Sarah Rivera: intervista a cura di Iana Pannizzo

Ciao Lettori e lettrici, siamo giunti al mese di maggio, mese delle rose e del romanticismo e quindi non potevamo non ospitare una reginetta del romance come Sarah Rivera, bella e talentuosa che fa sognare le sue lettrici ad ogni suo romanzo. Noi del blog abbiano voluto incontrarla e scambiare due chiacchiere.

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Sarah Rivera vive al mare e ad un passo dalla montagna. Nella vita è un matematico, ma al di là di tanta razionalità è una sognatrice, ama scrivere e quando inizia non si ferma mai. Il suo primo romanzo Fuori Controllo (Cutted Edition), un contemporary medical romancepubblicato nel luglio 2020, è stato un successo che lei non avrebbe mai immaginato ed è ancora nei primi posti in narrativa medica; a quasi cinque mesi dalla sua uscita è stata rilasciata la sua versione in lingua inglese. La sua passione sono i viaggi e, oltre che scrivere, leggere e lo farebbe ogni momento. Oltre a INSTA-Love ha pubblicato: Fuori Controllo (Cutted Edition), Out of Control (Cutted Edition) english version, Amore senza compromessi e Destini Legati. Social Networks Fb: Sarah Rivera; IG: @sarahriverawriter

Sarah, a quanto pare sei una reginetta del romance, non hai certo bisogno di molte presentazioni .
Quando hai cominciato a scrivere e com’ è nata la tua passione per il genere rosa?


Scrivo da sempre. I rosa li ho sempre amati, ero Harmony dipendente in un certo momento della mia vita e li scambiavo con le amiche come le figurine.


Cosa ti fa sognare di più nella stesura di un romanzo e cosa invece eviteresti?


Sogno sempre. Mi piace immaginare nuovi scenari e storie che fanno battere il cuore dei protagonisti…e dei lettori.


Non credi che il genere romantico si scontri troppo con la realtà odierna? Scrivere d’amore può intendersi semplicemente come una fuga dalla realtà o c’è qualcosa di più profondo in cui credere?


Non lo so. È una bella domanda. Oggigiorno sembra non esserci molto tempo per l’amore e il romanticismo. Questa estate ero a cena in un ristorante e un ragazzo, nel tavolo di fianco, si è alzato e si è inginocchiato davanti alla sua donna per accarezzarla semplicemente e sussurrarle qualcosa all’orecchio. Ho pensato che “non tutto è perduto!”


Ogni romanzo è come un figlio. A quale storia sei legata di più?


Difficile da rispondere. La storia di Erika “Amore senza compromessi” sembra molto lontana dalla realtà dei comuni mortali, ma Erika è un personaggio che potrete amare non per tutto quello che ha, ma per quello che non ha e desidera con tutto il suo essere.


Parlaci del tuo ultimo lavoro. Come è nata l’idea? Come organizzi il tuo lavoro?


INSTA-Love è nato dal mio navigare, da amicizie fatte in rete, fantasia e realtà. Il risultato è una storia che spero emozionante, delicata, fresca. Il mio lavoro non riesco bene ad organizzarlo. Conciliare scrittura e famiglia è complicato. Scrivo quando posso.


Ti capita mai di avere il cosiddetto blocco dello scrittore? E se si, cosa fai per sbloccarlo?


Finora no.


Hai un autore/autrice del cuore? 


Tom Clancy (amo gli Adventure), se devo parlare di romance ne ho un elenco .


Progetti futuri? 

 Al momento sto lavorando ad uno spin off di INSTA-Love e poi all’editing di un romanzo che sto ampliando; lo avevo pubblicato in settembre e ritirato. Tornerà! È stato un primo posto di categoria e mi auguro che ci torni…ci saranno sorprese.


Sarah, noi ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo, ci rivediamo alla prossima intervista e naturalmente al prossimo libro. 

 
Grazie a voi, davvero di cuore 

Elena Genero Santoro: Confessioni di una BADMUM. Recensione a cura di Iana Pannizzo

Confessioni di una #badmum - Elena Genero Santoro - copertina
Editore: PubMe
Collana: Gli scrittori della porta accanto
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 25 febbraio 2021
Pagine: 132 p., Brossura
EAN: 9788833668123
Descrizione

Cosa deve fare una madre per essere considerata una #goodmum con tutti i sacri crismi? Allattare fino allo svenimento e fino a perdere i capelli. Abituare il proprio Neonato all’indipendenza facendolo dormire sempre nella sua culla. Usare con i Signori Figli un tono fermo ma gentile e non alzare mai la voce. Al mattino svegliarli con estrema dolcezza per accompagnarli puntuali a scuola. Scegliere gli istituti scolastici con i programmi formativi migliori. E tante altre cose che i manuali di pedagogia elencano e che io mi guardo bene dal mettere in pratica. Perché io sono una #badmum e queste sono le mie #confessioni. Che restino tra noi e tra quelli che seguono la mia rubrica su Facebook.

Recensione

Se potessi descrivere un libro con una sonora risata, lo farei. Davvero ho riso di gusto come quando riguardi i cartoni di Tom e Jerry in età adulta e ti diverte allo stesso modo di una bambina. Confessioni di una Badmum fa lo stesso effetto e se dovessi definirlo senza usare giri di parole direi che assomiglierebbe al suono di uno swing ad una festa fra giovani degli anni 50, giusto per darvi un’idea concreta dell’effetto Elena Genero Santoro.

L’autrice, che non ha bisogno di molte presentazioni per la sua bravura, capacità di narrazione e storie che vanno ben oltre il romanticismo fine a se stesso, stupisce con una esuberante comicità che inchioda il suo lettore alle pagine senza smettere di farlo sorridere.

Più che un romanzo, sono scorci di via vissuta che l’autrice descrive con fine vivacità. Una lettura adatta a tutti in cui ci si può ritrovare nelle simpatiche vicende della Badmum come donna, come mamma e come figlia. Una vera benedizione per chi attraversa un periodo non proprio roseo e vuole risollevarsi il morale.

Ancora una volta Elena Genero Santoro si dimostra versatile e di talento perché sa emozionare ma anche divertire. Si avvertono comunque la tenerezza, la gioia e tutto l’amore che solo una madre può provare e vivere nei confronti dei figli, ma nonostante con tutto ciò che ruota intorno e senza troppo buonismo. Un vero spasso da leggere tutto d’un fiato, per prendersi una pausa dai pensieri e ritrovare quel pizzico di ilarità e buonumore che non guasta mai.  

