Mattia Cattaneo: intervista a cura di Iana Pannizzo

Ciao lettori,

Abbiamo incontrato il poeta e l’autore Mattia Cattaneo che ha gentilmente accettato la nostra intervista. Un talento d’altri tempi eppur così contemporaneo che scandisce i sentimenti e li rende palpabili anche al sentire più arginato.

Dalla poesia alla prosa: Mattia Cattaneo torna con un nuovo romanzo -  Bergamo News
Mattia Cattaneo

CATTANEO MATTIACurriculum artistico
Nato a Trescore Balneario (BG) il 31-07-1988, abita a San Paolo d’Argon (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura.
Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Poeta e scrittore, ha pubblicato alcune poesie presso una collana di poesia contemporanea edita da Pagine edizioni nel 2015. Ha tenuto alcuni laboratori teatrali per le scuole primarie. Collabora con l’attore e poeta Carlo Arrigoni in varie letture teatrali sulla shoah e la liberazione d’Italia: i due nel Novembre 2019 hanno dato vita alla loro associazione artistico-teatrale “Architetti delle Parole” portando in scena varie letture teatrali, in ultimo sull’artista Modigliani dal titolo Modì, Maudit, Modigliani”.
Ha pubblicato con Antologica Atelier Edizioni tre sillogi poetiche: “Dritto al cuore” (2016), “La luna e i suoi occhi” (2017) e “Tracce di me” (2018) (secondo classificato Premio nazionale Polverini, sez. poesia ellittica) di cui ha realizzato una ventina di presentazioni tra il lecchese e la bergamasca.
A Novembre 2018 viene pubblicato, in self, il suo primo romanzo storico-sentimentale “E le stelle brillano ancora” con varie presentazioni, ad Agosto 2019 vince il primo premio al “concorso poetico isola blu- VI° edizione” e il concorso “note letterarie” per una silloge poetica inedita.
A Settembre 2019 pubblica, sempre in self, il suo secondo romanzo “Dove sento il cuore” e la silloge
poetica “Sarò Notte o forse inverno” iniziando un tour di presentazioni tra il comasco, il lecchese e il suo territorio bergamasco e vincendo, con il romanzo, la menzione d’onore al premio letterario “Residenze gregoriane” . A Novembre 2019 insieme all’amico Carlo Arrigoni. Nel 2020 ottiene il terzo posto con la videopoesia “Le brezze spirano” al premio VIDEOVERSI dell’International Film Tour Festival.
Gestisce il blog “Vento d’emozioni” e conduce una trasmissione radiofonica sull’emittente bergamasca Pienneradio e una rubrica letteraria sulla web tv “MondoTv” dal titolo “Il paradiso dei lettori”.

Contatti SOCIAL:
Mattia Cattaneo – Mattia Cattaneo autore (FB e INSTAGRAM) –
http://www.mattiacattaneoautore.com

Ciao Mattia, grazie per aver accettato questa breve intervista per il nostro
blog. Sei un autore di romanzi ma anche e soprattutto un poeta. Partiamo
subito da questa splendida figura che sa d’altri tempi. La Poesia ( con la P
maiuscola).., riflettiamo su questa parola tanto bella e così poco conosciuta,
che non sono solamente testi vergati in pieno romanticismo. Essa fa parte di
noi e della nostra natura umana e che nonostante tutto, non sparirà mai.
Cos’è per te la poesia e come nasce in te?

La poesia è un linguaggio dell’Anima ma anche un modus vivendi, una radice
profonda che ognuno di noi ha nel suo interno e che tocca le sponde
dell’interiorità. Poetare non è da tutti, si sa in questo mondo troppo veloce, a
volte superficiale, dove si corre e non ci si ferma un attimo a pensare a tutto
ciò che ci sta intorno. La poesia nasce anche da ciò che vediamo e sentiamo e
questo è il mio caso: da piccole sensazioni, vibrazioni interiori dell’Anima
nascono le parole, fluiscono come un fiume in piena e a volte è difficile dare
uno stop. Nel mio caso sono sempre poesie brevi, perché in quell’essenzialità
del verso c’è un mondo vasto.

Trasformeresti mai una poesia in una canzone? Se si, quale?
Si probabilmente ci sono molte poesie che possono essere anche canzoni. Ho
lasciato ad un duo (cantante più bassista) una mia poesia da trasformare in
canzone:
La strada del cuore
ci troverà ovunque.
Palmo a palmo,
prende le carezze
e ci dona canzoni.
Ho sogni come te,
ho forze come te,
immagini e ombre.
Mi abbandono in mezzo
alla via, senza voltarmi.
Oh, tu 
radice mia, 
terra 
e Patria 
mi sei voce

da ascoltare.
Quel seme,
dalle forti dita,
che si rende promessa
è il silenzio delle fiabe,
quel fuoco vero
che mi brucia dentro
e lenisce i suoi perché.
Voglio
la frescura,
la sera,
le labbra serrate,
gli occhi nuovi.
La mia Eternità.

Quali sono i poeti che consideri o hai considerato in passato come maestri?
Senza ombra di dubbio Ungaretti e Montale, i crepuscolari come Quasimodo
ma anche Saba e la sua descrizione di Trieste nella poesia “Città vecchia”,
sono per me dei Grandi senza dimenticare che ogni secolo ha visto grandi
poeti, da Leopardi a Pascoli sino, andando a ritroso, al sommo Dante. Ognuno
di loro ha lasciato una traccia, un colore, una caratteristica.


Poesia e musica, connubio perfetto. Sei d’accordo?
Si, la musica è fondamentale, anima le corde del cuore e ci fa raggiungere
degli stadi d’emozione indescrivibili. Spesso capita che mentre ascolto della
musica mi nasca dentro una poesia che devo assolutamente scrivere. La
musica e la Poesia sono un corpo solo poiché sia una sia l’altra si contengono
a vicenda.


