Buongiorno lettori del blog,
Oggi vi farò conoscere un autore che non lascia indifferenti per bravura e simpatia.
Lui è un avvocato di Milano con la passione per la letteratura storica che sa condire con trame thriller articolate in un mix sempre vincente per attrarre i lettori. Sto parlando di Ugo Nasi, che il blog “ un libro per amico – recensioni “ ha intervistato per voi.
Mi sono imbattuta in quest’autore per caso in occasione del suo primo romanzo storico “ le pagine perdute”, mi aveva affascinato la trama e la copertina del libro, ma devo ammettere con rammarico che ero rimasta delusa dalla storia. Tuttavia, una vocina dentro di me continuava a ripetermi di dare ancora fiducia a quest’autore e a distanza di tempo sono molto felice di aver dato retta a questa vocina interiore.
Nasi, infatti, è un autore di straordinario talento che sa rendere interessante qualsiasi cosa narri. Con una dialettica da far invidia a Cicerone (se fosse ancora in vita) non è difficile imbattersi in alcuni video in cui spiega di chiese e affreschi nascosti per il nostro Paese. Inoltre ha recitato una piccola parte nella serie televisiva “ I MEDICI 3 “, in “IO L’AMANTE” ha prestato la voce a Ludovico il Moro, per SUVERETO MEDIEVALE ha partecipato nella ricostruzione storica nell’associazione I CAVALIERI DI IL DEBRANDINO.
A seguire l’intervista e la recensione del suo ultimo romanzo “L’Ultimo Affresco “.
Buona lettura.
Iana Pannizzo
“recensione del romanzo ” L’Ultimo Affresco” di UGO NASI
L’ Ultimo Affresco è il titolo del romanzo di ambientazione storica dell’autore milanese Ugo Nasi, che completa la trilogia in cui vede protagonista la P.M. Viola Borroni dopo “le Pagine Perdute” e “Arcana Rubris”.
La storia si snoda in più spazi temporali e si articola in trame intrecciate fra loro con la maestria di un vero talento letterario.
L’inizio ha un andamento lento e graduale e a volte prolisso nelle spiegazioni, ma ciò non toglie tutta la genialità e la capacità dell’autore di stuzzicare la curiosità del lettore per farlo entrare in una storia avvincente che lo saprà conquistare già dal prologo.
Un mistero che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine, subito intenso nelle emozioni e nei sentimenti in cui s’intuisce un’azione in corso, come una resa dei conti, ma non solo; si avverte la sensazione che ogni personaggio sia vittima e carnefice allo stesso tempo, questo perché Ugo Nasi ha saputo strutturare la psicologia di ognuno in più sfaccettature, bravo nel costruire i caratteri e le personalità dei suoi protagonisti e come in una giostra dello spazio e del tempo, l’autore sembra divertirsi in un ameno altalenare di circostanze, avventure e introspezioni.
Particolarmente interessante l’ambientazione storica, che vede protagonista un personaggio carismatico e affascinante nella figura di Gundemberga e la madre Teodolinda, entrambe forti nello spirito, e di altre donne di sentimenti poco nobili che muovono i passi verso una schiera di azioni laceranti in un periodo storico travagliato come il medioevo. Luci e ombre del regno Longobardo e personaggi che intrigano e segnano le pagine di una storia in cui non manca di parte fantasy che va a ornare ogni traversia e stimola la curiosità e l’immaginazione dei lettori.
La storia si articola tra passato e presente, nel ricordo, in esistenze distinte e contraddittorie come una profonda metafora che carpisce il senso dell’universo fuori e dentro di noi.
Con questo terzo romanzo della sua trilogia, l’autore mostra prova di una padronanza di scrittura non indifferente, un estro che non ha niente da invidiare ai grandi della letteratura contemporanea sia italiana sia straniera.
La trama è così ben strutturata che è difficile non rimanerne affascinati. Alla sua quarta fatica letteraria si aggiudica un posto nel podio dei più talentuosi autori degli ultimi anni, per conoscenza storica e creatività. Ugo Nasi piace perché allieta e insegna ciò che è stato vissuto nei secoli seppur arricchito di episodi fantastici e inviti quasi con una naturalezza disarmante a scoprire di più di una storia romanzata.
Fra arte, fantascienza e storia, Nasi getta le basi di una trama con un mix perfetto ricco di suspense, un romanzo che t’incolla alle pagine e fa perdere la nozione del tempo fra i misteri del SATOR nella cornice affascinante di un’Italia di altri tempi che porta fino ai giorni nostri la bellezza di una storia che testimonia il suo sapere nell’immaginario scenico di un autore eccezionalmente singolare.