Fabio Cosio e Nino Raffa: autori a confronto a cura di Iana Pannizzo

Ciao lettori,

Il confronto che seguirà in questo breve articolo, andrà a conoscere due autori di notevole bravura. A mio avviso tra i più meritevoli, per quanto concerne la narrativa storica, per competenza, capacità e approfondimenti che non solo coinvolgono il lettore in un passato lontano, ma che si integra perfettamente a personaggi e situazioni di pura fantasia che portano il lettore lontano, in epoche in cui il pensiero era lecito se avevi il potere e punito se ti riteneva scomodo per la società. La storia si narra in molti modi, attraverso personaggi illustri, un’epoca buia, descrizioni ambientali o ancora mediante gli anni della peste e di marasma come un’allucinazione collettiva. Cosa accomuna però questi due autori sebbene la loro tematica sia così palesemente diversa? La fede e il modo in cui Dio è percepito. Conosciamoli un po’ più da vicino.

L'intervista di TSD – Fabio Cosio
Fabio Cosio, nasce nel 1976, vive a Venaria Reale (To). Nel 2015 pubblica il suo primo libro “Genesi“, romanzo storico sulla vita dell’eretico fra Dolcino da Novara..
Nel 2018 pubblica il secondo volume dal titolo “Atti degli apostoli“.
Sempre nel2018 pubblica il romanzo di narrativa fantasy “Macchia
Nel 2020 esce il terzo e ultimo libro della trilogia Penitenziagite:” Apocalisse“.
Nino Raffa è nato nel 1964 a Messina, dove vive.  Ha studiato presso i padri Gesuiti e si è laureato in Economia.
Ha pubblicato tre romanzi con la casa editrice EEE.
La bomba di Majorana (2012).
L’amore allo Specchio (2013)
La versione di Abbondio (2020). Riscrittura dei Promessi  Sposi  che confida nell’indulgenza del buon Manzoni.
Nino Raffa ha pure pubblicato con la stessa editrice due opere teatrali.
Il gatto di Majorana (2017). Ettore Majorana e il Gatto di Schrödinger. Nel teatro della vita, autore, personaggi e spettatori siamo – e non siamo – tutti imprigionati in una scatola. Chi l’ha costruita? Chi solleverà il coperchio?
Colazione a Tiberiade (2017). E se Dio fosse donna?

 Struttura esterna: Cosio rende evidente luoghi di culto cattolico nella loro grandezza per far osservare una dottrina che con i suoi riti e i suoi segreti, controlla e sovrasta.

Raffa fa notare l’anima del Caravaggio, scalza, provocatoria, apparentemente disconnessa dalla trama e dagli intrecci della storia, alla quale però una mente fine e attenta, riesce a coglierne il messaggio intrinseco.

Struttura interna: Cosio, ripercorre la vita di un uomo che ha segnato un’epoca facendo parlare di sé anche dopo la sua morte, un uomo che ha saputo rendersi immortale lottando per un’ideologia che sa di purezza ma è anche sanguinaria e non perdona. Un dualismo eterno tra il sentimento, la fede e l’amore per essa e ancora, la rabbia con la voglia di rivalsa nei confronti di coloro che abusano di potere e non crede. Biografia romanzata non per far perder le tracce della storia, tutt’altro.

Raffa ci parla della fede attraverso la rivisitazione dei Promessi Sposi e destreggiandosi fra i personaggi immaginari e quelli realmente vissuti, si fa largo in una visione più aperta e più completa di una e più vite che condiziona il pensiero comune.

In entrambi gli autori un movimento liberatorio e provocatorio entra in gioco a ruota libera nella storia e galoppa come un cavallo imbizzarrito nella foga degli eventi più cruenti. Lo vediamo in Dolcino, e lo vediamo in Abbondio che nel romanzo di Raffa lo avrebbero messo volentieri al rogo ( ben diverso dall’Abbondio conosciuto del Manzoni). I due personaggi sono molto simili, nessuno dei due si arrende alle barbarie che mortificano il corpo, lo spirito e l’intelletto.

Lo stile: Cosio ci parla di Dolcino in una realtà romanzata, Raffa ci fa conoscere la storia attraverso  una verità contestuale. Cosio è di penna decisa, carica di trasporto emotivo, Raffa invece è metaforico e per certi versi più delicato, ma sono entrambi forti di penna e di pensiero.

Dogma religioso e pensiero scientifico in Raffa, che ha avuto il coraggio di riscrivere in una versione tutta nuova un mostro della letteratura come quella del Manzoni, religione e superstizione in Cosio, che ha riscattato con orgoglio, un’icona perniciosa nella storia della Chiesa.

Sebbene le storie siano ambientate in tempi assai diversi tra loro, ciò che accomuna i nostri principali protagonisti è la ricerca del genuino, del vero, quella smania di vedere un bene superiore che si manifesta attraverso il corpo. Entrambi gli autori meritano di essere letti nelle scuole superiori per sensibilizzare non solo i ragazzi ma anche i docenti più conservatori.

 

Jessica Maccario: intervista a cura di Iana Pannizzo

Buongiorno readers,

Abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice Jessica Maccario e conoscerla più a fondo attraverso poche domande in cui ci parlerà della sua collaborazione col csu ( collettivo scrittori uniti) e dei suoi progetti, nonché del suo ultimo lavoro.

Buona lettura.

Jessica Maccario

Ciao Jessica, grazie per aver accettato la nostra intervista nel blog “ Un Libro Per Amico-Non solo Recensioni”. Tu fai parte del direttivo del collettivo scrittori uniti (csu), capitanata da Claudio Secci, che in questo anno un po’ balordo ha saputo dare grande capacità resiliente. Com’è stato gestire tutto in piena pandemia covid in un gruppo che cresce sempre di più con autori e media partner?

