Autore Ivan La Cioppa

 

libro ivan la cioppa

  • Editore:Booksprint
  • Data di Pubblicazione:2019
  • EAN:9788824927512
  • ISBN:8824927513
  • Pagine:92
  • Formato:brossura

TRAMA DEL ROMANZO

Sono tempi incerti per l’impero romano. L’imperatore Nerva non ha le capacità per governare e il generale Marco Ulpio Traiano cerca di fare il possibile per difendere il limes danubiano. Approfittando di questa situazione precaria, i barbari sono diventati irrequieti lungo le sponde del Danubio. Ai soldati della leggendaria Legio I Adiutrix, stanziata a Brigetio, è demandato il compito di combattere gli infidi Iazigi e salvare alcuni commilitoni catturati. Il decano Caio Flavio Aquila e i suoi compagni, sprezzanti del pericolo e con un diverso modo di combattere rispetto agli altri soldati di Roma, lotteranno strenuamente e faranno onore all’aquila della propria legione.

RECENSIONE DEL ROMANZO BREVE  “LA LEGIONE VENUTA DAL MARE”

L’autore Ivan La Cioppa, scrive il romanzo breve che porta come titolo “ La Legione Venuta Dal Mare” narrato in prima persona ai tempi dell’imperatore Nerva, in cui la vita di un uomo si misura in base al suo valore in battaglia con addestramenti e combattimenti forgiando il carattere di ragazzi destinati a diventare in un certo senso eroi.

E’ forte il paradosso che si avverte nella lettura in cui si è certi che la vita nell’esercito a Roma sia più sicura che in qualunque altro posto pur rischiando la vita ad ogni missione. Questo rende lo scritto credibile e a suo modo genuino nell’interpretazione di caratteri diversi che nella loro diversità riescono a trovarsi.

Il protagonista è sveglio, osserva e giudica ma senza cattiveria né mestizia. E’ diligente, responsabile e attento, proprio come si conviene a un legionario.  Oltre alle tattiche e le organizzazioni militari, la storia riflette seppur con una buona dose di paura, l’amore per la vita, per una donna, per gli amici e compagni ed è proprio su questo che fa leva la narrazione dell’autore.

 Il romanzo piace perché affronta un tema storico senza la noia di una storia troppo costruita o scontata. Essa può essere letta da chiunque voglia emozionarsi e appassionarsi a vicende che hanno caratterizzato una legione particolare come la Legio I Adiutrix.

 Lo stile è fresco e diretto, generalmente poco aggressivo ma a tratti incisivo e quindi il giusto mix per una lettura piacevole e coinvolgente. Un romanzo consigliato in particolare ai giovani con poche descrizioni su ambiente e persone e far si che il lettore non si perda in inutili giri di parole e resti incollato alle pagine.

Iana Pannizzo

 

Roberto Orsi: Thriller Storici e Dintorni

Buongiorno lettori del mio blog,

Da questo mese parte un nuovo viaggio, che pur avendo a che fare con libri e autori, non sosta dentro una storia.

Un romanzo parte dalla mente del suo autore e spazia confini di altre menti che supportano e a volte influenzano, per arrivare nelle mani e nel cuore di chi legge, recensisce e segnala la storia letta. Si parla di blogger. Proprio così, il nostro viaggio incontrerà blogger di ogni genere letterario per conoscere un po’ più da vicino, chi si cela dietro una tastiera e per la passione, l’impegno e il tempo dedicato ai tanti autori affermati e non, credo sia giusto e doveroso un riconoscimento pubblico pari a qualsiasi altro creatore di storie e sogni.

Cominciamo il nostro viaggio con un blogger che molto probabilmente non ha bisogno di presentazioni: Lui si chiama  Roberto Orsi e ha creato e gestisce in modo magistrale il gruppo fb dal nome “Thriller Storici e Dintorni”.

Il nostro blog, ha avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui in cui ci ha simpaticamente concesso un’intervista. 

Buona lettura.

Iana Pannizzo

robero orsi foto

Genovese di nascita, una passione per la lettura che coltiva fin dall’età di 5 anni quando passava ore a leggere i fumetti della Disney. Legge diversi generi tra cui il Fantasy, i Gialli, il Noir, ma il preferito è quello Storico (che siano romanzi o thriller). I libri di Dan Brown e Glenn Cooper hanno alimentato la passione per questa tipologia di libri, scoprendo numerosi autori italiani e non, già affermati o emergenti. Nel 2015 crea il gruppo “Thriller Storici e Dintorni” su Facebook che gli ha permesso di ampliare le conoscenze e le amicizie in campo letterario. Questo piccolo hobby nel tempo sta assumendo un’importanza e un impegno sempre più grande e inizia a regalare bellissime soddisfazioni.

Il 9 e 10 Novembre avrà luogo la prima edizione di “Scripta Manent – piccolo salone italiano del romanzo storico”, all’interno della manifestazione “Usi & Costumi” alla Fiera di Ferrara, organizzato proprio da Roberto Orsi in qualità di admin del blog “Thriller Storici e dintorni”.

Un momento di incontro tra autori, editori e lettori appassionati di Storia!

tttt

INTERVISTA AL BLOGGER ROBERTO ORSI

Ciao Roberto e benvenuto al blog Un Libro Per Amico- Recensioni. Innanzi tutto, complimenti per il tuo splendido blog e ti ringrazio per la tua disponibilità

D: Come e quando nasce la voglia di “dar vita” al gruppo TSD?

R: Il gruppo è nato ormai da quattro anni, dopo aver completato la trilogia di Glenn Cooper sulla “biblioteca dei morti”. Cercandone uno dedicato al genere mi sono reso conto che non esistesse in quel momento un gruppo incentrato sulla tipologia di thriller storici e tutto ciò che circonda il mondo dei libri storici.

Ho pensato quindi di crearlo ex novo, anzi a dire la verità nelle prime settimane si trattava di una pagina pubblica, ma poi ho pensato che un gruppo potesse essere molto più interattivo. Di certo non credevo che in quattro anni saremmo arrivati a superare i 10 mila iscritti!

D: Che tipo di lettore sei?

R: Si dice lettore “compulsivo” se non sbaglio? Ecco proprio così. Mi piace leggere e cerco di farlo ogni volta che ne ho la possibilità. Che siano le 6 di mattina o mezzanotte, nel silenzio della casa trovo sia un momento molto piacevole.

Di solito non abbandono mai un libro che ho iniziato, pensando che l’autore possa sempre dare una svolta alla narrazione e sorprendermi proprio in quella pagina che non leggerei mai se decidessi di mollare.