Iana Pannizzo

INTERVISTA AD UGO NASI
a cura di Iana Pannizzo

D: Ciao Ugo, innanzi tutto grazie per la tua disponibilità, cominciamo con una domanda che chissà quante volte avrai sentito nel corso delle tue interviste; quando nasce in te la passione per la scrittura e cosa ti fornisce l’ispirazione di ambientare i tuoi romanzi in un determinato contesto storico?
R: Innanzitutto voglio precisare che prima di essere uno scrittore, sono un accanito lettore. Detto questo la mia passione per la scrittura, sì insomma la voglia di buttare giù un romanzo, mi è venuta nel 2015. Ti svelo un piccolo segreto. Conoscendo la mia passione per i romanzi storici ed i Legal thriller è quasi sempre stata mia moglie – con il suo gusto ed intuito femminile – a procurarmi i romanzi da leggere. Soprattutto nel periodo estivo quando si ha più tempo e libertà per concedersi una buona lettura. Tra i tantissimi bei romanzi letti, un giorno me ne porta a casa uno che a giudicare dalla copertina, dal titolo, ma soprattutto dalla Casa Editrice che l’aveva pubblicato, avrebbe dovuto essere un bestseller da sbaragliare il mercato. Un romanzo da urlo. Ovviamente non ti rivelerò neanche sotto tortura quale sia il romanzo, ma ti posso dire con tutta sincerità che dopo averlo completamente letto mi sono persuaso che a scrivere un racconto simile ci sarei potuto riuscire pure io, credimi. Senza bisogno di editor, correttori di bozze e bla, bla bla. Ecco la mia passione per lo scrivere romanzi nasce da quella circostanza un po’ grottesca, a “illuminante”.
Se posso dirtela tutta, le mie prime cavie furono – ricordo ancora – mia figlia ed una sua coetanea che “costrinsi” ad ascoltare da me la lettura del primo capitolo de LE PAGINE PERDUTE.
Ancora oggi mi domando se dicessero la verità o fosse solo un modo per sbrigare in fretta quella seccatura ma sì… mi dissero che quel primo capitolo gli piaceva, e molto. Da lì prese l’avvio questa bellissima avventura che ancora prosegue.
L’ispirazione, o sarebbe meglio dire lo spunto, lo prendo leggendo storie antiche che può trovare chiunque di noi navigando su internet. Da lì poi, se la vicenda mi intriga, approfondisco poi la ricerca per trovare nuovi elementi e fatti legati a quella determinata storia. Per farti un esempio – ma non dirlo a nessuno – i tragici fatti legati ad una protagonista del mio ultimo thriller storico L’ULTIMO AFFRESCO si basano su fatti veri avvenuti nel castello di Fosdinovo. Ora immagino che pianterai il sottoscritto e questa intervista per andare a vedere cosa successe in quel maniero.
D: Quali emozioni ti lascia un libro appena terminato?
R: Ah… ma allora non mi hai abbandonato al mio destino? Ci sei ancora. Fantastico! Allora risponderò alla tua seconda domanda. Le emozioni che mi lascia un libro? Dipende ovviamente. Diciamo che essendo un lettore seriale mi capita, quando leggo un buon libro di sentire nascere in me un legame psicologico intimo con chi ha scritto quel racconto, uomo o donna che sia. Perché è come se si creasse un’empatia sottile, una simbiosi con chi ha incontrato il tuo gusto, le tue idee, la tua personalità e che dunque, nel bene o nel male, ti accomuna a lui, o a lei. E quindi la fine di un buon romanzo è il momento peggiore perché è come trovarsi a dover salutare un caro amico che ha deciso “lui” di congedarsi da te. E tu non vorresti lasciarlo andar via. Quando ciò accade, solitamente mi trangugio tutto ciò che viene “dopo” la parola “FINE” compresi i ringraziamenti e magari la quarta di copertina, dove vengono elencati gli altri romanzi dell’autore o dell’autrice. E’ un po’ come assistere ad un bel film che non vorresti che finisse mai e che segui ed insegui come un cretino fino ai titoli di coda. Uno di questi è stato OPEN di André Agassi, un altro è stata LA PAPESSA di Donna Woolkolk Cross, un altro ancora è stato I CONFRATELLI di John Grisham. Mi sono letto persino la “C” di Copyright!
D’altronde essere un lettore seriale è una brutta bestia, perché presta il fianco al pericolo di diventare quasi un romanzo-dipendente, con tutto ciò che ne consegue in tema di sudditanza psicologica per l’autore o l’autrice del libro. Per taluni, vale persino il detto (che è stato coniato per Autore/Lettrice ma potrebbe tranquillamente essere coniugato anche al femminile Autrice/Lettore) che “quando uno scrittore ti entra nella testa, ti ha già messo le mani dappertutto”
Invece come scrittore le sensazioni sono assai diverse. Considera che non sono mai soddisfatto di ciò che scrivo e, mannaggia a me, se dovessi rileggere ciò che ho realizzato fino ad oggi: LE PAGINE PERDUTE, IL DEPUTATO, ARCANA RUBRIS, forse cambierei qualcosa. Ma non è possibile restare incollato ad una vicenda per tutta la vita come uno scemo e quindi… me ne faccio una ragione e mi dico che quelli sono i miei lavori, il frutto della mia fantasia e del mio modo di essere. Punto e basta.