Ciao Iana, grazie a te per l’ospitalità! Faccio parte del direttivo del Collettivo Scrittori Uniti fin dalla sua nascita, insieme a persone a cui sono legata da anni, Claudio in primis, che con il suo carisma ci ha sempre dato una grande motivazione per andare avanti. Il Csu è nato per portare libri in fiera, soprattutto in quelle più grandi dov’è difficile arrivare da soli, e pian piano si è espanso arrivando ad avere vari media partner tra blog, tv e giornali. È un progetto a cui teniamo molto e sono davvero felice di condividerlo con Claudio, Manuela Siciliani, Manuela Chiarottino e Alessia Francone. Ho sempre pensato che la collaborazione sia fondamentale in qualsiasi cosa che si fa e lo spirito del collettivo rappresenta appieno quest’unione. In due anni siamo stati in tante fiere e città italiane, a Milano, Torino, Sestri, Pisa, Modena, Nizza Monferrato. Purtroppo il lockdown ha fermato diversi eventi e ci ha costretti a rivedere i progetti, ma questo ci ha permesso di raccogliere le idee e trovare nuovi modi per reinventarci: da lì sono nate le fiere virtuali.

Quanto è stata faticosa l’organizzazione delle fiere virtuali e quali soddisfazioni ha portato?

Ogni fiera virtuale richiede molte ore di lavoro di preparazione, soprattutto per Claudio che ogni volta è impegnato a girare 25 video con gli autori partecipanti, insieme al padrino/madrina dell’evento, mentre io e le altre ragazze allestiamo il catalogo. Ho avuto l’occasione di fare la madrina in una di queste fiere, quella dedicata al rosa, ed è stato veramente bello registrare i video e conoscere meglio gli autori, ma è impegnativo. La fatica maggiore avviene durante il giorno stesso della fiera, quando stiamo davanti al computer a segnare le vendite, ma alla stanchezza si sommano le belle emozioni di sentire gli autori raccontare i loro libri e vederli interagire con i lettori. Dall’esterno, queste fiere sono una ghiotta occasione per gli autori per ricevere visibilità e vendere cartacei e anche un’occasione per i lettori per ricevere libri scontati e autografati di autori nuovi. Il Collettivo è stato il primo ad aprile a proporre questo tipo di evento online, coniando il termine “fiera virtuale” e creando delle fiere divise per generi: siamo partiti con fantasy, rosa, narrativa; a ottobre abbiamo ripreso, dopo qualche mese di pausa, con quella del thriller e il 13 dicembre torneremo con la fiera della poesia e dei libri per bambini/ragazzi, che ha davvero tanti libri interessanti da proporre.

Quali progetti futuri nel collettivo in attesa che questa emergenza sanitaria finisca?

Con il Csu abbiamo deciso di portare online anche un altro format che avevamo fatto in versione tradizionale a Torino nel novembre del 2019: il mega meeting di autori. Lo riproporremo in una nuova veste il 29 di novembre e sarà suddiviso in due fasi, quella preliminare che ha come giuria 4 blogger e quella finale che ha come giuria 4 giornalisti. Ci siamo suddivisi i compiti e la conduzione delle due fasi, e ammetto che è stato molto divertente idearla, penso che verrà fuori qualcosa d’interessante sia per chi ci seguirà sia per chi ha aderito. È una vera e proprio sfida: chi tra i 16 autori partecipanti riuscirà a convincere i blogger e i giornalisti a scegliere il proprio libro, si porterà a casa interviste e recensioni sui blog e giornali aderenti.

Parliamo adesso di te e dei tuoi progetti. A dicembre uscirà un lavoro tutto nuovo che si discosta dal classico romance. Parlaci un po’ di questo libro, della scintilla che ne ha dato l’idea e del suo sviluppo. A lavoro finito, le tue emozioni sono state diverse rispetto ad un romance finito?

Proprio così, sono molto contenta di questa uscita. Si tratta di un racconto per bambini che scrissi qualche anno fa, ispirata dal tema della dislessia di cui mi piaceva poter parlare e da alcuni giochi ideati da una maestra, a cui chiesi il permesso di citarli, con l’idea che chi fosse stato interessato sarebbe andato su internet a cercarli. Inizialmente avevo aderito a un concorso sull’altezza, visto che un altro tema centrale è il fatto che il bambino sia basso e per questo venga preso in giro dai compagni, ma visto che cercavano racconti umoristici e il mio ha dei risvolti psicologici e delle tematiche serie, ho pensato di farne un vero e proprio libro, aggiungendo delle immagini per renderlo più bello e degli esempi concreti per dare la possibilità anche ai piccoli lettori di provare alcuni di quei giochi, che con il tempo e il cambiamento dei sistemi operativi sarebbe difficile riuscire a recuperare ancora su internet. Mi sono appassionata a creare la copertina, che mostra un bambino in difficoltà con le lettere dell’alfabeto – come lo è di solito un dislessico quando si trova a leggere o studiare – insieme all’elemento fantastico del racconto, un folletto: è proprio questo folletto, che nel libro parla a rima, ad aiutarlo a capire come fare per risolvere i suoi problemi con i compagni e soprattutto ad avere maggiore fiducia in se stesso. Alla fine l’ho intitolato “Un folletto come amico”, pensando soprattutto a un target di 10-11 anni. Mi auguro che sia uno spunto per tutti, per chi è dislessico, per chi non lo è e in generale un modo per lasciare qualcosa ai bambini.

Hai mai pensato di integrare e fare interagire i personaggi dei tuoi romance in un’unica storia?

Non mi è mai venuto in mente perché le storie sono nate in momenti diversi e con situazioni abbastanza differenti tra loro, anche se le protagoniste di “In volo con te” e “Io ti libererò” hanno in comune il fatto di essere entrambe delle persone insicure, con delle debolezze e il bisogno di trovare il coraggio per superare delle situazioni difficili. L’uno è un romance puro e riflessivo ambientato tra Torino e Amsterdam, dove Tommaso può vivere più facilmente la sua omosessualità e Giulia deve capire come andare avanti senza di lui, l’altro è un romantic suspense che ha come collocazione Londra e in particolare il pub dove lavora la protagonista, tra i due è quello che potrebbe essere visto come un racconto inserito anche in altre città. Potrei immaginarmi Sally a scappare tra le vie di Amsterdam, anziché di Londra, perché l’ambientazione non ha un ruolo di primo piano: sono soprattutto le sue paure e il legame forte con il suo passato a parlare. Sally è una ragazza che ha avuto bisogno dell’aiuto del papà per uscire dalla droga, per certi versi è ancora una ragazzina che deve affrontare la vita, mentre Giulia è una donna con un marito e una bambina che si trova d’un tratto da sola a crescere la figlia e a capire cosa fare del suo futuro. Se potessero interagire, forse cercherebbero di farsi forza l’una con l’altra.

