Ti “Fermi” e…racconti ( coautore Alfonso Pistilli)

Ciao lettori,

oggi vi farò leggere la recensione di un libro formato dai racconti scritti dai ragazzi del liceo scientifico Enrico Fermi di Canosa di Puglia.

All’Istituto verrà inviato il libro di Marco Lovisolo lo zaino è pronto, io no” ( con dedica dell’autore) come premio a questi ragazzi ricchi di sensibilità e talento.

Iana

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Recensione de ” Ti “Fermi” e…racconti ” a cura di Iana Pannizzo

Ti Fermi e…racconti, sono una serie di racconti , per la maggior parte short story, che danno voce ai ragazzi e ragazze dell’Istituto Scientifico Enrico Fermi di Canosa di Puglia.

 I racconti, malgrado siano scritti con uno stile acerbo, con l’innocenza e la forza della giovane età, si distinguono per temi di spessore che non hanno nulla da invidiare ai “ grandi”.

 Le tematiche variano dall’amicizia alla solitudine dei rapporti familiari, dalla fatalità del destino allo struggimento di un ricordo. Sono 25 racconti con contenuti accurati, che si riflettono sulle azioni, sulla comprensione e soprattutto sulla comunicazione o mancanza di essa a dispetto di una società che solitamente dipinge l’adolescente privo di valori.

La profondità di pensiero matura nella visione di questi ragazzi nei confronti del prossimo e di se stessi, nelle reazioni ai dolori e ai tradimenti, alla ricerca di una felicità che va ricercata nel dettaglio di una parola o di uno sguardo.

I racconti ci portano all’ascolto, all’attenzione per far si che due universi cosi lontani come quello adulto e adolescenziale siano in realtà convergenti nell’amore.

La lettura è particolarmente adatta ad un pubblico giovane e tuttavia consigliato fortemente anche agli adulti, per scoprire o ribadire che i ragazzi hanno da offrire molto di più di quel senso comune giudicato da chi ha vissuto una vita intera.

Venticinque racconti che vi entreranno nel cuore, che vi faranno osservare con più coscienza vostro figlio e magari da leggere insieme. Venticinque storie da commentare con due visioni differenti, quello adulto e quello giovanile e che vi faranno trovare il giusto equilibrio dei rapporti personali più sinceri.

 