Parliamo dei tuoi romanzi “ E le stelle brillano ancora “ e “ Dove sento il
cuore”. Cosa ha ispirato la stesura di questi due romanzi che profumano
d’amore in un retroscena storico?

E’ stata una bella sperimentazione cimentarsi nel romanzo e devo dire che mi
piace sempre più. Nel primo caso, volevo raccontare la storia di una nonna e
una nipote che dopo anni si ritrovano e con esso un segreto che andasse
scoperto proprio dalla nipote. Due generazioni distanti ma forti e piene di
coraggio sullo sfondo del muro di Berlino. Nel caso di “Dove sento il cuore”

invece una storia d’amore di stampo storico tra una fornaia e un partigiano
durante l’occupazione nazi fascista sul lago di Como. Entrambe le storie
hanno del dramma, del pathos ma fanno leva sulla speranza, sull’ascolto
interiore, sul cuore e non sempre sulla ragione. La vita, nonostante tutto
quello che accade, va vissuta.

L’ombra di una durezza vissuta sconfitta dalla voglia di vivere, può richiedere
tempo ed energia. Come fai ad immedesimarti nei tuoi personaggi?

La poesia mi aiuta molto, scrivere deve andare in parallelo con la sensibilità e
con il sapere. Sono due traiettorie molto importanti che unite all’originalità
fanno di una persona un buon autore. Io ho sempre cercato di ascoltare ciò
che la storia che si materializzava nella mente mi dicesse, mi trasmettesse
con le parole e attraverso le parole dare quell’emozione giusta a chi legge, al
lettore a quello che è il pubblico sovrano e che decide anche, se vogliamo, il
successo o meno di un libro. I personaggi sono fondamentali, sono anime che
si incastrano poi tra le vie del nostro cuore, passeggiano e respirano con noi.

Ti emoziona di più la stesura di un romanzo o il componimento di versi
poetici?

Domandona… direi che entrambi mi danno una grande emozione, ma il
comporre poesia è senza ombra di dubbio un grande dono e quello che più mi
rimane attaccato dentro e che cerco sempre di far emergere attraverso
appunto la parola. Il romanzo ha un processo più lungo, più complesso ma mi
affascina molto, soprattutto quando dai vita a dei personaggi che d’ora in poi
cammineranno con te.


Parlaci, se ti va, dei tuoi progetti futuri?
Certamente: assieme all’amico attore Carlo Arrigoni abbiamo fondato
un’associazione culturale dal nome “Architetti delle parole” da circa un anno e
stiamo facendo letture teatrali. Quest’estate siamo riusciti, nonostante il
periodo pandemico, a portare in scena un recital dedicato a Modigliani e ne
stiamo preparando un altro particolare che riguarda Dante, per il 2021.
Per quanto riguarda la scrittura, ho un romanzo nel cassetto a cui devo dare
dei ritocchi e forse potrebbe vedere luce nel 2021 anche con un notevole salto
di qualità ed editoriale (ma non mi pronuncio oltre per scaramanzia) e una

silloge poetica che fa parte di un progetto di teatro-poesia per la fine del 2021.
Insomma, ho parecchi progetti e speriamo che si possano concretizzare.

Mattia, noi ti ringraziamo del tuo tempo e della tua gentilezza.

Ci rivediamo alla prossima intervista.

Gianluca Villano: intervista all’autore a cura di Iana Pannizzo

Ciao Readers,

Il genere fantasy non smetterà mai di affascinare lettori di ogni età e per fortuna a noi non mancano autori di talento che ci catapultano in mondi fantastici e terre lontane. Abbiamo avuto il piacere di ospitare nel nostro blog Gianluca Villano, autore già in età adolescenziale. Gianluca si distingue per lo stile raffinato e incisivo che fanno di ogni romanzo un successo garantito. L’abbiamo incontrato ed intervistato per voi.

Gianluca Villano
  • Aprile 1996. Pubblicati Articoli su rivista fantasy nazionale Kaos (n°35): “Arachin, Signore dei Ragni”, “La progenie del caos: Bakland e Sorkron”.
  • Agosto 2002. Pubblicato romanzo fantasy “La Rosa dei Nirb”, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Giugno 2003. Poesia “La Rosa e le spine”, pubblicata su Antologia Poesie del Nuovo Millennio, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Novembre 2003. Poesia “Il Bacio di un Angelo”, pubblicata su Antologia Premio Pablo Neruda 2003, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Dicembre 2003. Poesia “A Valentina”, pubblicata su Antologia Tra un fiore colto e l’altro donato, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Dicembre 2003. Scheda biografica inserita nell’Enciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Aprile 2005. Romanzo fantasy “Il Muro d’Ombra”, edito da I Fiori di Campo (Pv)
  • Ottobre 2008. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Sigillo dell’Unicorno”, edito da Il Filo (Rm).
  • 25 Ottobre 2009. Giardini Naxos. Menzione d’Onore a Il Sigillo dell’unicorno conferita dall’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio “Poesia Prosa e Arti Figurative 2009”.
  • Febbraio 2016. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Divoratore d’Ombra”, primo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • 2016. Pubblicazione racconto horror “Il Segreto del Cobra”, primo volume della Saga di Cobra, edito da Youcanprint.
  • Marzo 2017. Pubblicazione romanzo fantasy “L’Obelisco dei Divoratori”, secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Aprile 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose nelle aule della Scuola Media di Acquaviva di Nerola.
  • Maggio 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose nell’evento Myth & Action Doll Expo.
  • 2017. Pubblicazione racconto horror “Transilvania”, edito da Youcanprint.
  • Ottobre 2017. Presentazione ufficiale del racconto “Transilvania” e della “Saga della Corona delle Rose” all’evento Romics.
  • Novembre 2017. Presentazione della Saga della Corona delle Rose al Pisa Book Festival. Pubblicazione racconto horror “Anno 2020: invasione dall’oltretomba”.
  • Dicembre 2017. Pubblicazione del racconto breve “Saga della Corona delle Rose – storie dei personaggi – L’Ancella di Crios”.
  • Ottobre 2018. Pubblicazione romanzo fantasy “La Stirpe dei Divoratori”, secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Marzo 2019. Pubblicazione del racconto breve “Saga della Corona delle Rose – storie dei personaggi – Il destino del Discepolo”.
  • Settembre 2019. Pubblicazione racconto “L’incontro” in antologia Autori Vari, edito da 96, rue de-La-Fontaine.
  • Novembre 2020. Pubblicazione romanzo fantasy “La Cripta delle Anime esiliate”, quarto volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.