Cos’è cambiato come autrice in te in questi anni e dopo diversi romanzi?

Sono cresciuta molto. È cambiato il mio rapporto con la scrittura, perché prima ero molto più istintiva e scrivevo in qualsiasi momento, appena avevo un’idea, adesso invece sono più riflessiva e se scelgo di dedicarmi a una storia mi devo prendere un’ora per buttare giù i pensieri. Magari le prime pagine le comincio d’impulso, ma poi preferisco curare le frasi e metterci un momento di più, quindi adesso tendo a rileggere i capitoli e fare già un po’ di correzione prima di continuare la stesura. Un’altra cosa che è cambiata è che prima d’iniziare a pubblicare tendevo a confrontarmi molto durante la scrittura con la mia migliore amica e chi avevo accanto, mentre ora cerco i pareri quando ho già scelto che direzione prendere e alla fine di una prima stesura per capire su cosa devo lavorare per sistemarlo. Penso che man mano che lo scrittore cresce, impara a conoscersi, a riconoscere i propri limiti, a voler curare sempre di più il prodotto che offre e a voler spaziare su più temi. Anche se negli ultimi anni mi sono dedicata maggiormente all’editoria, dirigendo la Starlight e lavorando per gli autori, ho in cantiere un altro romantic suspense e alcuni romanzi iniziati, che spero di avere il tempo di concludere.

Jessica, noi ti ringraziamo del tuo tempo, per essere stata con noi e ci rivediamo alla prossima intervista e speriamo in un’imminente fiera.

Mattia Cattaneo: intervista a cura di Iana Pannizzo

Ciao lettori,

Abbiamo incontrato il poeta e l’autore Mattia Cattaneo che ha gentilmente accettato la nostra intervista. Un talento d’altri tempi eppur così contemporaneo che scandisce i sentimenti e li rende palpabili anche al sentire più arginato.

Dalla poesia alla prosa: Mattia Cattaneo torna con un nuovo romanzo -  Bergamo News
Mattia Cattaneo

CATTANEO MATTIACurriculum artistico
Nato a Trescore Balneario (BG) il 31-07-1988, abita a San Paolo d’Argon (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura.
Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Poeta e scrittore, ha pubblicato alcune poesie presso una collana di poesia contemporanea edita da Pagine edizioni nel 2015. Ha tenuto alcuni laboratori teatrali per le scuole primarie. Collabora con l’attore e poeta Carlo Arrigoni in varie letture teatrali sulla shoah e la liberazione d’Italia: i due nel Novembre 2019 hanno dato vita alla loro associazione artistico-teatrale “Architetti delle Parole” portando in scena varie letture teatrali, in ultimo sull’artista Modigliani dal titolo Modì, Maudit, Modigliani”.
Ha pubblicato con Antologica Atelier Edizioni tre sillogi poetiche: “Dritto al cuore” (2016), “La luna e i suoi occhi” (2017) e “Tracce di me” (2018) (secondo classificato Premio nazionale Polverini, sez. poesia ellittica) di cui ha realizzato una ventina di presentazioni tra il lecchese e la bergamasca.
A Novembre 2018 viene pubblicato, in self, il suo primo romanzo storico-sentimentale “E le stelle brillano ancora” con varie presentazioni, ad Agosto 2019 vince il primo premio al “concorso poetico isola blu- VI° edizione” e il concorso “note letterarie” per una silloge poetica inedita.
A Settembre 2019 pubblica, sempre in self, il suo secondo romanzo “Dove sento il cuore” e la silloge
poetica “Sarò Notte o forse inverno” iniziando un tour di presentazioni tra il comasco, il lecchese e il suo territorio bergamasco e vincendo, con il romanzo, la menzione d’onore al premio letterario “Residenze gregoriane” . A Novembre 2019 insieme all’amico Carlo Arrigoni. Nel 2020 ottiene il terzo posto con la videopoesia “Le brezze spirano” al premio VIDEOVERSI dell’International Film Tour Festival.
Gestisce il blog “Vento d’emozioni” e conduce una trasmissione radiofonica sull’emittente bergamasca Pienneradio e una rubrica letteraria sulla web tv “MondoTv” dal titolo “Il paradiso dei lettori”.

Contatti SOCIAL:
Mattia Cattaneo – Mattia Cattaneo autore (FB e INSTAGRAM) –
http://www.mattiacattaneoautore.com

Ciao Mattia, grazie per aver accettato questa breve intervista per il nostro
blog. Sei un autore di romanzi ma anche e soprattutto un poeta. Partiamo
subito da questa splendida figura che sa d’altri tempi. La Poesia ( con la P
maiuscola).., riflettiamo su questa parola tanto bella e così poco conosciuta,
che non sono solamente testi vergati in pieno romanticismo. Essa fa parte di
noi e della nostra natura umana e che nonostante tutto, non sparirà mai.
Cos’è per te la poesia e come nasce in te?

La poesia è un linguaggio dell’Anima ma anche un modus vivendi, una radice
profonda che ognuno di noi ha nel suo interno e che tocca le sponde
dell’interiorità. Poetare non è da tutti, si sa in questo mondo troppo veloce, a
volte superficiale, dove si corre e non ci si ferma un attimo a pensare a tutto
ciò che ci sta intorno. La poesia nasce anche da ciò che vediamo e sentiamo e
questo è il mio caso: da piccole sensazioni, vibrazioni interiori dell’Anima
nascono le parole, fluiscono come un fiume in piena e a volte è difficile dare
uno stop. Nel mio caso sono sempre poesie brevi, perché in quell’essenzialità
del verso c’è un mondo vasto.

Trasformeresti mai una poesia in una canzone? Se si, quale?
Si probabilmente ci sono molte poesie che possono essere anche canzoni. Ho
lasciato ad un duo (cantante più bassista) una mia poesia da trasformare in
canzone:
La strada del cuore
ci troverà ovunque.
Palmo a palmo,
prende le carezze
e ci dona canzoni.
Ho sogni come te,
ho forze come te,
immagini e ombre.
Mi abbandono in mezzo
alla via, senza voltarmi.
Oh, tu 
radice mia, 
terra 
e Patria 
mi sei voce

da ascoltare.
Quel seme,
dalle forti dita,
che si rende promessa
è il silenzio delle fiabe,
quel fuoco vero
che mi brucia dentro
e lenisce i suoi perché.
Voglio
la frescura,
la sera,
le labbra serrate,
gli occhi nuovi.
La mia Eternità.