Coronavirus: riflessioni di una blogger

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In questo tempo beffardo , dove il tempo sembra sospeso tra la paura e la speranza, leggo ovunque, striscioni con su scritto” andrà tutto bene “.  Se da un lato si vuole far raggiungere il messaggio di speranza ai malati di Coronavirus, ai positivi asintomatici, ai sani che non sono neanche sicuri di esserlo, a chi sta in terapia intensiva, dall’altro lato mi fa arrabbiare. Perché in realtà non è andato bene nulla. Ci sono morti. E tanti. E anche solo  per una la vita andata a causa del virus non è andato bene nulla. Abbiamo famiglie distrutte dal dolore, mogli, mariti, padri, madri, figli, amici. A queste persone non è andato per niente bene. Non andrà più niente bene.  Poi c’è la paura e la gente cosciente e responsabile che si chiude in casa per uscire solo  in caso di estrema necessità e ci sono quelli che si credono invincibili noncuranti del danno che fanno a se stessi e agli altri. Chi si lamenta, chi canta sui balconi , chi piange, chi prega e chi si abbandona ad uno sfogo liberatorio che in realtà non libera proprio da nulla. Ci sono le mamme disperate che impazziscono davanti al pc su una piattaforma scolastica che lascia parecchio a desiderare. Ci sono maestre che si danno alla pazza gioia e lasciano compiti come se fossero caramelle distribuite ai più piccoli. Ci sono papà che rischiano il lavoro e stentano ad arrivare a fine mese, altri che rischiano il contagio perché al lavoro ci devono andare ugualmente. Ci si lamenta, però non si sta alle regole neanche per fare la spesa e magari sono gli stessi che si dichiarano nostalgici delle regole e della dittatura del fascismo ma guai a toccare la loro libertà.  A dispetto di tutto, stiamo tutti soffrendo per questa condizione che ha messo in ginocchio un intero Paese facendo perdere il senno, la lucidità persino in una battuta umoristica. Si viene fraintesi, si finisce per perdere la calma. Ci si dichiara isolati.  Intanto abbiamo dimenticato l’emergenza inquinamento, la fame nel mondo, la guerra, gli omicidi e tanto altro. Ci siamo concentrati su un problema che basterebbe un po’ di buonsenso da parte di TUTTI  per debellarlo e non ci rendiamo  conto della fortuna che possediamo.  Primo fra tutti: siamo sani. Abbiamo una casa in cui rifugiarci, possiamo comprare cibo per sfamarci, abbiamo i mezzi per comunicare i nostri pensieri, le nostre angosce e le speranze (internet in questo caso è davvero una grande risorsa), abbiamo tempo per dedicarci ai nostri figli, e non soltanto per far fare loro i compiti scolastici, per quello c’è tempo. Parlo della possibilità di osservare la loro crescita, il loro pensiero, le loro reazioni. La possibilità di conoscerli davvero e scoprire che sono ben diversi da noi, dal nostro fare, dal nostro quotidiano, dal nostro tempo che diamo scontato in qualsiasi cosa si faccia. Il tempo ( di qualità ) è l’unica cosa da difendere poiché in esso c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.  La paura va sconfitta come questo maledetto virus che prende la mente, il cuore e i pensieri oltre il corpo. Quando tutto sarà finito.. perché finirà, non dimentichiamoci chi siamo e cioè essere fragili, che abbiamo bisogno l’un l’altro come l’aria e l’acqua. Non dimentichiamo di essere tutti sotto lo stesso cielo, nel cosmo infinito dell’incertezza e del movimento.. senza dar nulla per scontato. Godiamocela questa vita in qualsiasi situazione, non lamentando di ciò che ci manca, ma gioendo per ciò che abbiamo.  Abbiate buonsenso, restate a casa, aiutiamo i medici,  gli infermieri, ausiliari e tutto lo staff ospedaliero. Aiutiamo i camionisti che ci riforniscono, aiutiamo tutti quelli che sono costretti ad andare a lavoro.. restiamo uniti e amiamo la vita. Per noi.. per i nostri figli.

Iana Pannizzo

Eraldo Baldini: recensione del romanzo ” La palude dei fuochi erranti “

 

FUOCHI

TRAMA

Anno del Signore 1630. A Lancimago, villaggio perso tra campi e acquitrini, gli abitanti aspettano con angoscia la peste che si avvicina. Per prepararsi al peggio, i monaci della vicina abbazia decidono di preparare una fossa comune. Ma durante i lavori di scavo trovano numerosi scheletri sepolti in modo strano, con legacci intorno agli arti e crani fracassati. La memoria collettiva non sa dire chi siano e i frati più anziani, interrogati, rispondono con un muro di reticenza e silenzio. Mentre, con poteri di commissario apostolico, arriva monsignor Diotallevi, incaricato di allestire i cordoni sanitari per contenere il contagio, nelle paludi nebbiose, nei poderi smisurati e nelle boscaglie intorno cominciano a succedere cose inspiegabili e inquietanti: fuochi che paiono sospesi nell’aria, animali scomparsi, presunti untori che si aggirano tra le vigne. «È opera del Demonio» dicono i paesani, e subito cercano streghe e fantasmi da combattere; ma c’è anche chi a Satana si rifiuta di credere, e in nome della scienza perlustra i terreni a caccia di risposte. Eraldo Baldini ci trascina in un mondo sospeso tra religiosità e superstizione, tormentato da paure ancestrali, in cui è impossibile distinguere il naturale dal sovrannaturale, i giusti dai colpevoli, i carnefici dalle vittime.

RECENSIONE a cura di Iana Pannizzo

Novembre richiama i morti come una carcassa, gli avvoltoi e “ La palude dei fuochi erranti”, questo il titolo del romanzo a sfondo storico di Eraldo Baldini, vede il protagonista in lotta con se stesso e il suo passato più che per il male intorno che lo avvolge come in una morsa, un passato che non dimentica e non c’è corazza che lo protegga.