Per quanto riguarda la scelta dei titoli da leggere, la gestione del blog ultimamente mi impegna molto quindi sono spesso “obbligato” a letture scopo recensione, ma mi piace anche ritagliare degli spazi per libri scelti in autonomia.

 

D: Cosa non vorresti mai trovare in un thriller storico?

R: Non amo molto i libri che sfociano nell’irreale. Mi piace che si rimanga su un binario di realtà e verosimiglianza. Se poi parliamo di un thriller, mi lasciano un po’ di amaro in bocca quelli con una spiccata componente “rosa” inserita all’interno della trama. Per questo genere preferisco le trame dal buon ritmo, anche a discapito delle lunghe descrizioni.

Nel romanzo storico, invece, credo siano necessarie sfumature più lente, colorate, anche di rosa, con un ritmo più blando che permetta di entrare in sintonia con personaggi e luoghi del romanzo.

D: Quale epoca, evento e personaggio ti è più affine e perché?

R: Mi piace il medioevo. Il basso medioevo per la precisione, dopo l’anno mille. Il periodo delle crociate e ovviamente dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Uno degli Ordini più enigmatici della storia, sono affascinato dalle conoscenze acquisite durante la loro permanenza in mediooriente, attraverso il contatto con le popolazioni locali.

Un personaggio storico di cui amo leggere è sicuramente Lorenzo De’Medici. Il carisma di questo personaggio, la sua capacità di tenere in mano le sorti della Signoria di Firenze e le corti di mezza Italia mi hanno sempre affascinato, senza perdere di vista l’amore per l’arte, cosa che ha permesso a Firenze di diventare la culla del Rinascimento che tutti conosciamo.

D: Un libro che ti è rimasto particolarmente nel cuore e perché?

R: Sarò banale ma sicuramente il libro thriller/romanzo storico per eccellenza è “Il nome della rosa”. Le atmosfere ricreate da Umberto Eco, così cinematografiche, sono qualcosa di inimitabile. Un libro che si può leggere sotto tanti punti di vista e chiavi di lettura. Le nozioni storiche e filosofiche inserite al suo interno sono innumerevoli, servono più letture per poterle cogliere tutte.

D: Se dovessi all’improvviso trovarti all’interno di un thriller storico che stai leggendo, quale pensi sarebbe il tuo personaggio?

R: In questo momento sto leggendo “L’ultimo segreto di Botticelli” di Lisa Laffi, e credo potrei essere Giovanni dalle Bande Nere, appartenente alla famiglia De’Medici pure lui.

Un grande condottiero del XVI Secolo, in quella penisola italica altamente instabile, ricca di piccoli staterelli in competizione molto spesso tra di loro, costretti nella morsa tra l’Imperatore Carlo V, il Re di Francia Francesco I e il papato.

D: Hai mai pensato di raccogliere le idee per scrivere un thriller storico insieme agli altri membri del gruppo?

R: A volte mi viene l’istinto di provare a scrivere un libro. Buttare giù un’idea e vedere cosa ne esce, ma poi mi rendo conto di aver ancora troppo da imparare. E di non avere il tempo necessario per dedicarmi al meglio a un progetto del genere. Forse i tuoi lettori non sanno però che esiste un libro in cui i protagonisti hanno tutti i nomi di iscritti al gruppo “Thriller storici e dintorni”. Si tratta di un ‘idea di Vincenzo Cortese, che ha assegnato ai personaggi del suo libro “Brusacristi” i nomi di battesimo di alcuni degli iscritti al gruppo. All’inizio del libro si trova anche l’elenco degli iscritti con a fianco il loro alter ego. E’ stato davvero divertente leggere i post in cui venivano assegnati gli avatar a ognuno di noi!

 

Grazie Roberto per essere stato qui con noi e del tempo dedicatoci e ci rivediamo alla prossima intervista.

 

Iana Pannizzo

 

 

 

 

 

 

 

Wilma Coero Borga: RECENSIONE DEL ROMANZO BREVE DAL TITOLO ” PROFUMO DI NONNA”

libro wilma

Descrizione

Il tempo, forse, è un limite, a volte sembra non passare mai e quando hai bisogno che sia lento è come le stelle cadenti. Tutti le vedono, ma quando ti giri a guardarle anche tu è troppo tardi! Guglielmina, la protagonista del racconto, ricorda il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza trascorse nella casa rurale della nonna paterna nel cuneese, in un luogo incantevole immerso nella natura e quasi dimenticato, dove si recava con la sua famiglia nei fine settimana e nel periodo delle vacanze estive, incontrando i parenti che vi si riunivano abitualmente. Attraverso una sorta di porta del tempo, guarda con gli occhi di una donna, ormai madre, ciò che rimane del passato e analizza il presente che sprigiona una lieve e intensa fragranza che le ricorda la nonna, persa all’età di quattro anni, che è rimasta indelebile dentro di sé con tutto il suo mondo genuino fatto di piccole cose e grandi sacrifici, così come un resto fossile lascia la sua impronta nel tempo. Non c’è più ma si vede. Com’è oggi la casa in collina? E che cosa scoprirà Guglielmina? Un racconto semplice e ricco di emozioni e stati d’animo, in un avvicendarsi di passaggi tra passato, presente e futuro, che si sviluppa privilegiando il filo conduttore del ricordo e delle sensazioni, piuttosto che la sequenza temporale dei fatti.

 

RECENSIONE DEL ROMANZO BREVE ” Profumo Di Nonna”

In questo romanzo breve, che porta il titolo “ Profumo di nonna “, l’autrice Wilma Coero Borga ci porta a spasso nel passato, fra i ricordi di una bambina vissuta fra le bucoliche bellezze di un tempo lontano, impresse nella mente e nel cuore anche a distanza di anni. Rimembranze sfumate che riaprono porte dischiuse, sopite nell’oblio della crescita adolescenziale e di donna. Sebbene non mi abbia emozionato particolarmente la Coero da prova di una penna fine, delicata come conviene a una storia introspettiva e malinconica come questa. Il ricordo di una casa e della sua vita dentro rende la storia di un’indecifrabile mestizia, di quella mista alla gioia e alla memoria di bambina, come quando si guarda una vecchia fotografia o si traccia un percorso a ritroso nel vissuto. Tocca radici di un Piemonte sorpassato nei luoghi, nei volti e persino negli alimenti, perché l’anima passa anche da lì.
Il romanzo è di facile lettura, sconsigliato per chi ama in un libro gesta avvincenti poiché rimarrebbe deluso, ma particolarmente adatto ai caratteri nostalgici e a chi ama cullarsi in storie delicate ,  intime e psicologicamente raffinate.