Quali sono i poeti che consideri o hai considerato in passato come maestri?
Senza ombra di dubbio Ungaretti e Montale, i crepuscolari come Quasimodo
ma anche Saba e la sua descrizione di Trieste nella poesia “Città vecchia”,
sono per me dei Grandi senza dimenticare che ogni secolo ha visto grandi
poeti, da Leopardi a Pascoli sino, andando a ritroso, al sommo Dante. Ognuno
di loro ha lasciato una traccia, un colore, una caratteristica.


Poesia e musica, connubio perfetto. Sei d’accordo?
Si, la musica è fondamentale, anima le corde del cuore e ci fa raggiungere
degli stadi d’emozione indescrivibili. Spesso capita che mentre ascolto della
musica mi nasca dentro una poesia che devo assolutamente scrivere. La
musica e la Poesia sono un corpo solo poiché sia una sia l’altra si contengono
a vicenda.


Parliamo dei tuoi romanzi “ E le stelle brillano ancora “ e “ Dove sento il
cuore”. Cosa ha ispirato la stesura di questi due romanzi che profumano
d’amore in un retroscena storico?

E’ stata una bella sperimentazione cimentarsi nel romanzo e devo dire che mi
piace sempre più. Nel primo caso, volevo raccontare la storia di una nonna e
una nipote che dopo anni si ritrovano e con esso un segreto che andasse
scoperto proprio dalla nipote. Due generazioni distanti ma forti e piene di
coraggio sullo sfondo del muro di Berlino. Nel caso di “Dove sento il cuore”

invece una storia d’amore di stampo storico tra una fornaia e un partigiano
durante l’occupazione nazi fascista sul lago di Como. Entrambe le storie
hanno del dramma, del pathos ma fanno leva sulla speranza, sull’ascolto
interiore, sul cuore e non sempre sulla ragione. La vita, nonostante tutto
quello che accade, va vissuta.

L’ombra di una durezza vissuta sconfitta dalla voglia di vivere, può richiedere
tempo ed energia. Come fai ad immedesimarti nei tuoi personaggi?

La poesia mi aiuta molto, scrivere deve andare in parallelo con la sensibilità e
con il sapere. Sono due traiettorie molto importanti che unite all’originalità
fanno di una persona un buon autore. Io ho sempre cercato di ascoltare ciò
che la storia che si materializzava nella mente mi dicesse, mi trasmettesse
con le parole e attraverso le parole dare quell’emozione giusta a chi legge, al
lettore a quello che è il pubblico sovrano e che decide anche, se vogliamo, il
successo o meno di un libro. I personaggi sono fondamentali, sono anime che
si incastrano poi tra le vie del nostro cuore, passeggiano e respirano con noi.

Ti emoziona di più la stesura di un romanzo o il componimento di versi
poetici?

Domandona… direi che entrambi mi danno una grande emozione, ma il
comporre poesia è senza ombra di dubbio un grande dono e quello che più mi
rimane attaccato dentro e che cerco sempre di far emergere attraverso
appunto la parola. Il romanzo ha un processo più lungo, più complesso ma mi
affascina molto, soprattutto quando dai vita a dei personaggi che d’ora in poi
cammineranno con te.


Parlaci, se ti va, dei tuoi progetti futuri?
Certamente: assieme all’amico attore Carlo Arrigoni abbiamo fondato
un’associazione culturale dal nome “Architetti delle parole” da circa un anno e
stiamo facendo letture teatrali. Quest’estate siamo riusciti, nonostante il
periodo pandemico, a portare in scena un recital dedicato a Modigliani e ne
stiamo preparando un altro particolare che riguarda Dante, per il 2021.
Per quanto riguarda la scrittura, ho un romanzo nel cassetto a cui devo dare
dei ritocchi e forse potrebbe vedere luce nel 2021 anche con un notevole salto
di qualità ed editoriale (ma non mi pronuncio oltre per scaramanzia) e una

silloge poetica che fa parte di un progetto di teatro-poesia per la fine del 2021.
Insomma, ho parecchi progetti e speriamo che si possano concretizzare.

Mattia, noi ti ringraziamo del tuo tempo e della tua gentilezza.

Ci rivediamo alla prossima intervista.

Gianluca Villano: intervista all’autore a cura di Iana Pannizzo

Ciao Readers,

Il genere fantasy non smetterà mai di affascinare lettori di ogni età e per fortuna a noi non mancano autori di talento che ci catapultano in mondi fantastici e terre lontane. Abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro blog Gianluca Villano, autore già in età adolescenziale. Gianluca si distingue per lo stile raffinato e incisivo che fanno di ogni romanzo un successo garantito. L’abbiamo incontrato ed intervistato per voi.