La storia prende da subito una nota annichilente, tra i morti di una fossa comune che lasciano lo sgomento iniziale della sorpresa.

 Monsignor Diotallevi ha una personalità forte e volitiva, è freddo, prepotente e arrogante, un uomo che vive al di sopra del bene e del male, ma sulla culla dei ricordi, il cambiamento si avverte fra le righe, al richiamo di una sana e cinica freddezza, e fugge, senza troppo riuscirvi, ai fantasmi degli anni innocenti.

Egli, nei suoi pensieri retti e severi, nell’austerità delle sue azioni, del suo dire e del suo fare, mostra una fede incondizionata e inconscia estranea persino alla sua stessa logica. Il romanzo non si addentra nel tema della peste essendo quasi un riflesso che da sfondo alla narrazione, piuttosto si articola in una rete psicologica fra chi sa, chi non sa e chi non vuol sapere.  

Narrazione lenta e suggestiva, ricca di descrizioni e particolari che non lasciano niente al caso. Nel romanzo di Baldini, il male si annida nell’inganno verso il prossimo, nella cupidigia vestita da superstizione, nella scaltra intolleranza verso coloro che non hanno difese, negli inganni di una cattiveria che sfida persino una piaga silenziosa e terribile come la peste e la morte, puntuale come un giustiziere improbo.

Un romanzo che lascia nell’immaginario, una sensazione di incerta intimità nei confronti di un personaggio che vive la sua posizione come una scappatoia sicura e a volte impervia.

 

Blogger del mese: Rosanna Lia

Ciao lettori, 

Per il giorno dedicato al gentil sesso, abbiamo intervistato una donna che dire bella è assolutamente riduttivo, simpatica, dolce e con una voce incantevole. Bravissima blogger fuori dall’ordinario. Lei ci fa vivere le storie, e le definisce con stile ed eleganza. Una blogger assolutamente da conoscere e seguire.

Cari lettori, abbiamo per voi Rosanna Lia del blog letterario ” La narratrice di sogni “.

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INTERVISTA A ROSANNA LIA DEL BLOG  ” LA NARRATRICE DI SOGNI” a cura di Iana Pannizzo

D: Ciao Rosanna, grazie per accettato questa breve intervista al blog un libro per amico-recensioni. Cominciamo con la prima domanda che ci permetterà di conoscerti meglio. Chi è, in breve, Rosanna Lia e quando comincia “l’avventura blogging”?

R: Ciao Iana!
Ho accettato con vero piacere e ti ringrazio davvero tanto per avermi ospitata sul tuo blog! Sono una persona curiosa che coltiva molte passioni. Ho sempre amato i libri ed è stato naturale creare una pagina web su cui lasciare una traccia di questo grande amore che mi accompagna da sempre. Nel 2016 ho pensato di affiancare al blog tradizionale un canale Youtube dedicato alla lettura ad alta voce, questo mi ha spinto a diventare una “Booktuber” e narratrice di audiolibri.

D: Un modo diverso di fare blog. Parlaci di questo lavoro?

R:  Prima di lanciarmi in quest’avventura mi sono presa un bel po’ di tempo per riflettere: volevo creare un blog “alternativo” per le persone che, come me, non scelgono un’opera basandosi sulle recensioni ( ho l’abitudine di leggerle solo dopo aver affrontato un libro, mai prima… non so dire perché!), ma sulle emozioni suscitate dallo stile di scrittura dei vari autori. Ho scoperto così di essere più propensa a diventare una blogger e di preferire la comunicazione verbale a quella scritta. 
Sul mio canale pubblico video organizzati in tre fasi: una breve presentazione dell’autore, un booktrailer e una lettura ad alta voce di un brano del romanzo protagonista dell’episodio. Da qualche tempo mi diverto anche a utilizzare piccoli “effetti speciali”, mentre all’inizio i miei video erano un po’ più“spartani”!