Iana Pannizzo

Fabio Cosio: Intervista all’autore e recensione dei romanzi dal titolo ” Penitenziagite (genesi)e Penitenziagite (Atti degli Apostoli)”

Buongiorno lettori del mio blog,

Oggi parleremo di un personaggio misterioso, una figura ricca di fascino e carisma: Fra Dolcino da Novara.

Il romanzo, o per meglio dire, i romanzi di cui discuteremo e che sono stati giudicati in un’unica recensione, è frutto del talento di uno scrittore venariese, Fabio Cosio, che il blog “Un Libro Per Amico- Recensioni”, ha intervistato per voi e che portano i titoli “ Penitenziagite (Genesi) e Penitenziagite (Atti Degli Apostoli)”.

E’ molto probabile che conosciate già la figura di Fra Dolcino; basti pensare al celebre film tratto dal romanzo di Umberto Eco che porta il titolo” Il Nome Della Rosa “ in cui, in lui, è descritta una persona orribile, un sacrilego violento, indegno e blasfemo.

Innanzitutto, prima di avventurarsi nella lettura dei romanzi di Cosio, bisogna capire cosa significhi la parola penitenziagite, per avere una più chiara visione del messaggio e della sua storia.

Essa è l’espressione abbreviata della forma latina “ poenitentiam agite appropinquavit enim regnum caelorum” e cioè fate penitenza, perché il regno dei cieli è vicino (Vangelo secondo Matteo). Anche se nessuno a questo mondo può vantarsi di conoscere il punto di vista di Dio, forse, a questo punto, bisognerebbe soffermarsi sul suo significato e guardarsi dentro per comprendere il più possibile l’attuale senso di un misticismo perduto.

Nella mia recensione non troverete critica o esaltazione degli eventi documentati che caratterizzarono l’epoca e non mi soffermerò nei personaggi storici che crearono il movimento (o nei suoi nemici), giacché google e altri blog specializzati possono soddisfare la vostra legittima curiosità e poiché il romanzo è un perfetto intreccio tra fantasia e realtà storica, lascio agli altri con maggiore esperienza la veridicità e la critica dei documenti storici.

Mi concentrerò invece sulla figura di Davide Tornielli, vale a dire il nostro fratello Dolcino come uomo ed essere umano, cercando di capire, sempre basandoci alla storia narrata, la sua persona e l’evoluzione del suo credo.

Non abbiamo visto la storia di allora, ma possiamo sentirla attraverso libri, storie romanzate.

A seguire l’intervista all’autore Fabio Cosio e la recensione dei romanzi.

Buona lettura.

Iana Pannizzo

libro cosio 1     libro cosio 2

INTERVISTA ALL’AUTORE FABIO COSIO

FB

D: Cosa ti ha spinto a scrivere della storia di Dolcino e cosa ti attrae particolarmente della sua personalità e cosa invece non condividi?

R: Un giorno ho sentito per radio il criminologo Massimo Picozzi. Parlando di non so quale criminale, disse “come fra Dolcino, che ritenendosi puro, pensava che se avesse voluto uccidere qualcuno sarebbe stato per volontà del Signore.”

Non avevo mai sentito parlare di fra Dolcino (non avevo ancora letto Il nome della rosa, che era sugli scaffali tra i “preso e posato tre volte”) ma restai colpito dal meccanismo psicologico del “se sono ispirato da Dio e voglio qualcosa, vuole dire che quel qualcosa è volontà di Dio.”

L’idea iniziale era di scrivere un racconto su questo “invasato” capace di giustificare qualsiasi atto con la fede, poi ho iniziato a leggere di fra Dolcino, a informarmi, e ho scoperto che la verità era tutta un’altra.

Difficile dire quale fosse veramente la sua personalità. Praticamente non ci sono fonti dirette, si può “intuire” il personaggio Dolcino da ciò che viene detto di lui da altri. Per i resoconti che hanno origine nella Chiesa è un demonio. Dalle testimonianze dei suoi accoliti raccolte dall’inquisizione è “un uomo buono, che dice belle parole”.

Di Dolcino tutto ciò che esiste è bianco o nero, non esiste un grigio, non c’è una via di mezzo. È stata perciò una bella sfida creare un personaggio che fosse realistico ma con tratti in grado di poter essere letti in più modi. Spero di esserci riuscito.

Della personalità di Dolcino mi piace la capacità di ascolto, che se all’inizio è bloccata da ciò che gli è stato insegnato, pian piano si scioglie. Abbandona i dogmi per sposare il cuore, per fare ciò che gli sembra più giusto. Ragiona con la sua testa, e questa è una cosa che ammiro.

Rispetto a Dolcino ciò che non condivido è l’uso dell’inganno per ottenere i suoi obbiettivi. Ma questo è un aspetto che al momento conosco solo io, perché si vedrà in azione principalmente nel terzo volume.

D: In Penitenziagite vi sono messaggi chiari e importanti; alcuni palesi e altri subliminali. Qual è che ritieni più forte?

R: Non so quale possa essere il più forte, so quali sono per me quelli più importanti: il primo è che se un uomo viene messo con le spalle al muro non si sa quale potrà essere la sua reazione. Alcuni si arrendono, altri decidono di combattere. Azioni che potevano sembrare impensabili diventano realtà.

Il secondo è che un essere umano non può essere “etichettato”, cosa che purtroppo accade ancora tutti i giorni sulla base di etnia, lavoro, ideologia… per questo in Penitenziagite ci sono preti buoni e cattivi, nobili avidi e altri generosi, così come personaggi che a seconda del momento si comportano in modo differente.

Semplicemente esseri umani.

D: Se alcuni registi decidessero di farne un film, accetteresti?

R: Se dicessi che non mi piacerebbe vedere ciò che da anni mi gira per la testa trasformato in qualcosa di visivo, mentirei.

Credo però che Penitenziagite non possa essere trasformato in un film senza perdere la sua caratteristica di “viaggio” attraverso i suoi personaggi, che sono tanti e richiedono tempo per mostrare la loro evoluzione.

Credo che il format ideale sarebbe la serie, che consentirebbe di mantenere le diverse linee temporali e la caratterizzazione dei protagonisti.

D: Cosa consiglieresti agli aspiranti autori?

R: Innanzitutto di restare umili. Purtroppo il peggior nemico degli autori esordienti sono gli autori esordienti stessi.

È giusto che ognuno sia fiero del proprio lavoro e riuscire ad arrivare a mettere la parola fine ad un romanzo è già un grande risultato di cui essere orgogliosi.

Ma alla fine la cosa più importante è il riscontro dei lettori. Fanno piacere i complimenti ma la cosa più utile sono le critiche. È l’unico, vero sistema per crescere. A volte possono essere immotivate, ma devono sempre essere uno spunto di riflessione.