Gianluca Villano
  • Aprile 1996. Pubblicati Articoli su rivista fantasy nazionale Kaos (n°35): “Arachin, Signore dei Ragni”, “La progenie del caos: Bakland e Sorkron”.
  • Agosto 2002. Pubblicato romanzo fantasy “La Rosa dei Nirb”, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Giugno 2003. Poesia “La Rosa e le spine”, pubblicata su Antologia Poesie del Nuovo Millennio, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Novembre 2003. Poesia “Il Bacio di un Angelo”, pubblicata su Antologia Premio Pablo Neruda 2003, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Dicembre 2003. Poesia “A Valentina”, pubblicata su Antologia Tra un fiore colto e l’altro donato, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Dicembre 2003. Scheda biografica inserita nell’Enciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Aprile 2005. Romanzo fantasy “Il Muro d’Ombra”, edito da I Fiori di Campo (Pv)
  • Ottobre 2008. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Sigillo dell’Unicorno”, edito da Il Filo (Rm).
  • 25 Ottobre 2009. Giardini Naxos. Menzione d’Onore a Il Sigillo dell’unicorno conferita dall’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio “Poesia Prosa e Arti Figurative 2009”.
  • Febbraio 2016. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Divoratore d’Ombra”, primo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • 2016. Pubblicazione racconto horror “Il Segreto del Cobra”, primo volume della Saga di Cobra, edito da Youcanprint.
  • Marzo 2017. Pubblicazione romanzo fantasy “L’Obelisco dei Divoratori”, secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Aprile 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose nelle aule della Scuola Media di Acquaviva di Nerola.
  • Maggio 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose nell’evento Myth & Action Doll Expo.
  • 2017. Pubblicazione racconto horror “Transilvania”, edito da Youcanprint.
  • Ottobre 2017. Presentazione ufficiale del racconto “Transilvania” e della “Saga della Corona delle Rose” all’evento Romics.
  • Novembre 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose al Pisa Book Festival. Pubblicazione racconto horror “Anno 2020: invasione dall’oltretomba”.
  • Dicembre 2017. Pubblicazione del racconto breve “Saga della Corona delle Rose – storie dei personaggi – L’Ancella di Crios”.
  • Ottobre 2018. Pubblicazione romanzo fantasy “La Stirpe dei Divoratori”, secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Marzo 2019. Pubblicazione del racconto breve “Saga della Corona delle Rose – storie dei personaggi – Il destino del Discepolo”.
  • Settembre 2019. Pubblicazione racconto “L’incontro” in antologia Autori Vari, edito da 96, rue de-La-Fontaine.
  • Novembre 2020. Pubblicazione romanzo fantasy “La Cripta delle Anime esiliate”, quarto volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.

Buongiorno Gianluca, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Sei autore di
numerosi romanzi fantasy e l’ultima fatica è stata pubblicata recentemente.
Prima di andare sullo specifico, puoi dirci quando e come è nata in te la voglia
di scrivere? E perché il genere fantasy?

Ciao Iana e buongiorno a tutti. La voglia di scrivere è nata con il desiderio di vivere grandi
avventure. Non potendo farlo fisicamente, ho trovato una valida alternativa attraverso
l’immaginazione e i sogni. Ho scritto il mio primo racconto quando frequentavo le scuole
elementari, intitolato: Le avventure di Gianluca. Successivamente, dopo aver scritto
numerosi racconti fantastici, horror e di fantascienza, ispirato da alcuni videogiochi per
PC, dai Librogame di Lupo Solitario (Joe Dever) e dal gioco di ruolo Dungeons & Dragons,
sono passato definitivamente al genere che prediligo: il fantasy. Perché? Per il contesto
eroico e magico nel quale avrei potuto ambientare le storie del mio alter ego.

Una saga fortunata la tua, che ha visto il consenso di numerosi lettori. Parlaci
di come è nata l’idea della Saga della corona delle rose e del personaggio
Logren.

Dopo aver fatto la mia prima esperienza con il mondo dell’editoria, avendo pubblicato due
romanzi autoconclusivi ambientati su Arbor, il mondo che ho creato, ho vissuto un periodo
di profonda crisi esistenziale. Amavo scrivere ma questo mio talento non sfociava
nell’attenzione che avrei desiderato ci fosse da parte delle Case Editrici più importanti.
Contemporaneamente ho perso prima mio nonno e poi mio padre, pilastri essenziali della
mia vita. Ho cercato di uscirne fuori lavorando con passione al progetto della Saga della
Corona delle Rose, desiderando ardentemente di raccontare il mio vissuto, le mie
esperienze più significative, tutte le verità del mio percorso di crescita, in chiave fantasy.
Logren è divenuto così il mio avatar.

Che cosa influenza la stesura di ogni tuo romanzo?
Mi reputo una persona molto sensibile, un sognatore, un romantico. Non mi vergogno ad
ammettere di commuovermi spesso di fronte alle scene drammatiche dei film. Giù lacrime
e per storie come quella de L’ultimo dei Mohicani addirittura singhiozzi. Ciò che influenza i
miei romanzi sono le emozioni, la bellezza della natura, la musica orchestrale delle colonne
sonore dei film.

Hai uno scrittore o scrittrice di riferimento?
Dopo aver letto il suo primo romanzo, aver divorato il secondo e il terzo, restando sveglio
intere notti per leggerli, aspettando con trepidazione l’uscita annuale dei successivi, credo
che Terry Brooks, con la Saga di Shannara, possa definirsi il mio scrittore preferito.

Cosa ti divere di più nello scrivere un fantasy e cosa invece no?
Amo scrivere di luoghi sontuosi, con architetture colossali, di torri incantate e misteriose,
di regni e città con descrizioni così spettacolari da mozzare il fiato. La mia immaginazione
è spesso più veloce della penna. Mi spengo un po’ quando devo caratterizzare i miei personaggi, soprattutto fisicamente. Vedo chiaramente le loro coscienze e sono queste che
irradiano la loro materia.

Parliamo del tuo ultimo lavoro, “la cripta delle anime esiliate”. Un bellissimo
titolo accattivante che seduce il lettore e lo incuriosisce.

In ogni volume della Saga ho trattato temi e atmosfere diverse: mistero e gotico ne Il
Divoratore d’Ombra, epicità pura ne L’Obelisco dei Divoratori, magia ne La Stirpe dei
Divoratori e psicologia ne La Cripta delle Anime esiliate. Devo confessarti che non è stato
facile progettare la struttura di quest’ultimo romanzo ma ti assicuro che il risultato finale è
sorprendente. Nella sua complessa semplicità è stato un viaggio che ho faticato a lasciare
andare. E forse non l’ho mai fatto…

C’è un libro che ti sta più a cuore di tutti fra quelli che hai scritto?
Ogni libro che ho scritto mi ha regalato emozioni diverse ma sempre intense, difficile
trovare una preferenza. Prima della Saga della Corona delle Rose ho pubblicato altri due
romanzi: La Rosa dei Nirb e Il Muro d’Ombra. Forse quello che mi sta più a cuore è proprio
il primo, perché mi ha permesso di fare il primo passo nel mondo della scrittura, con
presentazioni, eventi, confronti, tutte realtà che non avrei mai sognato di poter
sperimentare.

Sappiamo che a tredici anni hai scritto un romanzo, Transilvania. Che
emozioni riportano in te una storia vista a distanza di tempo?

Rileggendo quelle storie mi viene da sorridere. Per l’energia con le quali sono state scritte,
la fantasia spensierata, libera. Ritrovo il bambino che ancora non conosceva le amarezze, le
delusioni, la spietatezza del male e penso che sia proprio questo mio continuare ad essere
“fanciullino” che mi salva da ogni immancabile avversità del vivere.