D: Su che base scegli un determinato passo? Come avviene la scelta di un estratto?

R:  Di solito scelgo l’incipit perché ritengo abbia più senso: è leggendo le prime pagine di un’opera che si decide se la lettura possa essere accattivante o meno, almeno per quanto mi riguarda. Di solito gli autori con cui collaboro sono d’accordo con la mia scelta di partire dall’inizio.

D: Un libro o un autore rimasto particolarmente nel cuore e perché?

R:  In linea di massima faccio amicizia con gli autori con cui collaboro, quindi sono molti gli scrittori che mi sono rimasti particolarmente impressi per il loro stile di scrittura.
Ho amato moltissimo “La luna in gabbia” di Maria Sardella perché i suoi personaggi avevano pensieri che somigliavano moltissimo ai miei. Poi ricordo con grande divertimento il libro autobiografico di Andrea Pasquale: “Le tribolazioni di un italiano in Cina”, che più di una volta ha rischiato di farmi cadere dalla sedia. Adoro i racconti di Gianfranco Martana, che ho avuto l’onore di narrare per il mio canale, e presto vedranno la luce sotto forma di libro per le edizioni Ensemble… vorrei fare anche altri nomi ma l’elenco sarebbe troppo lungo!

D: L’ascolto, saper ascoltare davvero, una capacita quasi perduta nel caos dei propri pensieri. Qual è il tuo punto di vista?

R:  Penso che ascoltare sia di vitale importanza: ci permette di comprendere meglio il mondo che ci circonda, di essere più vicini alle persone a cui teniamo e anche di capire meglio noi stessi. Quando si impara ad ascoltare (secondo me è un’arte che può essere appresa senza problemi!) ci si rende conto che non tutte le parole che vorremmo dire sono necessarie.

D: Recentemente hai contribuito alla nascita di un audio racconto horror. Parlaci di questa esperienza?

R:  Far nascere un audioracconto è sempre una bellissima esperienza: bisogna narrare il racconto ma anche editare e correggere il file audio ottenuto, allo scopo di fornire agli ascoltatori un prodotto di qualità. Un audio di mezz’ora, per esempio, può richiedere anche 2/3 ore di lavoro.
Finora ho sempre realizzato narrazioni per il mio canale, ma da alcuni mesi collaboro con canali amici e presto la voce ad autori che stimo moltissimo.
Ho narrato diverse storie per un canale molto bello e seguito che si chiama “Zelcor, storie horror e del mistero” e da qualche settimana a questa parte è possibile ascoltare la mia voce anche su “La zona morta”: in entrambi i casi le persone che gestiscono i canali youtube che ho citato scrivono di proprio pugno le magnifiche storie messe a disposizione del pubblico.

Rosanna noi ti ringraziamo per il tuo tempo e ci rivediamo alla prossima intervista.
Sono io che vi ringrazio per avermi offerto questa gradita opportunità!

Fabio Cosio: Recensione del romanzo Penitenziagite-Apocalisse.

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RECENSIONE DEL ROMANZO PENITENZIAGITE (APOCALISSE) di Fabio Cosio a cura di Iana Pannizzo

Penitenziagite- Apocalisse, è il terzo romanzo scritto da Fabio Cosio, ispirato alla vita di fra Dolcino da Novara. Chi conosce la storia la Davide Tornielli e ne ha ammirato il pensiero, non può non desiderare un finale diverso da quello che ci racconta la storia del suo tempo. Dolcino è sempre stato descritto come un violento e sanguinario eretico, un uomo crudele e senza scrupoli che assoggettava la gente con voce suadente e grande carisma, ma in questo libro l’autore ci rivela un’altra faccia dell’Apostolico, probabilmente la più vera, che  va oltre il pensiero , le apparenze e i giudizi.

Per capire meglio la figura di Dolcino e bisogna riflettere sul significato della parola eresia: essa significa scelta e poco si lega con la religione, parola che viene dal latino” religio “ ossia legare. Potete dunque immaginare la condanna della Chiesa nei confronti di un uomo di libero pensiero e purezza di cuore. Ma guardiamo la figura di quest’uomo dal temperamento  volitivo dal punto di vista dell’autore.