Troppo spesso vedo invece autori che reagiscono offesi ad ogni minima osservazione, convinti di aver scritto un capolavoro unico nel suo genere. Autori che ad ogni occasione infilano l’autopromozione e la foto del loro libro anche in contesti che non lo richiedono.

Ormai troppi lettori non si avvicinano nemmeno più agli esordienti proprio per questo tipo di comportamento ed è un peccato per tutti.

 

D: Nei tuoi progetti futuri vedranno la luce altri romanzi storici o preferisci cambiare genere?

R: Sono uno a cui piace variare. Ci sono belle storie che meritano di essere raccontate indipendentemente dal genere. Ho già scritto un romanzo fantasy, dal titolo Macchia e ho altre idee in testa per quella che potrebbe essere definita narrativa generale.

Terminati gli ultimi ritocchi al terzo e ultimo volume di Penitenziagite, Apocalisse, sarò però nuovamente all’opera con un romanzo storico con un personaggio incredibile e poco ricordato.

RECENSIONE UNICA DEI ROMANZI DAL TITOLO ” PENITENZIAGITE

Fabio Cosio, con i due romanzi che portano il titolo “ Penitenziagite ( Genesi e Atti degli Apostoli)”, scrive un romanzo affascinante, che porta il lettore là dove il valore di una vita onesta giunge come un vento di bora in una fredda giornata d’inverno.

La storia ruota intorno agli ideali del nostro credo. Emerge da subito una fede genuina che parla d’amore verso la vita stessa manifestandosi nella comunione e fratellanza. Qui incontriamo un Dolcino bambino, che vuol giocare come tutti gli infanti della sua età. E’ altruista e dotato di grande intelligenza, caparbio e di animo buono e vive nell’umiltà di una vita semplice. La sua vita però è percossa da gravi ingiustizie e tuttavia si fa strada verso le vie di Cristo.

Già dai primissimi capitoli la chiesa( e non solo ) prende posizione rifiutandosi di vedere oltre le proprie considerazioni e supporre il perché è un quesito dalla semplice soluzione: la chiesa ha paura delle menti acute e intelligenti. Ne ha sempre avuta. Paura della libertà di pensiero che non vuole soccombere al suo volere e quindi viene spaccata in due provocando una scintilla che darà vita ad un incendio.

Verso la metà del romanzo troviamo un Dolcino adolescente che vuole predicare fra la gente. Se per certi versi ricorda San Francesco, per altri nel ragazzo di Prato Sesia, troviamo un coraggio che il santo di Assisi non ha avuto perché vissuto adeguandosi alla sua chiesa in una libertà piuttosto limitata.

Nel romanzo di Cosio, il potente bussa alla porta dell’umile e ribalta la sua vita con fare innocente attraverso gli ecclesiastici che si allontanano sempre più da Cristo.

Mentre si susseguono le vicende nel dolore e nella perdita, La storia s’infittisce e troviamo soggetti di spessore come Dante Alighieri e Guido Cavalcanti, delizia dell’intelletto, filosofia e poesia in una Firenze del 300 che vive la guerra tra Guelfi e Ghibellini in cui chi a servizio della supremazia pontificia, chi di quella dell’impero. Qui, anche la natura fa la sua selezione naturale e ci si rende conto degli orrori della guerra, della scia di dolore dopo la battaglia sui sopravvissuti nel corpo e nell’animo. Troviamo anche, a dispetto della ferocia dei fatti, un romanticismo delicato, fresco e nostalgico che racconta mestamente la verità e la menzogna come un serpente a due teste negli incontri improbabili di due anime affini quanto diverse in un tempo ostile.

In un’Italia lontana che ha scandito la storia di potenti e ribelli, troviamo un Dolcino più forte, più maturo che comincia a cambiare atteggiamento nei confronti di quella che dovrebbe rappresentare la giustizia poiché scorge una chiesa che fa solo politica e vuole che tutti stiano al proprio posto.

Inevitabilmente i pensieri si trasformano in azioni, alimentando la rabbia repressa come un vulcano in eruzione dopo un lungo logorio interno. Dall’implosione all’esplosione con conseguenze devastanti.

La lotta tra il bene e il male, due concetti che si fondono in un unico denominatore: la giustizia. Quello che diventiamo, è quello che siamo sempre stati. Forse l’autore, nell’intreccio di questa narrazione appassionante ci esorta a riflettere e a non giudicare con troppa superficialità come si è soliti fare, vuoi per “ i sentito dire “, vuoi perché le ricerche storiche riportano gli anni di una violenza feroce. Non dimentichiamo che dietro i grandi, i potenti, i ribelli, i calunniatori, gli eretici e i giusti sono vissuti e vivono uomini e donne in contrapposizione con il senso comune che storpia anche gli atti più puri e la liberà di pensiero. Una storia che si ripete, in altri versi, ma sempre attuale e forte e moralmente discutibile con l’ipocrisia di chi sta al vertice di una potenza che si fa universale.

Chiesa e politica. Un connubio che stona per non sentire in Dolcino, la voce dei giusti che perde la speranza.

Attraverso la storia di Dolcino, siamo invitati a riflettere sulle nostre azioni e non attribuire la responsabilità ad un’entità che chiamiamo Dio sia nel bene che nel male.

Con una struttura raffinata, l’interesse del lettore resta vigile in una trama che non perde mi tono e non lesina di colpi di scena. L’autore non perde mai il filo della storia nonostante le vite dei personaggi siano intrecciate. I capitoli lunghi ma con paragrafi brevi facilita la lettura e non stanca mai.

Stupefacente la scrittura limpida, lineare, perfetta ad ogni descrizione storica e nella creazione dei personaggi, rende interessanti anche gli avvenimenti che in un normale contesto possono annoiare.

Ci si astiene da ogni giudizio fino a che non si abbia piena consapevolezza delle motivazione che hanno reso famosa la persona di Fra Dolcino da Novara dipingendolo come uno spregevole blasfemo. Intorno a lui ruota una storia fatta di soprusi e silenzi. Fabio Cosio è un maestro nel far nascere sentimenti quali emozione, amarezza e sdegno.

Ci sarebbe molto da dire e non senza polemiche che risalgano alla notte dei tempi. Il romanzo ha una tematica profonda che spacca in due le opinioni.

Leggiamo la vita di un eretico, una persona che crede fortemente più di qualsiasi bigotto e fa paura.

Fa paura la sua forza, il suo coraggio, il suo ardire, la sua parola che trancia più di una spada.