Gianluca, noi ti ringraziamo del tuo tempo e di essere stato qui noi. Ci
rivediamo alla prossima intervista.



Daniela Borla: Intervista all’autrice a cura di Iana Pannizzo

Buongiorno lettori, oggi vi farò conoscere una donna eccezionale, artista nell’anima, una vera forza della natura. Bella, simpatica e talentuosa. Abbiamo incontrato Daniela Borla e l’abbiamo intervistata per voi.

Daniela Borla

Ciao Daniela, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Autrice e pittrice, un’artista a tutto tondo. Quando nasce la passione per il disegno? Raccontaci il tuo percorso da pittrice e cosa racconti, al di là del visibile, nelle tue tele?

Buongiorno, sarebbe semplice poter dire che fin da bambina amavo il disegno. Ma non è
così. Ero affascinata dal talento di alcuni compagni di scuola i quali con due linee creavano
animali incredibili. Io no. Mi barcamenavo cercando di mettercela tutta ma poi mi accorsi
che il talento era tutt’altro. Ero invece bravina nella manipolazione e nella creazione di
creature fantastiche utilizzando l’allora in voga cera Pongo. La mia manualità si perfezionò
con il passare del tempo finché ormai ragazza non ebbi anche il desiderio di modellare l’argilla. Cosa che proseguì nel tempo e che ancor oggi mi dà belle soddisfazioni.
Il disegno mi conquistò più tardi, fu lui a conquistare me. Durante gli anni trascorsi
all’istituto magistrale imparai le tecniche pittoriche e compresi quanto mi piacesse
disegnare. Così armata di grande entusiasmo incominciai a studiare i grandi pittori. Come
tutti, i miei primi dipinti furono essenzialmente figurativi. Sceglievo un paesaggio
particolare e tentavo di riprodurlo fedelmente. Passarono gli anni, non diminuì la mia
voglia di dipingere tuttavia il desiderio di rappresentare qualcosa che non fosse una copia
dal vero si faceva sempre più pressante. Ricordo che in quel periodo lessi molto sulle
correnti pittoriche. Dall’avanguardia russa agli artisti maledetti americani. Fu così che decisi
di scavalcare il fosso. Iniziai a dipingere quello che la mia mente vedeva, non i miei occhi.
Fu un viaggio a New York che decise per me i soggetti che da allora dipingo con sempre
maggior entusiasmo.
Metropoli, periferie fatiscenti, cantieri, porti, edifici in demolizione. Tutto ciò che
rappresenta il lavoro dell’uomo come artefice del suo ambiente mi affascina.

Quali sono le tue emozioni nel corso di un lavoro e cosa ti lascia dentro una volta finito?

Dipingo quasi sempre ascoltando la musica. Non ha molta importanza il genere, a volte è
musica classica e a volte il jazz, anzi, spesso è proprio il genere musicale a influire su quello
che ho in mente di dipingere. Dipingo velocemente seguendo quello che è il mio progetto
mentale. Finchè non ho definito la base del dipinto non smetto. Le fasi successive possono
anche essere molto lunghe. Lascio che la tela mi rimandi ciò che ho impresso su di lei.
Lentamente emergeranno idee nella mente. Modifiche, aggiustamenti. Quasi sempre non
sono soddisfatta del mio lavoro. Guardo il dipinto come se avessi commesso un crimine.
Una vera schifezza. Solo da questa sensazione verrà poi fuori in seguito il dipinto che mi
piacerà.


La pittura come rifugio o apertura al mondo?

Dipingere per me significa creare. Difficilmente dipingo quando sono triste. Non cerco
evasione con la pittura. Tuttavia non nasce nemmeno un gran desiderio di aprirmi al
mondo. Potrei definire la pittura come un momento particolare di piacere nell’esprimere il
mio universo interiore. Ma esprimerlo per chi non saprei. Il desiderio di mostrare i miei
lavori agli altri arriva più tardi.

Hai mai pensato di dedicarti totalmente alla pittura o alla scrittura?

Sono talmente volubile che non potrei dedicarmi soltanto alla pittura o alla scrittura. I miei
interessi sono tanti ma spesso mi assale anche la pigrizia mentale. In quei periodi non
faccio proprio nulla tranne leggere e pensare.

Parliamo dei tuoi romanzi, storie rubate e la casa delle bambole di vetro, entrambi recensiti sul nostro blog. Da dove nascono le ispirazioni?

A differenza della pittura, la scrittura mi ha sempre accompagnata già da bambina. Ha
rappresentato spesso un rifugio, una difesa dalla realtà. Poesia e prosa mi hanno aiutata in
momenti delicati dell’adolescenza. Ho scritto e scritto finché ho raggiunto il grande sogno
della mia vita. Pubblicare un libro. E poi un secondo. Storie rubate nasce dalla mia
curiosità. Mi piace ascoltare le storie della gente. Quando decisi di mettere insieme un
certo numero di racconti di vita avevo già tutto il materiale. Non feci altro che assemblarlo.
La casa delle bambole di vetro invece è un romanzo di pura fantasia. Avevo in mente da
tempo un argomento dedicato alla violenza psicologica sui minori. Devo dire che
incominciai con l’idea di scrivere un racconto che poi lentamente si sviluppò fino a
diventare un romanzo.

Nella stesura die tuoi romanzi c’è un nesso con la pittura? Esiste nei tuoi quadri un fattore scatenante che accenda la scintilla di una trama?

Non esiste un nesso ragionato tra i miei quadri e i miei romanzi. Anche se a voler scavare
sulla mia personalità potrei tentare un’ipotesi, entrambe le mie passioni nascono dalla
condizione precaria dell’essere umano. Sia esso bambino, sia uomo o donna. Sono le città
in cui vivono gli emarginati, sono i bambini defraudati della loro infanzia, sono le donne
violentate nella loro essenza femminile che voglio rappresentare. Sono le abitazioni
fatiscenti, i quartieri fumosi, l’odore della fatica.

A quale dei due romanzi ti senti più affine e perché?

Amo entrambi i miei libri poiché rappresentano il mio sogno realizzato. Azzardo una
risposta dettata dal fatto che il primo libro racconta momenti di vita di persone che
conosco, per questo potrei dire che Storie rubate lo sento molto vivo dentro di me.

