sempre una bellissima esperienza: bisogna narrare il racconto ma anche editare e correggere il file audio ottenuto, allo scopo di fornire agli ascoltatori un prodotto di qualità. Un audio di mezz’ora, per esempio, può richiedere anche 2/3 ore di lavoro.
Finora ho sempre realizzato narrazioni per il mio canale, ma da alcuni mesi collaboro con canali amici e presto la voce ad autori che stimo moltissimo.
Ho narrato diverse storie per un canale molto bello e seguito che si chiama “Zelcor, storie horror e del mistero” e da qualche settimana a questa parte è possibile ascoltare la mia voce anche su “La zona morta”: in entrambi i casi le persone che gestiscono i canali youtube che ho citato scrivono di proprio pugno le magnifiche storie messe a disposizione del pubblico.

Rosanna noi ti ringraziamo per il tuo tempo e ci rivediamo alla prossima intervista.
Sono io che vi ringrazio per avermi offerto questa gradita opportunità!