Con uno stile veloce, diretto e incisivo, mai volgare neanche nei capitoli più audaci, l’autore ci esorta a dubitare e far si che un’ideale o una filosofia di vita non faccia vivere come passivi spettatori delle interpretazioni altrui, intrappolando in questo modo rabbia, dolore e disperazione; sentimenti che affermano la fragile natura umana, nella forza e nello sconforto influenzando il nostro modo di agire.

Spesso Dio si percepisce nel silenzio dei boschi e nell’amore verso il prossimo arrivando persino a sperare un mondo più giusto e solidale.

Fabio Cosio si aggiudica un posto nel podio come uno degli scrittori più sensibili.

Brillante e di notevole bravura ha saputo ricreare in ogni sua sfaccettatura, un personaggio carismatico e intrigante come Davide Tornielli conosciuto da tutti come Fra Dolcino da Novara, riscattandolo in parte, da una storia che non gli da merito.

Iana Pannizzo

 

 

 

 

 

 

Paolo Prevedoni: recensione del romanzo ” LE STREGHE “

Buongiorno lettori del mio blog, oggi voglio parlarvi di un autore particolare, che mi ha conquistata con il suo romanzo dal titolo ” Le streghe “.

Mi sono imbattuta in questo libro passeggiando per gli stand del Salone internazionale del libro di Torino. Non ho saputo resistere alla copertina accattivane e al titolo, così ho voluto  acquistarlo senza pensarci due volte fidandomi del mio istinto. Istinto che non mi tradisce mai. Ho letto la storia in pochi giorni, e sebbene non sia grande amante del genere, rimasi letteralmente estasiata dalla bravura di questo ragazzo. Un romanzo perfetto capace di non farmi prendere sonno la sera, a cui pensi quando i svegli la mattina, di quelli per cui puoi scordare anche di pranzare talmente si è presi dalla lettura e dalle vicende dei protagonisti. Difficilmente ho il piacere di leggere un talento così straordinario.

Purtroppo non mi è stato possibile intervistare l’autore ma vi lascio la recensione  del suo romanzo. Buona lettura.

Iana Pannizzo

libro prevedoni 2   libro prevedoni 1

RECENSIONE DEL ROMANZO DAL TITOLO ” Le Streghe “

Il romanzo “ Le Streghe “ di Paolo Prevedoni s’insinua nella mente del suo lettore come una musica d’organo in una chiesa completamente vuota.

Dai toni forti e ammalianti presenta contenuti interessanti descritti in forma perfetta.

Crudele, schietto, in alcuni passaggi spietato oltre ogni forma di ferocia, senza sconti né pietà alcuna. Un romanzo che non si dovrebbe mai leggere di notte.

Con una notevole capacità descrittiva, l’autore catapulta il lettore nelle viscere della storia sin dai primi capitoli trovandosi cosi in mezzo, nel nulla di un paese sconosciuto ma familiare.

Il nocciolo principale è la paura di un paese superstizioso, spezzando equilibri già precari basati su credenze popolari, sul non lo vedo ma ci credo.

Prevedoni racconta, attraverso la narrazione, un mondo fuori che avanza la sua follia inseguendo fantasmi, che non ha niente a che vedere con eroi buoni, forti e valorosi. Non ci sono agnelli o lupi perché  sono tutti lupi in modo o in un altro. I personaggi si presentano con una personalità paranoica, rabbiosa, velenosa, astuta e sottilmente maliziosa.

La storia evidenzia i ricordi di qualcosa di brutto, resti di ombre, distratti e spesso evanescenti e distorti come fantasmi a mezzanotte che non sempre, o meglio quasi mai, si ha il coraggio di affrontare.

La fragilità umana, impietosa codarda e indescrivibilmente attratta dal troppo bello o dal troppo brutto, affascina ea impaurisce ed è proprio  proprio ciò che vivono i protagonisti della storia.

Le streghe è un romanzo profondamente psicologico, adatto a lettori dotati di una profonda sensibilità per andare oltre le righe dentro uno scenario a volte equivoco, che si fa largo verso una mente controversa, ma può essere apprezzato anche da chi si avvicina al genere per la prima volta.

Lontano dall’essere una trama ordinaria e banale, l’autore offre ai suoi lettori emozioni forti che fanno battere il cuore, ricco di tensione e suspense; una storia intrecciata e intensa.

Consigliato.

Iana Pannizzo

 

 

 

 

 

 

 

Manuela Siciliani: recensione del libro e intervista all’autrice

Buongiorno lettori del mio blog, oggi voglio parlarvi di un’autrice bella, brava e simpatica che mi ha conquistata in un tempo praticamente istantaneo con il suo sorriso stupendo e gli occhi limpidi e sinceri.

Lei è Manuela Siciliani, autrice del CSU ( collettivo scrittori uniti ), conosciuta in occasione dell’ultima manifestazione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

MANU 1

Ho scoperto in breve tempo che la Siciliani non solo è una donna bella e simpatica, ma ha anche un talento letterario fresco e genuino ed è stato un vero piacere leggerla.

Malgrado non ami il genere rosa nella sua forma più generale, ho trovato piacevoli le ore in cui mi sono immersa nella storia del suo scritto.  Non ci resta che conoscere meglio l’autrice con l’intervista a seguire e la recensione del romanzo ” Rebecca Town a Parigi “.

Buona lettura

Iana Pannizzo

INTERVISTA ALL’AUTRICE MANUELA SICILIANI

Ciao Manuela, innanzi tutto ti ringrazio per aver accettato l’intervista. E’ un vero piacere ospitarti nel mio blog e poterti conoscere come autrice.

D: Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

R: La passione per la scrittura nasce da piccola, insieme a quella per la lettura. Amavo scrivere i temi e infatti ero portata per l’italiano fin dalle elementari, ma il momento in cui ho davvero cominciato è stato all’epoca dell’università. Poi ho lasciato sedimentare le varie storie per anni finché mi sono presa un anno sabbatico da dedicare interamente alla stesura definitiva e sono nati i primi tre romanzi di Becky.

D: Che cosa ha dato ” vita” al personaggio Rebecca? Com’è nata l’idea di questa ragazza un po’ sopra le righe?

R: Da ragazzina seguivo le avventure di Jessica Fletcher e quando è terminata la serie ho pensato a un personaggio femminile, in chiave contemporanea, che potesse sostituirla. Così è nata Becky. Il nome invece è quello della mia bambina che si chiama Rebecca.

D: Quanto ti rassomiglia e in cosa invece discorda maggiormente da te Rebecca Town?

R: Di autobiografico nel personaggio di Rebecca c’è sicuramente la mia passione per i viaggi, la curiosità, la voglia di scoprire la verità e soprattutto la condivisione di un grande dolore.
È diversa da me perché è sportiva, modaiola e molto bella

D: Ogni romanzo è ambientato in una città diversa .. da Parigi a Praga per finire a New York. Qual è la città di cui hai narrato più volentieri e perché?