Però, se la tua domanda voleva arrivare a questo, sì… chiudere un romanzo ti lascia dentro un vuoto enorme, perché è come una bella, faticosa, intrigante avventura che finisce, nel bene o nel male. Senza contare lo sdoppiamento di personalità che naturalmente subisci quando devi vivere, sentire, soffrire o godere come i tuoi personaggi, per poterli raccontare.
Tornare poi ad indossare i panni della tua “minuscola” personalità è dura.
D: Un autore come te, appassionato di storia, ha mai pensato di cambiare genere letterario? E se si, quale vorresti sperimentare?
R: Se mi piacerebbe cambiare genere letterario? Ma io l’ho fatto, gentilissima Iana. Cavolo, se l’ho fatto! Ne ho persino scritto uno: IL DEPUTATO. Infatti, come ti dicevo prima, oltre ai romanzi storici mi affascina il genere Legal Thriller, alla Grisham per intenderci. Anzi ti dirò di più… John Grisham tutta la vita! E allora – da lettore – mi piace leggere e percepire le sensazioni che trasudano da quel tipo di storie. Persino gli odori. L’odore delle carte bollate, dell’aria stantia delle aule giudiziarie, del whisky comprato al discount e del completo (che puzza di sudore perché è stato lavato suppergiù da almeno due mesi) che porta un avvocato d’ufficio – sfigato e mollato dalla moglie per un collega d’ufficio -. Prima o poi mi imbarcherò nuovamente in storie del genere, anche perché sono molto più facili da buttar giù, nero su bianco. Senza doverti dannare l’anima su date e su nomi di personaggi realmente vissuti. O magari scriverò di un “Puttano” un po’ maldestro e scalcinato che si guadagna da vivere offrendo la sua compagnia e le sue “performance” a donne ricche di una certa età. Qui non dovrei metterci molto di mio, ma mi basterebbe che intervistassi un mio carissimo amico che ha proprio fatto quel mestiere per una decina d’anni.
Ma, tranquilla, non scandalizzarti. Non ho solo amicizie del genere.
Ho anche molto di peggio!
D: Il tuo ultimo romanzo si attiene anche alla tematica del tempo ..se potessi viaggiare attraverso i secoli, quale epoca ti piacerebbe vivere?
R: Senz’altro l’epoca che più si confà al mio carattere è il medioevo. Mi ci ritrovo. Forse in una precedente vita sono vissuto proprio in quei tempi lì. In quei periodi bui. Che poi anche questa leggenda metropolitana un po’ va sfatata. Perché il medioevo non fu solo un tempo di superstizione e di tabù religiosi, di lotta alle streghe e di ordini di invasati, ma anche fucina di grandi scoperte e di uomini e donne illuminati. A proposito di donne, e di streghe… lo sai che ne bruciarono molte di più i paesi protestanti della Riforma tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, che invece – in epoca medievale – la Chiesa Cattolica? Pare strano ma è così. Comunque sì, amo il medioevo, lo adoro. Epoca comunque torbida e misteriosa ma intrisa di ideali forti come ad esempio le Crociate (crudeli e sanguinose quanto vuoi, ma dove intere generazioni di uomini – e anche donne – si misero al servizio del condottiero di turno per andare a testimoniare il loro credo). E la vita al Castello, così lenta nel suo incedere temporale da sembrare quasi sospesa in una sorta di sortilegio arcano. Con le castellane che attendevano il loro cavaliere tra le spesse mura di inaccessibili manieri. Trovo in questo concetto persino qualcosa di molto sensuale.
D: Che consigli daresti agli aspiranti scrittori?
R: Consigli da dare ad un aspirante scrittore e scrittrice? Mmm … direi senz’altro quello di non arrendersi mai. Mai e poi mai. Anche quando tutto ti potrà sembrare difficile, faticoso, persino impossibile… credici!
La caparbietà e la volontà premiano sempre.
Bene, spero di non averti terrorizzato, così come spero di non aver tediato con le mie idee un po’ singolari i simpatici lettori del tuo bellissimo blog, Iana.
Ovviamente non posso che esserti grato di avermi dato questa bella opportunità di partecipare a questa iniziativa, ed allora permettimi di salutare tutti quelli che stanno leggendo questa intervista oltre a te naturalmente.
Grazie Ugo per aver dedicato il tuo tempo al blog “ un libro per amico –recensioni “ .