Il romanzo ci sottopone da subito un Dolcino in piena fede, ma è anche più deciso, più maturo.

La sua purezza è cambiata, è più consapevole. Nella vita tanto sospirata fatta di lavoro e preghiera e carità cristiana, incontriamo un Dolcino uomo, padre, amante, che fa i conti con i suoi ricordi di bambino, con il dolore e scoprire che esso è cambiato dentro di lui  senza accorgersene. Si fa trasportare dalla nostalgia e dalla tenerezza nella dolcezza del rimpianto

com’era strano l’amore. Si nutriva dell’altra persona ma non moriva con la sua assenza  .

Dolcino è il protagonista in cui viene riflesso Dio e l’assenza di Dio.

La calunnia, la cattiveria dei prelati che antepone la ricchezza all’umiltà,  alle paure e persino allo stesso Cristo, rende sacrificabile la Sua “pecora” più esposta, ed è così che si diventa cattivi: per sofferenza, per atrocità subite, per stanchezza o perché non si ha altra scelta. La rivoluzione è religiosa ma anche sociale e la figura dell’Apostolico muove papi, imperatori, inquisitori.

L’ira di un uomo giusto è più terribile della puntura di mille scorpioni.  

chi semina vento raccoglie tempesta. E noi siamo la tempesta

L’autore asseconda la fantasia immaginando una profonda amicizia fra Dante Alighieri e fra Dolcino. Avevamo già avuto modo di leggerlo nel secondo romanzo Atti degli Apostoli, ma in questa terza stesura, l’amicizia si fa più ricca e matura e di profondo pensiero. Storicamente i due non si sono mai incontrati anche se contemporanei ma  il poeta colloca Dolcino nel Cerchio 8°, 9^ Bolgia – Seminatori di discordia della Divina Commedia

“ Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi

tu che forse vedra’ il sole in breve

s’ello non vuol qui tosto seguitarmi

s’ di vivanda, che stretta di neve

non rechi la vittoria al Noarese

ch’altrimenti acquistar non sarìa lieve.”

Perché collocare all’inferno un uomo che ha sempre predicato l’amore e la pace? E perché giudicare un uomo di fede quando la sua medesima persona è stata valutata ed esiliata? L’autore immagina in questo modo, un confronto fra due grandi menti di libero pensiero, così simile e così diverso. E noi non possiamo far altro che chiederci come sarebbe stato un incontro tra i due uomini di fede. Da un lato la riforma, dall’altro la distruzione. Si mette in rilievo la figura politica di Dante e la sua condanna, accusato provocare la morte del papa e processato per frode.

L’autore incrocia la storia con la fantasia per dare una traccia affascinante percorsa da fatti realmente accaduti . Gli avvenimenti storici, le figure politiche e ascetiche, circondano la vita di Davide Tornielli in una guerra mistica che non è solo collettiva ma anche personale. 

Anche in questo terzo romanzo, notiamo delle similitudini con San Francesco d’Assisi, ( visioni, la solitudine della preghiera lontano da tutti ), ma pur ispirandosi inizialmente all’ordine del santo d’Assisi, Dolcino non pronunciò mai i voti né di castità, tanto meno di obbedienza, anzi, fomentando il diritto di ribellarsi anche al papa, e ai laici di predicare. Così, cacciati dalla diocesi, accusati di depredazioni e rapine, processati per eresia e condannati.

A difesa degli Apostolici, in diversi passi, l’autore ribadisce la serenità degli Apostolici nella loro vita a Trento, ( qui incontra Margherita Boninsegna, la sua compagna ) proprio per intendere le intenzioni non bellicose di Dolcino.

Se però da una parte si giustifica la rabbia e l’insurrezione dell’Apostolico, dall’altra parte Dolcino diventa un criminale al pari dei suoi persecutori. Se da un lato l’amore di Dio spinge a voler una Chiesa tutta nuova che sia veramente definita tale, dall’altra si macchia delle stesse colpe poiché non si può uccidere in nome di Dio. In tal caso vi è solo l’assenza dello Spirito Divino. Dolcino era diventato folle? Un visionario? O si era riempito d’orgoglio umano portato avanti da una furia a lungo tempo repressa? Anche in una riflessione così delicata, l’autore ci ha voluto rendere un fra Dolcino umile, in lotta con se stesso ma fermo nella sua fede.