Buongiorno Gianluca, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Sei autore di
numerosi romanzi fantasy e l’ultima fatica è stata pubblicata recentemente.
Prima di andare sullo specifico, puoi dirci quando e come è nata in te la voglia
di scrivere? E perché il genere fantasy?

Ciao Iana e buongiorno a tutti. La voglia di scrivere è nata con il desiderio di vivere grandi
avventure. Non potendo farlo fisicamente, ho trovato una valida alternativa attraverso
l’immaginazione e i sogni. Ho scritto il mio primo racconto quando frequentavo le scuole
elementari, intitolato: Le avventure di Gianluca. Successivamente, dopo aver scritto
numerosi racconti fantastici, horror e di fantascienza, ispirato da alcuni videogiochi per
PC, dai Librogame di Lupo Solitario (Joe Dever) e dal gioco di ruolo Dungeons & Dragons,
sono passato definitivamente al genere che prediligo: il fantasy. Perché? Per il contesto
eroico e magico nel quale avrei potuto ambientare le storie del mio alter ego.

Una saga fortunata la tua, che ha visto il consenso di numerosi lettori. Parlaci
di come è nata l’idea della Saga della corona delle rose e del personaggio
Logren.

Dopo aver fatto la mia prima esperienza con il mondo dell’editoria, avendo pubblicato due
romanzi autoconclusivi ambientati su Arbor, il mondo che ho creato, ho vissuto un periodo
di profonda crisi esistenziale. Amavo scrivere ma questo mio talento non sfociava
nell’attenzione che avrei desiderato ci fosse da parte delle Case Editrici più importanti.
Contemporaneamente ho perso prima mio nonno e poi mio padre, pilastri essenziali della
mia vita. Ho cercato di uscirne fuori lavorando con passione al progetto della Saga della
Corona delle Rose, desiderando ardentemente di raccontare il mio vissuto, le mie
esperienze più significative, tutte le verità del mio percorso di crescita, in chiave fantasy.
Logren è divenuto così il mio avatar.

Che cosa influenza la stesura di ogni tuo romanzo?
Mi reputo una persona molto sensibile, un sognatore, un romantico. Non mi vergogno ad
ammettere di commuovermi spesso di fronte alle scene drammatiche dei film. Giù lacrime
e per storie come quella de L’ultimo dei Mohicani addirittura singhiozzi. Ciò che influenza i
miei romanzi sono le emozioni, la bellezza della natura, la musica orchestrale delle colonne
sonore dei film.

Hai uno scrittore o scrittrice di riferimento?
Dopo aver letto il suo primo romanzo, aver divorato il secondo e il terzo, restando sveglio
intere notti per leggerli, aspettando con trepidazione l’uscita annuale dei successivi, credo
che Terry Brooks, con la Saga di Shannara, possa definirsi il mio scrittore preferito.

Cosa ti divere di più nello scrivere un fantasy e cosa invece no?
Amo scrivere di luoghi sontuosi, con architetture colossali, di torri incantate e misteriose,
di regni e città con descrizioni così spettacolari da mozzare il fiato. La mia immaginazione
è spesso più veloce della penna. Mi spengo un po’ quando devo caratterizzare i miei personaggi, soprattutto fisicamente. Vedo chiaramente le loro coscienze e sono queste che
irradiano la loro materia.

Parliamo del tuo ultimo lavoro, “la cripta delle anime esiliate”. Un bellissimo
titolo accattivante che seduce il lettore e lo incuriosisce.

In ogni volume della Saga ho trattato temi e atmosfere diverse: mistero e gotico ne Il
Divoratore d’Ombra, epicità pura ne L’Obelisco dei Divoratori, magia ne La Stirpe dei
Divoratori e psicologia ne La Cripta delle Anime esiliate. Devo confessarti che non è stato
facile progettare la struttura di quest’ultimo romanzo ma ti assicuro che il risultato finale è
sorprendente. Nella sua complessa semplicità è stato un viaggio che ho faticato a lasciare
andare. E forse non l’ho mai fatto…

C’è un libro che ti sta più a cuore di tutti fra quelli che hai scritto?
Ogni libro che ho scritto mi ha regalato emozioni diverse ma sempre intense, difficile
trovare una preferenza. Prima della Saga della Corona delle Rose ho pubblicato altri due
romanzi: La Rosa dei Nirb e Il Muro d’Ombra. Forse quello che mi sta più a cuore è proprio
il primo, perché mi ha permesso di fare il primo passo nel mondo della scrittura, con
presentazioni, eventi, confronti, tutte realtà che non avrei mai sognato di poter
sperimentare.

Sappiamo che a tredici anni hai scritto un romanzo, Transilvania. Che
emozioni riportano in te una storia vista a distanza di tempo?

Rileggendo quelle storie mi viene da sorridere. Per l’energia con le quali sono state scritte,
la fantasia spensierata, libera. Ritrovo il bambino che ancora non conosceva le amarezze, le
delusioni, la spietatezza del male e penso che sia proprio questo mio continuare ad essere
“fanciullino” che mi salva da ogni immancabile avversità del vivere.


Gianluca, noi ti ringraziamo del tuo tempo e di essere stato qui noi. Ci
rivediamo alla prossima intervista.



