Claudio Loreto: RECENSIONE del romanzo ” Liquirizia” e intervista all’autore

Ciao lettori e ben ritrovati al blog ” Un libro per amico- recensioni”.

Oggi ho il piacere di presentarvi l’autore genovese Claudio Loreto, che con il suo quarto romanzo, ci ha regalato delle emozioni non indifferenti. A   seguire l’intervista e la recensione del libro.claudioloreto foto

D:  Ciao Claudio e benvenuto ad un libro per amico-recensioni, iniziamo subito con le domande per conoscerti meglio. Come e quando nasce l’idea di scrivere il romanzo Liquirizia?

R:  L’idea di Tanja e Giuliano mi è sprizzata in mente all’improvviso la sera di San

Silvestro del 2018, proprio come un fuoco d’artificio. Agli inizi del nuovo anno

ho cominciato a buttar giù la loro storia così come via via scorreva da sé

davanti ai miei occhi, simile a un film.

Sfruttando in ufficio le pause-pranzo (e saltando dunque pasto) e rubando – ahi!

– qualche ora alla famiglia la sera, alla fine di febbraio il lavoro era già concluso,

solo da rifinire un po’.

D:  Una storia di guerra e d’amore. Quanto è stato difficile procedere alla

sua stesura?

R:  Come ho detto, la trama è sgorgata dalla penna (io scrivo rigorosamente a

mano) praticamente da sola; quindi nessuna particolare difficoltà. Ho dovuto

solo prestare attenzione a creare il giusto equilibrio tra l’illustrazione dei reali

avvenimenti storici che fanno da cornice al racconto e la vicenda – frutto di

fantasia – dei due giovanissimi soldati.

D:  C’è chi afferma che scrivere è come andare in guerra. Confermi? Cosa

puoi dirci in proposito?

R:  Per me lo è. In modo traslato, s’intende: al liceo infatti sognavo di diventare un

corrispondente di guerra, tanto da iscrivermi poi alla facoltà di Scienze Politiche

(indirizzo storico-politico, per l’appunto). La vita mi ha poi condotto su un’altra

strada, molto meno… temeraria, seppure – praticando io per passione

l’alpinismo – non esente da pericoli.

Non si è però mai estinta l’antica vocazione, che ora si sfoga così per via

letteraria.

D:  Cosa ti avvicina di più ai suoi personaggi e cosa ti allontana?

R:  Io penso che, seppure inavvertitamente, lo scrittore trasponga sempre nella

storia che scrive qualcosa di sé e affidi ai “buoni” alcuni dei suoi ideali e faccia

per contro compiere ai “cattivi” atti da lui considerati ignobili.

Ciò che mi accomuna ai due protagonisti maschili – Giuliano e il generale

Kovalev – sono senz’altro l’avversione per la guerra e le ideologie totalitarie

nonché il credere che le emozioni, il sentimento dell’amore costituiscano

l’unica, vera ragion di vivere dell’essere umano.

D: Cosa ti ha lasciato dentro questa storia?

R: Una sorta di… languore.

D:  Hai voglia di anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

R:  Al momento sono in “break”. Riprenderò a scrivere soltanto quando e se verrò

colto da un improvviso nuovo intreccio: potrebbe così accadere già domani, o

magari mai più.

Nel frattempo smanio dalla voglia di tornare in montagna: è là che è nata

l’ispirazione della maggior parte dei miei racconti.

Grazie per averci dedicato il tuo tempo e arrivederci alla prossima intervista.

liquirizia

DESCRIZIONE

Una ferita da baionetta catapulta Giuliano (giovane sottotenente della 8ª Armata Italiana in Russia) tra le rovine di Stalingrado, dove tra tedeschi e sovietici si combatte una delle più grandi battaglie della storia umana. Uno sparo impreciso incrocia le vite dell’ufficiale e di una tiratrice scelta russa, Tanja: l’irreale incontro di un momento li segnerà per sempre, portando alla luce un’altra incredibile vicenda. Attori di questo intreccio sono la coccarda di un generale dell’Armata Rossa e “Liquirizia”, l’orsacchiotto di stoffa che fin da bambina aiuta la soldatessa a vincere di notte la paura del buio. La storia di un amore che si oppone ai duri precetti della guerra e all’odio tra i popoli.

RECENSIONE a cura di Iana Pannizzo

Il romanzo di Claudio Loreto, che porta il titolo “ Liquirizia”, porta con sé la speranza di un mondo più umano nonostante la fame, la miseria e la dittatura.

In una guerra che non lascia niente se non l’abisso e il vuoto di anime contro anime, per chi decide di andare in guerra o per chi vi è costretto, la paura divampa come un fuoco, mascherata da bruto coraggio derubato del suo dolore.

L’autore ci porta dentro una guerra che a differenza di quanto normalmente si studia tra i banchi di scuola, non si limita alla visione globale del conflitto, ma entra nel cuore e nella vita dei suoi protagonisti, con un bagaglio enorme di emozioni, che scoppiano nel petto, che vogliono uscire, ma rimangono soppressi.

Affiora il passato, mentre s’imbraccia il fucile, distorto e confuso come i sentimenti che contrastano con un operato per molti versi poco incoraggiante. Uccidere per non essere uccisi. Mentire per salvare la pelle. Ricacciare le lacrime per amor di patria.

Il dolore per le vite umane sono scandagliate nelle intenzioni e nelle azioni. Non è un romanzo da leggere a cuor leggero sebbene la sua stesura abbia un ritmo perfetto che incolla il lettore alle pagine, alienandolo; intrappolandolo in un mondo oltre confine ma non troppo lontano dalla propria realtà. L’amore sembra una follia, ma è proprio questo il carburante che fa andare avanti il motore, come riscatto in una vita che non mostra pietà, senza chiedere scusa, per non privarsi dei sogni infranti e traditi.

Liquirizia commuove, perché quei protagonisti sono il riflesso di una storia che ha segnato gli anni del sopruso e dell’invasione. E’ triste e tenero, ma anche cattivo. La fragilità umana viene messa a nudo perché di guerra e d’amore si muore e tutt’intorno solo un considerevole silenzio interiore in mezzo al grande boato del conflitto.  Liquirizia lascia dentro una scia di tenerezza, di rimpianto e di dolcezza, lascia il sorriso amaro del rammarico e la consapevolezza del bene e del male dentro di noi.

Un romanzo, a mio avviso, da far leggere agli studenti in contemporanea con lo studio dei grandi conflitti, per guardare la guerra con gli occhi del cuore di giovani come loro che l’hanno vissuta.

Un inferno che porta la voce dei caduti, che Claudio Loreto ha saputo far emergere in questo romanzo sincero, che nel profondo celebra la vita nonostante declini, tramonti e passi perduti nell’oblio.

Iana Pannizzo

 

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