A tal proposito ricordo un passo del celebre film “ il nome della rosa “ che riflette la condizione del Tornielli:” L’anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall’eccessivo amor di Dio o dalla verità, come l’eretico nasce dal santo e l’indemoniato dal veggente e la verità si manifesta a tratti così che dobbiamo decifrarne i segni”.

E ancora “ Il passo che separa la tensione mistica alla follia è fin troppo breve “.

Così si comincia a vedere il Dolcino a cui siamo stati abituati. Vendicativo, ribelle e cattivo. Rabbioso e sordo ai compromessi e alla resa della sua guerra.

Dolcino era un folle? Probabilmente era un uomo di fede sincera che avrebbe voluto la possibilità di una scelta. Quella stessa scelta che vescovi e papi non concessero mai più per avidità di denaro e potere che per amor di Dio.

Battaglia per la libertà, per Dio o per il potere?.

 Il tempo del perdono è finito

Il dolore trasforma gli animi privandoli del perdono.

Dolcino , la Chiesa e il “diritto divino “

Nella libertà di una vita che profuma di fatica ma anche di dignità e amore, l’autore ci fa conoscere un Dolcino umile, piccolo  nel giudicarsi e grande agli occhi di chi ha avuto fiducia in lui. Cosio mette in risalto una figura affascinante, vera, umana, che si ritrova come molti altri di fronte alle vere necessità dell’uomo. Una guida, un esempio di libertà da riscattare dalla calunnia e dall’ignoranza, con una scrittura pulita e  a tratti tagliente che ferisce la sensibilità delle convinzioni stereotipate del pensiero collettivo.

 

Per leggere l’intervista all’autore e la recensione di Penitenziagite ( genesi ) e Penitenziagite ( Apocalisse ) clicca qui

 

 

 

Martina Laniero: Intervista all’autrice

Buongiorno lettori,

Ci troviamo a Venaria Reale, in provincia di Torino, che non è famosa solo per la sua bellissima reggia, ma ci offre anche talenti letterari non indifferenti.  Oggi abbiamo incontrato la giovane e bella autrice Martina Laniero, autrice di due romanzi dal titolo ” Silenzi del passato ” e ” Oltre il coraggio “. L’abbiamo intervistata per voi, per conoscerla e farvi conoscere questo giovane talento. 

Buona lettura. 

INTERVISTA ALL’AUTRICE MARTINA LANIERO a cura di Iana Pannizzo

D: Come e quando nasce la voglia di scrivere?

R: L’amore per la scrittura nacque in un periodo abbastanza nero. Incominciai a scrivere all’età di 16 anni circa. Scrivevo senza avere un obbiettivo preciso, perché mai avrei immaginato che dai quei pensieri ne sarebbe uscito un vero e proprio libro. Scrivevo nel tempo libero, e buttavo idee su idee. Poi un giorno mi accorsi che c’era qualcosa di molto più profondo che volevo raccontare. Fu un attimo che i miei pensieri divennero capitoli su capitoli. Essendo molto piccola, una volta terminato il mio primo romanzo, non ebbi il coraggio di mostrare al mondo tutte le cose che avevo da raccontare, per cui misi quel romanzo dentro un cassetto e lo lasciai lì. Ma poi, col passare del tempo, mi accorsi che non c’era niente di più bello che tentare qualcosa che mi avrebbe reso felice, così decisi a quel punto che quella storia meritava di essere letta non soltanto da me ma anche dagli altri. E con tanto coraggio mi buttai per la prima volta nel mondo della scrittura, e ringrazio quel giorno, perché è quel giorno che mi fece capire che scrivere era la mia strada, il mio sogno più grande.

D: Cosa ti ispira nella stesura di un romanzo?