Daniela Borla: Intervista all’autrice a cura di Iana Pannizzo

Buongiorno lettori, oggi vi farò conoscere una donna eccezionale, artista nell’anima, una vera forza della natura. Bella, simpatica e talentuosa. Abbiamo incontrato Daniela Borla e l’abbiamo intervistata per voi.

Daniela Borla

Ciao Daniela, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Autrice e pittrice, un’artista a tutto tondo. Quando nasce la passione per il disegno? Raccontaci il tuo percorso da pittrice e cosa racconti, al di là del visibile, nelle tue tele?

Buongiorno, sarebbe semplice poter dire che fin da bambina amavo il disegno. Ma non è
così. Ero affascinata dal talento di alcuni compagni di scuola i quali con due linee creavano
animali incredibili. Io no. Mi barcamenavo cercando di mettercela tutta ma poi mi accorsi
che il talento era tutt’altro. Ero invece bravina nella manipolazione e nella creazione di
creature fantastiche utilizzando l’allora in voga cera Pongo. La mia manualità si perfezionò
con il passare del tempo finché ormai ragazza non ebbi anche il desiderio di modellare l’argilla. Cosa che proseguì nel tempo e che ancor oggi mi dà belle soddisfazioni.
Il disegno mi conquistò più tardi, fu lui a conquistare me. Durante gli anni trascorsi
all’istituto magistrale imparai le tecniche pittoriche e compresi quanto mi piacesse
disegnare. Così armata di grande entusiasmo incominciai a studiare i grandi pittori. Come
tutti, i miei primi dipinti furono essenzialmente figurativi. Sceglievo un paesaggio
particolare e tentavo di riprodurlo fedelmente. Passarono gli anni, non diminuì la mia
voglia di dipingere tuttavia il desiderio di rappresentare qualcosa che non fosse una copia
dal vero si faceva sempre più pressante. Ricordo che in quel periodo lessi molto sulle
correnti pittoriche. Dall’avanguardia russa agli artisti maledetti americani. Fu così che decisi
di scavalcare il fosso. Iniziai a dipingere quello che la mia mente vedeva, non i miei occhi.
Fu un viaggio a New York che decise per me i soggetti che da allora dipingo con sempre
maggior entusiasmo.
Metropoli, periferie fatiscenti, cantieri, porti, edifici in demolizione. Tutto ciò che
rappresenta il lavoro dell’uomo come artefice del suo ambiente mi affascina.

Quali sono le tue emozioni nel corso di un lavoro e cosa ti lascia dentro una volta finito?

Dipingo quasi sempre ascoltando la musica. Non ha molta importanza il genere, a volte è
musica classica e a volte il jazz, anzi, spesso è proprio il genere musicale a influire su quello
che ho in mente di dipingere. Dipingo velocemente seguendo quello che è il mio progetto
mentale. Finchè non ho definito la base del dipinto non smetto. Le fasi successive possono
anche essere molto lunghe. Lascio che la tela mi rimandi ciò che ho impresso su di lei.
Lentamente emergeranno idee nella mente. Modifiche, aggiustamenti. Quasi sempre non
sono soddisfatta del mio lavoro. Guardo il dipinto come se avessi commesso un crimine.
Una vera schifezza. Solo da questa sensazione verrà poi fuori in seguito il dipinto che mi
piacerà.


La pittura come rifugio o apertura al mondo?

Dipingere per me significa creare. Difficilmente dipingo quando sono triste. Non cerco
evasione con la pittura. Tuttavia non nasce nemmeno un gran desiderio di aprirmi al
mondo. Potrei definire la pittura come un momento particolare di piacere nell’esprimere il
mio universo interiore. Ma esprimerlo per chi non saprei. Il desiderio di mostrare i miei
lavori agli altri arriva più tardi.

Hai mai pensato di dedicarti totalmente alla pittura o alla scrittura?

Sono talmente volubile che non potrei dedicarmi soltanto alla pittura o alla scrittura. I miei
interessi sono tanti ma spesso mi assale anche la pigrizia mentale. In quei periodi non
faccio proprio nulla tranne leggere e pensare.

Parliamo dei tuoi romanzi, storie rubate e la casa delle bambole di vetro, entrambi recensiti sul nostro blog. Da dove nascono le ispirazioni?

A differenza della pittura, la scrittura mi ha sempre accompagnata già da bambina. Ha
rappresentato spesso un rifugio, una difesa dalla realtà. Poesia e prosa mi hanno aiutata in
momenti delicati dell’adolescenza. Ho scritto e scritto finché ho raggiunto il grande sogno
della mia vita. Pubblicare un libro. E poi un secondo. Storie rubate nasce dalla mia
curiosità. Mi piace ascoltare le storie della gente. Quando decisi di mettere insieme un
certo numero di racconti di vita avevo già tutto il materiale. Non feci altro che assemblarlo.
La casa delle bambole di vetro invece è un romanzo di pura fantasia. Avevo in mente da
tempo un argomento dedicato alla violenza psicologica sui minori. Devo dire che
incominciai con l’idea di scrivere un racconto che poi lentamente si sviluppò fino a
diventare un romanzo.

Nella stesura die tuoi romanzi c’è un nesso con la pittura? Esiste nei tuoi quadri un fattore scatenante che accenda la scintilla di una trama?

Non esiste un nesso ragionato tra i miei quadri e i miei romanzi. Anche se a voler scavare
sulla mia personalità potrei tentare un’ipotesi, entrambe le mie passioni nascono dalla
condizione precaria dell’essere umano. Sia esso bambino, sia uomo o donna. Sono le città
in cui vivono gli emarginati, sono i bambini defraudati della loro infanzia, sono le donne
violentate nella loro essenza femminile che voglio rappresentare. Sono le abitazioni
fatiscenti, i quartieri fumosi, l’odore della fatica.

A quale dei due romanzi ti senti più affine e perché?