R: Non so rispondere a questa domanda, in ognuna delle città dei romanzi ho lasciato un pezzetto di me, ognuna per un motivo diverso. Sono posti che ho visitato sia per lavoro che per piacere. A Roma ho accompagnato gite studentesche ed è stato molto faticoso e impegnativo. A Parigi e Praga ho accompagnato gruppi di non vedenti e cercare di ricreare l’atmosfera, per loro, a parole è stato difficile ma anche emozionante. Londra e NYC sono posti che l’immaginario collettivo conosce tramite libri e TV ma meritano assolutamente una o più visite.

D: che consigli daresti agli aspiranti autori/ trici?

R: Il consiglio che posso dare, dalla mia umile posizione, è quello di crederci. Di non prendersi troppo sul serio se le cose non vanno proprio come ti aspetti, ma di continuare a farlo, di continuare a scrivere perché è una cosa che non si fa solo per gli altri ma anche per se stessi.

Grazie Manuela per aver dedicato il tuo tempo al blog ” un libro per amico- recensioni ” e ci rivediamo presto alla prossima fiera insieme al collettivo scrittori uniti

LIBRO SICILIANI 1                         LIBRO SICILIANI 2jpg

RECENSIONE DEL ROMANZO DI MANUELA SICILIANI

TITOLO: REBECCA TOWN A PARIGI

Con una partenza frizzante e coinvolgente, l’autrice Manuela Siciliani, da voce a uno dei personaggi più amati dalle donne in una storia che si tinge di giallo e di mistero senza tuttavia accantonare note d’amore e a volte ironiche.

Il personaggio di Rebecca ha una personalità forte ma dai contorni delicati, ha pensieri altruisti, è colta e sensibile e, non meno importante, ha conosciuto il dolore. Colpisce positivamente il carattere riflessivo ma con quella punta d’incoscienza che caratterizza spesso il sesso femminile. Una bella donna che ispira fiducia e simpatia, proprio come la sua autrice.

Attraverso la storia e le avventure di Rebecca, la Siciliani, ci porta a Parigi, una delle città più belle d’Europa che funge da cornice a uno scenario intrigante, ma senza essere invadente, attraverso le emozioni di un’amicizia che nasce spontaneamente quando si condivide anche un solo piccolo volo di cuore nelle vicissitudini della vita.

La parte romantica, molto razionale per il genere, fa sì che la narrazione sia interessante e per nulla noiosa e che i rapporti umani si sfaldino in sfaccettature che a volte non sono perdonate e quindi più realistiche e umane rispetto ai soliti romance del momento.

La Siciliani ci piace perché con un naturale estro ha saputo far nascere una storia sentimentale ma non esclusivamente d’amore che porta a un finale per niente scontato.

Rebecca ci porta da una parte all’altra dei sentimenti che partono dall’amore e dalla logica per finire in cumuli di desideri contrastanti. Un libro per tutti, anche per i lettori più esigenti che vogliano leggere qualcosa di diverso e piacevole, che si legga tutto d un fiato senza rimanerne delusi.

Una lettura leggera ma non melliflua, da godere nelle ore di quiete. Una trama fresca e genuina in piacevole contrasto con alcune note amare all’interno della storia.

Consigliato.

Iana Pannizzo

 

 

Intervista all’autore Ugo Nasi e recensione del romanzo ” L’Ultimo Affresco “

Buongiorno lettori del blog,

Oggi vi farò conoscere un autore che non lascia indifferenti per bravura e simpatia.

Lui è un avvocato di Milano con la passione per la letteratura storica che sa condire con trame thriller articolate in un mix sempre vincente per attrarre i lettori. Sto parlando di Ugo Nasi, che il blog “ un libro per amico – recensioni “ ha intervistato per voi.

Mi sono imbattuta in quest’autore per caso in occasione del suo primo romanzo storico “ le pagine perdute”, mi aveva affascinato la trama e la copertina del libro, ma devo ammettere con rammarico che ero rimasta delusa dalla storia. Tuttavia, una vocina dentro di me continuava a ripetermi di dare ancora fiducia a quest’autore e a distanza di tempo sono molto felice di aver dato retta a questa vocina interiore.

Nasi, infatti, è un autore di straordinario talento che sa rendere interessante qualsiasi cosa narri. Con una dialettica da far invidia a Cicerone (se fosse ancora in vita) non è difficile imbattersi in alcuni video in cui spiega di chiese e affreschi nascosti per il nostro Paese. Inoltre ha recitato una piccola parte nella serie televisiva “ I MEDICI 3 “, in “IO L’AMANTE” ha prestato la voce a Ludovico il Moro, per SUVERETO MEDIEVALE ha partecipato nella ricostruzione storica nell’associazione I CAVALIERI DI IL DEBRANDINO.

A seguire l’intervista e la recensione del suo ultimo romanzo “L’Ultimo Affresco “.

Buona lettura.

Iana Pannizzo

 “recensione del romanzo ” L’Ultimo Affresco” di UGO NASI

L’ Ultimo Affresco è il titolo del romanzo di ambientazione storica dell’autore milanese Ugo Nasi, che completa la trilogia in cui vede protagonista la P.M. Viola Borroni dopo “le Pagine Perdute” e “Arcana Rubris”.

La storia si snoda in più spazi temporali e si articola in trame intrecciate fra loro con la maestria di un vero talento letterario.

L’inizio ha un andamento lento e graduale e a volte prolisso nelle spiegazioni, ma ciò non toglie tutta la genialità e la capacità dell’autore di stuzzicare la curiosità del lettore per farlo entrare in una storia avvincente che lo saprà conquistare già dal prologo.

Un mistero che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine, subito intenso nelle emozioni e nei sentimenti in cui s’intuisce un’azione in corso, come una resa dei conti, ma non solo; si avverte la sensazione che ogni personaggio sia vittima e carnefice allo stesso tempo, questo perché Ugo Nasi ha saputo strutturare la psicologia di ognuno in più sfaccettature, bravo nel costruire i caratteri e le personalità dei suoi protagonisti e come in una giostra dello spazio e del tempo, l’autore sembra divertirsi in un ameno altalenare di circostanze, avventure e introspezioni.

Particolarmente interessante l’ambientazione storica, che vede protagonista un personaggio carismatico e affascinante nella figura di Gundemberga e la madre Teodolinda, entrambe forti nello spirito, e di altre donne di sentimenti poco nobili che muovono i passi verso una schiera di azioni laceranti in un periodo storico travagliato come il medioevo. Luci e ombre del regno Longobardo e personaggi che intrigano e segnano le pagine di una storia in cui non manca di parte fantasy che va a ornare ogni traversia e stimola la curiosità e l’immaginazione dei lettori.