R: Sono una ragazza molto curiosa, sono pezzi della mia vita, ma soprattutto il mondo che mi circonda che mi porta a tirare fuori delle idee che poi diventano dei veri e propri romanzi. Devo ammettere che c’è molto di autobiografico in quello che scrivo e che molto spesso la gente mi ci rivede in quei romanzi, ma non è solo questo, la mia mente è un treno che naviga senza volersi mai fermare.

D: Nella trama del tuo secondo romanzo, una delle protagonista, Valentina, ama il suo lavoro più della sua stessa vita. Perché, secondo te, qualcuno dovrebbe amare il lavoro più della vita? Parlaci di questo romanzo.

R: Valentina è una ragazza che ha sempre messo davanti il proprio lavoro, ma l’ha fatto senza rendersi conto però che molto spesso al di fuori di quelle quattro mura c’è un mondo che ti aspetta. Ho conosciuto tante persone che hanno sempre amato il loro lavoro più di qualsiasi altra cosa, ma il più delle volte quelle persone avevano negli occhi un barlume di tristezza che era impossibile non cogliere. Semplicemente erano persone che annientavano se stesse per cercare di rendere e di dare sempre il meglio in quello che facevano. Ma quando era ora di rendere al di fuori molto spesso non avevano la capacità di lasciarsi andare, di essere se stesse. Valentina è proprio questa, una donna forte ma molto debole, quando in gioco ci sono i sentimenti. È come se lei non avesse la possibilità di lasciarsi andare all’amore, come se quel sentimento non facesse per lei, come se non avesse la possibilità, almeno una volta nella vita, di capire che l’amore non è qualcosa che deve reprimere. La mia protagonista molto spesso si rivela un personaggio molto forte e molto freddo, ma in fin dei conti, nella lettura, ci si accorge che la sua è tutta apparenza, e che quel lavoro che per anni l’ha salvata da una vita tormentata e piena di sofferenza non ha paragoni di fronte a un cuore che le urla che l’amore può davvero salvarla da tutto e che l’unica cosa che deve fare è riuscire ad accoglierlo.

D: Due protagoniste, due poli opposti. Cosa ti accomuna a loro e cosa invece ti allontana?

R: Mentre scrivevo “Oltre il coraggio” pensavo che forse per la prima volta non dovevo affidarmi ad una sola delle protagoniste. Non volevo un copia e incolla, volevo qualcosa che potesse sfumare parti del mio carattere completamente lontane l’una dall’altra. In verità Valentina e Sara sono esattamente il mix di quello che sono io nella realtà. Parti di un carattere debole e parti di un carattere forte. È stata questa meravigliosa miscela che ha portato la creazione di due donne opposte, di due donne forti che affrontano la vita in modo differente. È sono proprio questa io, quella che combatte sempre per qualcosa, ma che molto spesso lo fa concedendo la sua parte debole o la sua parte forte. E lascio al lettore la possibilità di rispecchiarsi in una di esse, perché non c’è niente di più bello di un mondo vario e pieno di colori diversi.

D: Che emozioni ti lascia la fine della stesura di questa storia e quali sentimenti sono cambiati, se cambiati, rispetto al primo romanzo?

R: Non avrei mai pensato di scrivere un finale del genere, non pensavo di poter riuscire ad arrivare così tanto oltre. Ma speravo fino in fondo di riuscire a raccontare qualcosa di diverso, qualcosa che avrebbe spazzato via tutte le considerazioni iniziali. Il mio romanzo è graduale, passa da fasi alterne, a fasi che ti portano a pensare che un risvolto non c’è. Ma è proprio questo il bello, perché è verso la fine che il lettore comincia a capire tutto quello che prima non sembrava essere così chiaro agli occhi delle due protagoniste, ma soprattutto del lettore. Mi sono emozionata parecchio durante la stesura di questo romanzo, perché ogni passo era la costruzione di un piccolo castello che stavo creando io. Mi sono soprattutto emozionata parecchio, quando alla stesura dell’ultimo capitolo, ho sussurrato a me stessa che mi erano serviti quei momenti di sconforto per tirare su qualcosa di veramente straordinario.