Amo entrambi i miei libri poiché rappresentano il mio sogno realizzato. Azzardo una
risposta dettata dal fatto che il primo libro racconta momenti di vita di persone che
conosco, per questo potrei dire che Storie rubate lo sento molto vivo dentro di me.

Che consigli saresti a chi volesse intraprendere la professione di pittrice? E di autrice?

Non credo di essere in grado di dare consigli da esperta a chi volesse intraprendere la
professione di autrice o di scrittrice anche perché io non lo sono. Quindi non consigli ma
seguire la propria inclinazione. Io avrei dovuto essere commercialista per il desiderio di mio
padre, ho lottato non poco per non diventarlo.

Puoi parlarci, se ti va, dei tuoi progetti futuri?

Progetti futuri? Tantissimi. Sto scrivendo il mio terzo romanzo, ho in cantiere una
personale di pittura in cui presenterò le mie metropoli. Altri progetti pittorici con il
collettivo di artisti di cui faccio parte. E poi chissà. Mi piacerebbe pubblicare la mia raccolta
di Poesie verticali… ma c’è tempo, devo ancora crescere.

Daniela, noi ti ringraziamo del tuo tempo dedicatoci e ci rivediamo alla prossima intervista.

Grazie.

Una Nota Nel Cuore di Ilaria Mossa: Recensione a cura di Iana Pannizzo

Una nota nel cuore (Prequel): Marta e Joseph eBook: Mossa, Ilaria:  Amazon.it: Kindle Store

Una Nota Nel cuore, la vicenda di Mare e Joseph, è il secondo volume della trilogia di Ilaria Mossa, giovanissima autrice di talento che scrive principalmente per un pubblico giovane. La struttura si presenta identica al primo romanzo che mette in risalto il punto di vista dei due protagonisti sui loro sentimenti e cambiamenti.

L’autrice fa sognare le sue lettrici con una storia d’amore bella e tormentata che non sterilizza però solo con semplice romanticismo. In essa si affrontano temi importanti come il rapporto difficile rapporto genitori/figli e tra fratelli, in una società che vuole omologare per sua compiacenza.  

Analizzando a grandi linee i due protagonisti, andiamo incontro ad attese giovanili, ma anche ai timori di quell’età che si accompagnano agli ormoni in subbuglio e battiti di cuore impazziti.

La mossa ci porta dentro una vicenda che sa di disincanto e ferite, di sogni spezzati, di anime taciute in lacrime silenziose e di atti impulsivi che pesano sulle conseguenze della vita, negli anni insoddisfatti di quella libertà che solo i giovani innamorati possono vivere.

Parte integrante e importante della narrazione è la musica che da un punto di vista adulto e genitoriale acquisisce spesso uno sfogo giovanile e nulla più quando invece essa si rivela come ancora di salvezza quando le frustrazioni e le emozioni fanno fatica ad esternarsi.

Nella storia si riporta anche il malessere di una voglia di crescere troppo in fretta, ma anche il silenzio di una vergogna inutile di chi si scopre diverso, arrendendosi.

L’autrice riporta un lettore più adulto ai ricordi di una giovinezza lontana e catapulta i più acerbi in un sogno di cui non ci si vuole svegliare.

Una storia per nulla scontata e con un finale imprevedibile che lascia sorpresi.

La Mossa è cresciuta, in questo secondo romanzo mostra capacità narrative e uno stile semplice e diretto che da adito a un talento fresco destinato a prosperare nei libri a venire.

Emanuele Rizzardi: intervista all’autore a cura di Iana Pannizzo

Ciao lettori,

Oggi segnaliamo ed intervistiamo il romanzo storico dell’autore Emanuele Rizzardi.

L'usurpatore di [Emanuele Rizzardi]
Editore: StreetLib
Data di Pubblicazione: 2020
EAN: 9788835381006
ISBN: 8835381002
Formato: brossura

Gli ultimi anni del ‘200 sono durissimi per il già provato Impero Bizantino, recentemente ricostituitosi a Costantinopoli, sotto la spregiudicata e agguerrita famiglia dei Paleologi.
Quel che rimane delle ricche province d’Asia Minore è caduto nell’anarchia. Bande di razziatori turchi, avide di bottino e terre, saccheggiano ripetutamente le campagne, costringendo i cittadini dell’impero a tentare una disperata fuga verso la costa o ad arroccarsi dietro alle mura di antiche e solide fortezze.
Nel frattempo Karman Bey, signore musulmano di Mileto, aumenta il suo potere a dismisura e raduna un esercito abbastanza grande da convincere la corte di Costantinopoli a rispondere con ogni mezzo a sua disposizione. Il sogno turco di conquistare la “regina delle città” sembra poter diventare una triste realtà.
il Basileus Andronico II ripone le sue speranze nel giovane nipote Alessio Filantropeno, incaricandolo di porre definitivamente fine alla pressione nemica e conservare quanto rimasto, prima che sia troppo tardi. Alessio, euforico all’idea di mettere in mostra le proprie qualità come comandante militare, scoprirà che gli intrighi, i giochi di potere e la guerra hanno sempre un prezzo da pagare, e le sue illusioni giovanili andranno incontro ad una realtà amara.
Emanuele Rizzardi è un romanziere e bizantinista italiano. È nato nel 1990 e vive a Legnano, in provincia di Milano (Italia). Si è laureato all’Università Cattolica di Milano nel 2014. Ha pubblicato “L’ultimo Paleologo” nel 2017 e una seconda edizione nel 2018. Il suo secondo romanzo è “L’usurpatore”, pubblicato nel 2020. “The Usurper” è la prima traduzione in inglese de “L’usurpatore”, uscita nello stesso anno. È anche uno dei fondatori dell ‘“Associazione culturale bizantina per gli studi bizantini”, con sede a Legnano e operante in 10 regioni italiane. Un altro romanzo “Sotto lo stendardo di Giove”, sarà pubblicato nel primo trimestre del 2021
Dr. Emanuele Rizzardi:
Per info su eventi, presentazioni e contatti:
https://emanuele-rizzardi.wixsite.com/emanuelerizzardi
La pagina dedicata ai miei libri e alla storia medioevale
https://www.facebook.com/UltimoPaleologo/
Vendo librihttp://www.comprovendolibri.it/?uid=TFT 