La storia si articola tra passato e presente, nel ricordo, in esistenze distinte e contraddittorie come una profonda metafora che carpisce il senso dell’universo fuori e dentro di noi.

Con questo terzo romanzo della sua trilogia, l’autore mostra prova di una padronanza di scrittura non indifferente, un estro che non ha niente da invidiare ai grandi della letteratura contemporanea sia italiana sia straniera.

La trama è così ben strutturata che è difficile non rimanerne affascinati. Alla sua quarta fatica letteraria si aggiudica un posto nel podio dei più talentuosi autori degli ultimi anni, per conoscenza storica e creatività. Ugo Nasi piace perché allieta e insegna ciò che è stato vissuto nei secoli seppur arricchito di episodi fantastici e inviti quasi con una naturalezza disarmante a scoprire di più di una storia romanzata.

Fra arte, fantascienza e storia, Nasi getta le basi di una trama con un mix perfetto ricco di suspense, un romanzo che t’incolla alle pagine e fa perdere la nozione del tempo fra i misteri del SATOR nella cornice affascinante di un’Italia di altri tempi che porta fino ai giorni nostri la bellezza di una storia che testimonia il suo sapere nell’immaginario scenico di un autore eccezionalmente singolare.

Iana Pannizzo

20190726_124957~2

20190726_125147~2                                                                                               

INTERVISTA AD UGO NASI

a cura di Iana Pannizzo

Screenshot_20190726-125734~2.png

D: Ciao Ugo, innanzi tutto grazie per la tua disponibilità, cominciamo con una domanda che chissà quante volte avrai sentito nel corso delle tue interviste; quando nasce in te la passione per la scrittura e cosa ti fornisce l’ispirazione di ambientare i tuoi romanzi in un determinato contesto storico?

R: Innanzitutto voglio precisare che prima di essere uno scrittore, sono un accanito lettore. Detto questo la mia passione per la scrittura, sì insomma la voglia di buttare giù un romanzo, mi è venuta nel 2015. Ti svelo un piccolo segreto. Conoscendo la mia passione per i romanzi storici ed i Legal thriller è quasi sempre stata mia moglie – con il suo gusto ed intuito femminile – a procurarmi i romanzi da leggere. Soprattutto nel periodo estivo quando si ha più tempo e libertà per concedersi una buona lettura. Tra i tantissimi bei romanzi letti, un giorno me ne porta a casa uno che a giudicare dalla copertina, dal titolo, ma soprattutto dalla Casa Editrice che l’aveva pubblicato, avrebbe dovuto essere un bestseller da sbaragliare il mercato. Un romanzo da urlo. Ovviamente non ti rivelerò neanche sotto tortura quale sia il romanzo, ma ti posso dire con tutta sincerità che dopo averlo completamente letto mi sono persuaso che a scrivere un racconto simile ci sarei potuto riuscire pure io, credimi. Senza bisogno di editor, correttori di bozze e bla, bla bla. Ecco la mia passione per lo scrivere romanzi nasce da quella circostanza un po’ grottesca, a “illuminante”.

Se posso dirtela tutta, le mie prime cavie furono – ricordo ancora – mia figlia ed una sua coetanea che “costrinsi” ad ascoltare da me la lettura del primo capitolo de LE PAGINE PERDUTE.

                Ancora oggi mi domando se dicessero la verità o fosse solo un modo per sbrigare in fretta quella seccatura ma sì… mi dissero che quel primo capitolo gli piaceva, e molto. Da lì prese l’avvio questa bellissima avventura che ancora prosegue.

                L’ispirazione, o sarebbe meglio dire lo spunto, lo prendo leggendo storie antiche che può trovare chiunque di noi navigando su internet. Da lì poi, se la vicenda mi intriga, approfondisco poi la ricerca per trovare nuovi elementi e fatti legati a quella determinata storia. Per farti un esempio – ma non dirlo a nessuno – i tragici fatti legati ad una protagonista del mio ultimo thriller storico L’ULTIMO AFFRESCO si basano su fatti veri avvenuti nel castello di Fosdinovo. Ora immagino che pianterai il sottoscritto e questa intervista per andare a vedere cosa successe in quel maniero.

D: Quali emozioni ti lascia un libro appena terminato?                                                                                

R: Ah… ma allora non mi hai abbandonato al mio destino? Ci sei ancora. Fantastico! Allora risponderò alla tua seconda domanda. Le emozioni che mi lascia un libro? Dipende ovviamente. Diciamo che essendo un lettore seriale mi capita, quando leggo un buon libro di sentire nascere in me un legame psicologico intimo con chi ha scritto quel racconto, uomo o donna che sia. Perché è come se si creasse un’empatia sottile, una simbiosi con chi ha incontrato il tuo gusto, le tue idee, la tua personalità e che dunque, nel bene o nel male, ti accomuna a lui, o a lei. E quindi la fine di un buon romanzo è il momento peggiore perché è come trovarsi a dover salutare un caro amico che ha deciso “lui” di congedarsi da te. E tu non vorresti lasciarlo andar via. Quando ciò accade, solitamente mi trangugio tutto ciò che viene “dopo” la parola “FINE” compresi i ringraziamenti e magari la quarta di copertina, dove vengono elencati gli altri romanzi dell’autore o dell’autrice. E’ un po’ come assistere ad un bel film che non vorresti che finisse mai e che segui ed insegui come un cretino fino ai titoli di coda. Uno di questi è stato OPEN di André Agassi, un altro è stata LA PAPESSA di Donna Woolkolk Cross, un altro ancora è stato I CONFRATELLI di John Grisham. Mi sono letto persino la “C” di Copyright!

D’altronde essere un lettore seriale è una brutta bestia, perché presta il fianco al pericolo di diventare quasi un romanzo-dipendente, con tutto ciò che ne consegue in tema di sudditanza psicologica per l’autore o l’autrice del libro. Per taluni, vale persino il detto (che è stato coniato per Autore/Lettrice ma potrebbe tranquillamente essere coniugato anche al femminile Autrice/Lettore) che “quando uno scrittore ti entra nella testa, ti ha già messo le mani dappertutto”

                Invece come scrittore le sensazioni sono assai diverse. Considera che non sono mai soddisfatto di ciò che scrivo e, mannaggia a me, se dovessi rileggere ciò che ho realizzato fino ad oggi: LE PAGINE PERDUTE, IL DEPUTATO, ARCANA RUBRIS, forse cambierei qualcosa. Ma non è possibile restare incollato ad una vicenda per tutta la vita come uno scemo e quindi… me ne faccio una ragione e mi dico che quelli sono i miei lavori, il frutto della mia fantasia e del mio modo di essere. Punto e basta.