D: Che tipo di lettrice sei? Nel corso degli anni com’è cambiato il rapporto con la lettura?

R: Amo molto leggere da parecchi anni. Amo molto i generi thriller o romantici ed è per questo che i miei romanzi hanno sempre avuto un tocco di mistero, mischiato a un tocco di amore. Ho sempre cercato di portare il lettore in un mondo dove la possibilità di scegliere può essere molto più ampio di quello che sembra.

D: Ti va di parlarci dei tuoi progetti futuri?

R: Sono molto propensa nei miei progetti futuri nella stesura di un terzo romanzo. Ho già le idee chiare su cosa vorrei raccontare, e per l’ennesima volta sento che ne verrà fuori qualcosa di innovativo e speciale. Ma nel frattempo conservo il mio grande sogno, quello che non abbandonerò mai, la mia amata scrittura.

Grazie per essere stata con noi e di aver accettato questa breve intervista. Ci rivediamo tra le vie di Venaria Reale e naturalmente alla prossima intervista.

San Valentino e l’amore

 

Buongiorno lettori,

oggi parliamo d’amore come ogni San Valentino che si rispetti.  Ma cos’è l’amore? E perché festeggiarlo? Amore….che bella parola. In questi anni dove tutto sembra ormai sfociare nella violenza e nella rabbia, sembra quasi un sogno bellissimo dal quale non ci si vorrebbe svegliare mai.

“ Amor con amor si paga,

chi con amor non paga,

degno di amar non è “

(Francesco Petrarca )

amore

 L’amore non si può definire..

Esistono diversi tipi di amore.. l’amore per se stessi in primo luogo,  per la famiglia, i genitori, i figli, il compagno/a, il marito, la moglie, gli animali..,  l’amore per l’arte, la musica e tanto altro e tutto con un unico denominatore:  il rispetto della vita. Sinceramente, ritengo inutile festeggiare in un determinato giorno questo sentimento che nasce e muore dentro di noi.

L’amore è tutti i giorni, un po’ come Natale. .non si può prendere un sentimento, metterlo in bella mostra un tale giorno ( per la gioia dei commercianti ) e poi riporlo nel dimenticatoio per il resto dell’anno. E non sto parlando di tradimenti che non fanno dormire la notte e di disperazione tale da strapparsi i capelli, di telefonate notturne con il cuore in gola in attesa del suono di una voce come ricordano i primi amori giovanili.. no.. l’amore è il modo in cui guardi il mondo che ti circonda come solo un bambino potrebbe guardare.

 E’ la meraviglia di cogliere il divino che cresce giorno dopo giorno in questa cosa meravigliosa quale è la vita e per vedere con gli occhi del cuore si ha bisogno di silenzio interiore, di un tramonto in riva al mare che faccia dimenticare la stanchezza di questo caos commerciale, di questa aridità che si camuffa in un mazzo di fiori, in un regalo costoso o in una cena romantica. Ma una cosa così bella non si può ridurre ai rapporti di coppia, no davvero.

E poi non prevede attaccamento. L’amore è libero da ogni vincolo, non è possesso, ma ha ali per librarsi.. è energia che non ha bisogno di parole, un canto libero al vento  e alla natura.  Ho sentito troppe persone affermare che l’amore non esiste a seguito di una brutta delusione, questo perché hanno proiettato il loro sentimenti nei confronti di un’altra persona dimenticando se stessi. Ma se l’amore non esiste.. allora perché noi l’abbiamo provato e continueremo a farlo? Se non si trovasse già dentro di noi come faremmo a provarlo? Quindi è logico supporre che neanche noi abbiamo provato amore.. giusto?  

Amore casto, platonico o ardente e passionale…travolgente, avventuroso ..amaro quando non corrisposto ..l’amore in una lettera d’addio.. l’amore ormai al tramonto in attesa della morte..  amatevi dunque e festeggiate tutti i giorni, ma mai  per tradizione.

Festeggiate, Fate, Vivete e Siate l’amore.  

Iana Pannizzo