Buongiorno Emanuele e benvenuto al blog “ Un Libro Per Amico-Non Solo
Recensioni”, “L’usurpatore” è il tiolo del tuo secondo lavoro. Raccontaci di
questo libro
.
Certamente! La storia è incentrata sulle vicende romanzate la spedizione in Asia del generale
Alessio Filantropeno, che viene mandato a combattere un esercito minuscolo e impreparato da
suo zio il basileus (che soprannomineremo “lo zio dell’anno”. Siamo verso la fine del 1200 e il tutto
si svolge in pochissimi anni. Il Filantropeno è una figura molto interessante non solo per il suo
grande carisma e le capacità militari, ma anche per aver cercato di risolvere i problemi che
incontrava sul suo percorso con grande intelligenza e spirito diplomatico. Il periodo è molto
particolare perché è trattato pochissimo nei romanzi storici, ma siamo nel pieno della nascita
dell’impero Ottomano, il declino di quello bizantino, la creazione dei grandi scali mercantili dei clan
Genovesi, le diatribe religiose, la guerra civile, il fascino un po’ malinconico di un mondo che
cambia e che è in rovina, con antiche città gloriose ridotte a scheletri di pietra disabitati. Insomma,
gli ingredienti per qualcosa di avvincente sono presto serviti.


Si suppone che sia frutto di una lunga ricerca; quanto tempo e quanto
impegno ti sono stati richiesti per la stesura di questo romanzo.

Passo molto tempo preliminare a studiare le fonti del tempo e le opere dei grandi storici moderni,
per questo lavoro in particolare è stato fondamentale lo storico e filosofo Giorgio Pachimere, una
sorta di biografo del protagonista
.
Una volta che la storia viene definita in base agli eventi reali, scelgo cosa modificare o infiorettare
per renderlo più semplice ai lettori casuali e non appassionati.

Com’è nata questa idea?
Il Filantropeno è una figura unica ed eccezionale del suo tempo, che risulta praticamente
sconosciuta. Quella di voler dare voce alle sue gesta è stata una scelta naturale. Non esistono altri
romanzi in tutto il mondo (che io sappia), riguardo la sua figura, che vive confinata nei manuali
della bizantinistica più stretta.

Cosa ti ha appassionato di più e quali emozioni ti ha lasciato a lavoro
ultimato?

Onestamente, posso dire che la storia non è semplicemente avvincente per i fatti narrati, ma ha un
significato molto importante. Oltre la guerra, gli amori, le migrazioni, le distruzioni, i sotterfugi, la
fede e le spade… c’è semplicemente il rapporto tra un uomo e suo zio.
Che cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori di romanzi storici?
Di cambiare mestiere per non rodersi il fegato. A parte gli scherzi, gli consiglio di essere creativi e
di sperimentare, di non abbandonarsi a scrivere l’ennesimo, banalissimo romanzetto su Cesare o
Annibale.


Molti giovani non riescono ad appassionarsi alla storia. Se fossi un
professore, come insegneresti questa materia cosi affascinante ma che molti
purtroppo trovano noiosa?

Se fossi un insegnante, punterei a far conoscere gli uomini e i loro sentimenti, piuttosto che date
ed eventi a memoria, spesso imparate a pappagallo, senza alcun senso.
Disgraziatamente, pochi professori prestati alla storia sono degli storici, e meno ancora hanno
passione per la materia.

Emanuele Rizzardi, noi ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo, ti
auguriamo una buona giornata e ci rivediamo alla prossima intervista.

Ad maiora!

Blogger del mese: Sara Valentino

Ciao lettori,

Ritorna lo spazio dedicato al mondo blogging.

Questo mese abbiamo intervistato la bella e brava Sara Valentino che ha catturato la nostra attenzione già da qualche tempo e che finalmente siamo riusciti ad intervistare.

Iana Pannizzo

Sara Valentino

Ciao Sara e benvenuta al blog “ Un Libro Per Amico- Non Solo Recensioni”. E’ davvero un piacere averti qui con noi. Cominciamo subito con qualche domanda per i nostri lettori.  Cosa significa per te, leggere?

Grazie Iana innanzitutto per l’invito e per questa bella intervista. Complimenti per il tuo blog e per la cura con cui lo gestisci. Leggo si può dire da sempre, lo faccio per evasione, perchè vivo così in mondi paralleli al nostro, in epoche lontane da quella in cui viviamo. Leggo per conoscere, nel tempo sento sempre più viva una spirale dentro di me che è insaziabile. Vorrei conoscere sempre di più. Ovviamente il tempo è così poco che va dosato ma so che i libri sono lì ad aspettarmi e ad accogliermi quando posso dedicarmi interamente a loro.

 Quando, come e perché è nata in te la voglia di fare blogging? 

Il primissimo blog l’ho aperto nel 2012, un po’ per curiosità in concomitanza con la mia iscrizione a Facebook. Negli anni ho avuto la possibilità, e ne sono grata, di collaborare con un altro blogger e crescere insieme in questo mondo. Perché? Credo che oggi ti possa dare una risposta concreta. Perché mi piace poter parlare delle mie letture, mi piace proprio trasporre le emozioni che provo durante la lettura, adoro fare ricerca di argomenti inusuali di misteri  e storie del passato.  Il blog Septem Literary è diventato il mio rifugio virtuale.

Cosa cerchi principalmente  nella scelta di un libro? 