                Però, se la tua domanda voleva arrivare a questo, sì… chiudere un romanzo ti lascia dentro un vuoto enorme, perché è come una bella, faticosa, intrigante avventura che finisce, nel bene o nel male. Senza contare lo sdoppiamento di personalità che naturalmente subisci quando devi vivere, sentire, soffrire o godere come i tuoi personaggi, per poterli raccontare.

                Tornare poi ad indossare i panni della tua “minuscola” personalità è dura.                                                                                       

D: Un autore come te, appassionato di storia, ha mai pensato di cambiare genere letterario? E se si, quale vorresti sperimentare?

R: Se mi piacerebbe cambiare genere letterario? Ma io l’ho fatto, gentilissima Iana. Cavolo, se l’ho fatto! Ne ho persino scritto uno: IL DEPUTATO. Infatti, come ti dicevo prima, oltre ai romanzi storici mi affascina il genere Legal Thriller, alla Grisham per intenderci. Anzi ti dirò di più… John Grisham tutta la vita! E allora – da lettore – mi piace leggere e percepire le sensazioni che trasudano da quel tipo di storie. Persino gli odori. L’odore delle carte bollate, dell’aria stantia delle aule giudiziarie, del whisky comprato al discount e del completo (che puzza di sudore perché è stato lavato suppergiù da almeno due mesi) che porta un avvocato d’ufficio – sfigato e mollato dalla moglie per un collega d’ufficio -. Prima o poi mi imbarcherò nuovamente in storie del genere, anche perché sono molto più facili da buttar giù, nero su bianco. Senza doverti dannare l’anima su date e su nomi di personaggi realmente vissuti. O magari scriverò di un “Puttano” un po’ maldestro e scalcinato che si guadagna da vivere offrendo la sua compagnia e le sue “performance” a donne ricche di una certa età. Qui non dovrei metterci molto di mio, ma mi basterebbe che intervistassi un mio carissimo amico che ha proprio fatto quel mestiere per una decina d’anni.

Ma, tranquilla, non scandalizzarti. Non ho solo amicizie del genere.

Ho anche molto di peggio!

D: Il tuo ultimo romanzo si attiene anche alla tematica del tempo ..se potessi viaggiare attraverso i secoli, quale epoca ti piacerebbe vivere?

R: Senz’altro l’epoca che più si confà al mio carattere è il medioevo. Mi ci ritrovo. Forse in una precedente vita sono vissuto proprio in quei tempi lì. In quei periodi bui. Che poi anche questa leggenda metropolitana un po’ va sfatata. Perché il medioevo non fu solo un tempo di superstizione e di tabù religiosi, di lotta alle streghe e di ordini di invasati, ma anche fucina di grandi scoperte e di uomini e donne illuminati. A proposito di donne, e di streghe… lo sai che ne bruciarono molte di più i paesi protestanti della Riforma tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, che invece – in epoca medievale – la Chiesa Cattolica? Pare strano ma è così. Comunque sì, amo il medioevo, lo adoro. Epoca comunque torbida e misteriosa ma intrisa di ideali forti come ad esempio le Crociate (crudeli e sanguinose quanto vuoi, ma dove intere generazioni di uomini – e anche donne – si misero al servizio del condottiero di turno per andare a testimoniare il loro credo). E la vita al Castello, così lenta nel suo incedere temporale da sembrare quasi sospesa in una sorta di sortilegio arcano. Con le castellane che attendevano il loro cavaliere tra le spesse mura di inaccessibili manieri. Trovo in questo concetto persino qualcosa di molto sensuale.

D: Che consigli daresti agli aspiranti scrittori?

R: Consigli da dare ad un aspirante scrittore e scrittrice? Mmm … direi senz’altro quello di non arrendersi mai. Mai e poi mai. Anche quando tutto ti potrà sembrare difficile, faticoso, persino impossibile… credici!

La caparbietà e la volontà premiano sempre.

Bene, spero di non averti terrorizzato, così come spero di non aver tediato con le mie idee un po’ singolari i simpatici lettori del tuo bellissimo blog, Iana.

Ovviamente non posso che esserti grato di avermi dato questa bella opportunità di partecipare a questa iniziativa, ed allora permettimi di salutare tutti quelli che stanno leggendo questa intervista oltre a te naturalmente.

Grazie Ugo per aver dedicato il tuo tempo al blog “ un libro per amico –recensioni “ .

 

 

 

Maria Ilaria Caserini: Autopsia di un’emozione

Buongiorno lettori del mio blog,

oggi iniziamo la settimana con la recensione del libro d’esordio di Maria Ilaria Caserini, libro che porta il titolo ” autopsia di un’emozione ” e che non vedevo l’ora di leggere avendo io stessa trascorso un periodo buio della mia vita, (ma questo tantissimo tempo fa) sperando di trovare la riflessione e la profondità che dovrebbe caratterizzare un libro di questo spessore.

Purtroppo il libro ha deluso di gran lunga le mie aspettative.

A seguire la recensione.

Iana Pannizzo

autopsia di un'emozione

recensione di autopsia di un’emozione di Maria Ilaria Caserini

 

Autori csu: Imma Venturo

Buongiorno lettori del mio blog,

Come accennato nel video pubblicato la scorsa settimana sulla pagina fb “ un libro per amico- recensioni”, in questo mese di luglio si parlerà di bulimia.

Innanzi tutto c’è da chiedersi; cos’è la bulimia e come si manifesta? Potrebbero essere domande scontate, poiché tutti grossomodo conosciamo questa piaga che colpisce indistintamente giovani e meno giovani. libro imma venturo 1.jpg

La bulimia è un disturbo dell’alimentazione e della nutrizione: abbuffate ricorrenti di grandi quantità di cibo, compensando l’aumento di peso col vomito autoindotto (con lassativi o estenuanti sessioni di attività fisica); il livello di autostima è influenzato dal peso e dal proprio corpo.libro venturo 2

Questa è l’informazione base di qualsiasi ricerca in internet con le voci correlate sui vari siti, ma dubito che possa far nascere in voi un’emozione ed ecco il perché oggi andremo a conoscere il libro dell’autrice Imma Venturo (autrice del collettivo scrittori uniti) che porta il titolo “ saziare la bulimia “.

Un argomento difficile da trattare che la Venturo evidenzia in base alla sua personale esperienza.

A seguire la recensione del libro.

Iana Pannizzo

recensione del libro saziare la bulimia di ImmaVenturo