Che consigli saresti a chi volesse intraprendere la professione di pittrice? E di autrice?

Non credo di essere in grado di dare consigli da esperta a chi volesse intraprendere la
professione di autrice o di scrittrice anche perché io non lo sono. Quindi non consigli ma
seguire la propria inclinazione. Io avrei dovuto essere commercialista per il desiderio di mio
padre, ho lottato non poco per non diventarlo.

Puoi parlarci, se ti va, dei tuoi progetti futuri?

Progetti futuri? Tantissimi. Sto scrivendo il mio terzo romanzo, ho in cantiere una
personale di pittura in cui presenterò le mie metropoli. Altri progetti pittorici con il
collettivo di artisti di cui faccio parte. E poi chissà. Mi piacerebbe pubblicare la mia raccolta
di Poesie verticali… ma c’è tempo, devo ancora crescere.

Daniela, noi ti ringraziamo del tuo tempo dedicatoci e ci rivediamo alla prossima intervista.

Grazie.

Una Nota Nel Cuore di Ilaria Mossa: Recensione a cura di Iana Pannizzo

Una nota nel cuore (Prequel): Marta e Joseph eBook: Mossa, Ilaria:  Amazon.it: Kindle Store

Una Nota Nel cuore, la vicenda di Mare e Joseph, è il secondo volume della trilogia di Ilaria Mossa, giovanissima autrice di talento che scrive principalmente per un pubblico giovane. La struttura si presenta identica al primo romanzo che mette in risalto il punto di vista dei due protagonisti sui loro sentimenti e cambiamenti.

L’autrice fa sognare le sue lettrici con una storia d’amore bella e tormentata che non sterilizza però solo con semplice romanticismo. In essa si affrontano temi importanti come il rapporto difficile rapporto genitori/figli e tra fratelli, in una società che vuole omologare per sua compiacenza.  

Analizzando a grandi linee i due protagonisti, andiamo incontro ad attese giovanili, ma anche ai timori di quell’età che si accompagnano agli ormoni in subbuglio e battiti di cuore impazziti.

La mossa ci porta dentro una vicenda che sa di disincanto e ferite, di sogni spezzati, di anime taciute in lacrime silenziose e di atti impulsivi che pesano sulle conseguenze della vita, negli anni insoddisfatti di quella libertà che solo i giovani innamorati possono vivere.

Parte integrante e importante della narrazione è la musica che da un punto di vista adulto e genitoriale acquisisce spesso uno sfogo giovanile e nulla più quando invece essa si rivela come ancora di salvezza quando le frustrazioni e le emozioni fanno fatica ad esternarsi.

Nella storia si riporta anche il malessere di una voglia di crescere troppo in fretta, ma anche il silenzio di una vergogna inutile di chi si scopre diverso, arrendendosi.

L’autrice riporta un lettore più adulto ai ricordi di una giovinezza lontana e catapulta i più acerbi in un sogno di cui non ci si vuole svegliare.

Una storia per nulla scontata e con un finale imprevedibile che lascia sorpresi.

La Mossa è cresciuta, in questo secondo romanzo mostra capacità narrative e uno stile semplice e diretto che da adito a un talento fresco destinato a prosperare nei libri a venire.

Marcello Simoni: La Prigione Della Monaca Senza Volto”. Recensione a cura di Iana Pannizzo

monaca

Marcello Simoni, è uno di quegli autori di cui non riesci a dimenticarne le storie dopo aver letto l’ultima pagina.  I suoi romanzi affascinano perché ogni suo personaggio, che sia principale o secondario, è descritto in tutte le sfaccettature.  Uno stile perfetto, quasi irreprensibile che il lettore non può non amare.

Nella prigione della monaca senza volto, riprende la figura della monaca di Monza, Marianna de Leyva, che per certi versi si ricollega a quella descritta dal Manzoni nel celebre romanzo de I promessi Sposi. E’ interessante confrontare i due autori cosi lontani nel tempo e per stile, per visione di un personaggio realmente esistito nel seicento di una Milano repressa.

Mentre il Manzoni mette in risalto le fattezze fisiche della donna come il volto e soprattutto, gli occhi, lo sguardo che invoca pietà seppur nel suo superbo cipiglio, Simoni ne enfatizza subito il carattere, misterioso, enigmatico.  Nel Manzoni abbiamo una monaca di Monza orgogliosa ma remissiva che sopprime la rabbia e la soggezione verso il padre, ha un comportamento contraddittorio, che soffre e fa trasparire il suo malessere attraverso l’imposizione e i suoi ordini come badessa. Con Simoni invece leggiamo di una monaca che cerca vendetta, che si racconta, che ama se stessa, la liberà e il ricordo del suo uomo. Una donna malvagia perché sventurata. Una donna che ha rinunciato alla sua vita con fallace remissività.

Nel romanzo torna l’ormai noto inquisitore Girolamo Svampa, con quel suo temperamento forte e deciso che ricorda un boccale di birra scura. Un uomo che sfoga nell’irruenza e nella durezza dei modi la perdita di suo padre, inseguendo fantasmi, chimere, la sua vita di bambino rubata, riavvolgendo così il senso del tempo come un vecchio film visto e rivisto. 

Ci s’innamora dello Svampa, uomo ostinato e cupo come un vicolo scuro e senza lampioni. Egli ricorda, teme e ama. Il suo cuore è come un lago ghiacciato, duro in superficie e affascinante anche quando guardarlo e attraversarlo implica forti rischi.   

Una storia che riprende vecchi rancori. Una fede storpiata che non cammina tanto sulla strada della dissolutezza quanto quella di guardare dentro il lato più nascosto abbandonando spesso raziocinio e scetticismo.

L’amore è visto da più punti di vista, da quello paterno a quello dissoluto di donne penitenti; da quello celato al mondo a quello sfacciato e sperato.

Come in ogni romanzo di Simoni non manca di avventura, di suspense, di trame affascinanti che non possono fare altro che catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina. Nella Milano del 600, in cui l’inquisitore non si lascia andare a isterici pensieri a interpretazione di stregoneria, quando il nemico viene da dentro, dal passato, da un affetto, da un sentimento.

Un’atmosfera coinvolgente, che ti trascina via tra monasteri di clausura e viaggi introspettivi in un continuo pellegrinaggio alla ricerca della verità.