Un romanzo deve essere emozione! Cerco questo nelle storie che leggo. Leggo esclusivamente storici: thriller, romanzi o saggi è indifferente, va da sè che in un libro cerco epoche che mi piacerebbe molto vivere. La mia passione è l’archeologia e l’Antico Egitto. Inoltre sono attratta dall’epoca medioevale e rinascimentale.

Come nasce una tua recensione? Cosa è cambiato nelle tue analisi  da quando hai cominciato a fare blog ad oggi? 

Inizialmente facevo dei commenti, brevi e concisi in post oppure sul mio quaderno. Ho sempre cercato di scavare nell’animo dell’autore per carpire, al di là della storia, il messaggio che aveva celato tra le righe. Non è cambiato molto, segno alcuni passaggi, appunto le emozioni che ho vissuto e poi cerco di trasporre tutto in parole. Spero che giungano al lettore potenzialmente interessato al tipo di testo di cui sto parlando. 

Se un libro non ti piace, finisci ugualmente di leggerlo? E perché?

Mi è capitato di sforzarmi e finire libri che non mi entusiasmavano e poi capire che in effetti non erano per me. Mi è capitato anche di rimanere sorpresa, un libro iniziato in maniera poco avvincente poi si è rivelato una sorpresa. Non sempre li finisco, a volte interrompo perchè capisco che il libro non fa per me, magari non è il momento, oppure semplicemente non è nelle mie corde.

Cosa non scriveresti mai nel tuo blog? 

Non scrivo recensioni negative, per esempio, in quanto non mi sento di essere una critica letteraria, non lo sono in effettiE’ un blog a tema quindi tutto ciò che non è in linea non lo scriverei. 

Hai mai pensato di scrivere un libro tutto tuo?

Sì, ci ho pensato parecchie volte ma per il momento non è evidentemente scattata la scintilla. Richiede molto studio la scrittura e non ho il tempo materiale per farlo. Mi dedico a leggere. 

Ti ringrazio per averci dedicato il tuo tempo e noi ci rivediamo alla prossima intervista.

Grazie per l’intervista e per avermi fatto passare questo tempo in tua compagnia.

Venaria che legge: Gli amici della biblioteca

Ciao lettori,

Per la Festa del Lettore, andando in giro per Venaria Reale, in via mensa, abbiamo incontrato gli amici della biblioteca di Venaria, rispettando tutte le norme di sicurezza anti covid per ritrovarsi insieme accomunati dalla passione e l’amore per la lettura.

Book- Crossing fino alle 18.00, in questa domenica di fine settembre.

Tantissimi libri che aspettano solo voi ed essere letti.

Venaria Reale offre tantissimi punti book crossing a cura del Gruppo Pro Loco Gli Amici della Biblioteca. Un’occasione da non perdere per trovare quel libro che ci piace tanto, magari neanche fresco di stampa, un’occasione per conoscere nuova gente e nel frattempo fare due passi con gli amici nel bel centro di Venaria.

Iana Pannizzo

Tantissimi libri che mettono d’accordo tutti, anche i più piccini.

Book-Crossing: a spasso per una Venaria Reale che legge. A cura di Iana Pannizzo

Biblioteca - Book Crossing

Ciao lettori,

Da oggi cominciamo ad andare a spasso per Venaria Reale, una Venaria che legge e promuove il book crossing.

Cominciamo a conoscere Venaria, famosa soprattutto grazia alla reggia, una delle Residenze Sabaude, progettata dall’architetto Amedeo di Castellamonte commissionata dal duca Carlo Emanuele II per le sue battute di caccia.

Venaria Reale è un comune italiano della città di Torino.

Vicino al parco Salvo D’Acquisto, tra la scuola elementare Di Vittorio e il teatro Concordia, la lavanderia Lava Più con moderne lavatrici e asciugatrici a gettoni di varia capienza, ospita un meraviglioso spazio, dove potersi lasciare andare alla lettura ingannando il tempo tra un lavaggio e l’altro.  Essa si trova in Via Mascagni, 12 Info: http://venaria.lavapiu.it/

Per gli amanti della lettura, per chi voglia scambiare libri in totale libertà o semplicemente scambiare due chiacchiere tra un libro e un lavaggio.

Iana Pannizzo

Grazie a Gli Amici della Biblioteca, gruppo Pro Loco di Venaria.

Il Volo Del Grifone di Alessandro Spalletta: recensione a cura di Iana Pannizzo

Toscana, A.D. 1331
La guerra di Siena contro i nobili fedeli all’Impero non è ancora finita.
Lo scaltro Guidoriccio da Fogliano comanda gli eserciti della Repubblica. Abile e spavaldo, il condottiero emiliano è inarrestabile. I grossetani assetati di vendetta e il gelido Filippo Bonsignori si schierano al suo fianco: il destino del Conte Aldobrandeschi sembra segnato.
Le ferite inferte alla Maremma dagli eserciti di Ludovico il Bavaro non si sono ancora rimarginate. Bino degli Abati del Malia dovrà guidare il suo popolo verso la salvezza, ma dovrà scontrarsi col destino per riuscirci.
Sotto le ceneri dell’alleanza contro il nemico comune, covano le braci di un conflitto più antico. Mentre Firenze e il Regno di Napoli restano a guardare, Pisa è pronta a intervenire e a far valere tutto il suo potere.
La partita non è ancora finita.
La Toscana è la scacchiera e i pezzi si muovono inesorabili.
Il momento della resa dei conti è finalmente arrivato.

Sull’autore:
Alessandro Spalletta è nato a Grosseto, in Toscana, nel 1988. Cresciuto in Maremma, nel 2013 si è laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi della Tuscia, ottenendo una menzione speciale e la dignità di stampa per la sua tesi sulla liquidità del canone letterario.
Nell’ottobre 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo intitolato “Il Cavaliere del Grifone”, con il quale è stato finalista al premio letterario nazionale “Il Borgo Italiano” nell’edizione 2019.

RECENSIONE a cura di Iana Pannizzo

Il Volo Del Grifone è il terzo romanzo della fortunata saga dell’autore Alessandro Spalletta.

Chi ha letto i primi due Capitoli, non può non avere amato Bino Degli Abati del Malia, personaggio storico del 1300, che non aveva ancora catturato la mia attenzione fino a poco tempo fa. La narrazione è ben strutturata, definita in un tempo in cui una coraggiosa Grosseto lotta per la libertà dall’asfissiante Siena.

 L’intermezzo di uno scenario romantico rende dolce la storia già accattivante e miscela comportamenti dell’animo umano che sa ritrovarsi e scoprirsi nella bellezza dei sentimenti.

La storia di Bino e della Maremma riporta personaggi storici che ben si fondono con quelli nati dalla fantasia dell’autore.  

Si intrecciano relazioni, si rafforzano legami. Chi combatte i suoi fantasmi, combatte contro se stesso per uscirne vincitore, chi si scopre amante e dolce si nutre di questo piacere come l’ape col suo miele al pari del guerriero in battaglia.

Ritroviamo i nostri protagonisti occhi negli occhi.

Una resa dei conti attesa per una vita che sa di rispetto, orgoglio, coraggio e consapevolezza. Lo showdown che gli anni non sono riusciti a smussare.

Essi sono come lo yin e lo yang fusi, vicini e differenti. Energie opposte che si completano, quasi come se l’esistenza dell’uno dipendesse dall’altro, perfetta incarnazione del dualismo.

Filippo: Lo abbiamo conosciuto presuntuoso, freddo, calcolatore e vendicativo.  Egli non è certo un eroe buono, ma a suo modo eroe  e per questo non si può detestare come qualsiasi altro personaggio negativo.  Le sue azioni per quanto vili e deplorevoli sono mosse dall’amore verso la sua terra e la sua famiglia, ossia sua sorella.

 Ha conosciuto il dolore della perdita, la solitudine della forza d’animo che si è rivelata la sua salvezza e la sua filosofia di vita. Come cambia Filippo in questo terzo romanzo? Nel corso degli anni, durante i quali un filo invisibile sembra legarlo a Bino degli Abati del Malia, egli riconosce il valore del maremmano fino a fargli provare quel rispetto che scalfigge la sua corazza.

In Bino vede l’uomo e non soltanto il guerriero, non soltanto il ribelle che ha osato sfidare la potenza di Siena, non colui da battere per stizza, vendetta o prestigio, ma l’uomo nella sua interezza, nella sua umana natura.

 Un rispetto che cresce e si fa strada nel cuore fino a custodirne gelosamente anche il solo pensiero. Filippo prende coscienza di se stesso, delle sue azioni e dei valori, alla ricerca di quel perdono che non arriva, di quella parola mai  detta che muore in gola e perisce.

Bino: Un ragazzo baldanzoso, ma dignitoso, fiero, sebbene viva l’ardore della sua gioventù tra la delusione e la perdita delle persone a lui care.

 Come cresce Bino? Egli splende di luce propria, una luce che però non fa scomparire la tenebra, piuttosto si fonde con essa.  Se in giovane età lo si sarebbe potuto definire un don Chisciotte, in questo terzo romanzo ricorda il cuore impavido Wallace, impersonato da Mel Gibson.

Bino degli Abati del Malia vede i suoi figli crescere e farsi uomini forti e nobili d’animo, temerari. Una dignità che prende piega nella responsabilità di guidare la città maremmana, nell’amore del suo amore perduto in battaglia, nel rispetto di amici, confidenti e combattenti che fino alla fine gli dimostrano lealtà. Il suo animo si spezza ma non si piega, è quasi l’incarnazione di quello stemma simbolo di libertà e forza. 

Cresce come un’erbaccia per i suoi nemici.  E’ l’ illuso di una guerra persa (come ci dice la storia), un bandito, una spina nel fianco di un punto difficile da vedere e togliere. Non si arrende neanche quando sembra spacciato, neanche quando anche la  natura sembra volerlo in ginocchio con la sua furia distruttiva, devastante, annichilente.

Ama la sua terra, rispetta i suoi abitanti, gente che muore per la difesa della città.

Bino incarna il suo grifone. La storia ci insegna che lo stemma era costituito solamente dal grifone, che qui possiamo appunto paragonare al nostro eroe, che rievoca la cultura e le origini dei cittadini grossetani e successivamente, simbolo della potenza di Cristo ( la libertà infatti può considerarsi come il bene supremo ).

 Un figura mitologica e leggendaria come lo è diventato lo stesso Bino, dove i sogni, gli ideali, la spada e la giustizia vivono senza ritrosia gli oneri dettati dalla sua coscienza.

Alessandro Spalletta farà sentire il lettore come una lucertola dalla coda mozzata che cerca di sfuggire al suo predatore.  Con questo terzo romanzo che conclude la saga, si riconferma uno dei migliori autori emergenti di romanzi ad ambientazione storica . Uno stile elegante e deciso, che difficilmente non si ama.

Il suo terzo romanzo colpisce come un pugno nello stomaco che fa gioire e soffrire perché gli anni sono gocce di tempo perdute nelle domande che trovano risposta solo alla fine, con colpi di scena che lasciano senza fiato.

Bino e il suo antagonista sono legati ai ricordi, alle abitudini che non appartengono più alle loro vite, in quel medioevo che bacia la morte come l’amante fa con la sua donzella, in cui papi, imperatori, cavalieri e ribelli sfidano e lottano per il potere, sguainando spade, favorendo inganni, tacendo le ingiurie.

Per questo e molto altro la loro esistenza verrà ripulita e rivissuta. A suo modo, senza vincitori e vinti e contemporaneamente sia vincitori che vinti. In quel medioevo che grida morte , conquista e libertà, a gran voce, tonante, per farlo sentire nei secoli a venire.