Dopo una lunga assenza torniamo a parlare e far parlare gli autori e le autrici più promettenti del nostro Paese. Oggi vi presento Giovanna Barbieri, autrice di gialli storici. La Barbieri merita sicuramente un posto nel podio nella letteratura italiana e noi l’abbiano intervistata per voi. Scopriamola insieme.
Giovanna Barbieri
Ciao Giovanna e benvenuta al blog Un Libro Per Amico- Non Solo Recensioni. Cominciamo subito con le domande. L’amore per la storia è dovuto ad una ricerca personale o a qualche insegnante che ai tempi delle scuole ne prende merito? Lo devo a mio padre, gran lettore di romanzi di guerra (prima e seconda guerra mondiale), di Storia antica sugli Assiri, sugli Egiziani, sugli Aztechi, sui Greci ecc. Anche uno dei miei insegnanti delle superiori ha contribuito all’amore verso la Storia. Se potessi tornare indietro nel tempo, In quale periodo storico ti piacerebbe vivere? Mi piacerebbe il Rinascimento, con i suoi pittori, scultori, architetti e poeti. Cosa non darei per incontrare Leonardo da Vinci, Isabella d’Este, Michelangelo, Botticelli, Dante, Boccaccio ecc. Parliamo di libri. Sono diversi e tutti affascinanti e di grande interesse. A quale ti senti più legata e perché? Mi sento molto legata a Il ghibellin fuggiasco, che è dedicato a Dante Alighieri, a Cangrande della Scala, a Verona, la mia città natale, alla Valpolicella (valle Provinianensis), agli amori travagliati che finiscono bene, alle epidemie, alla poesia, alla Storia di Verona, di Vicenza e di Padova. Quanto tempo richiede la stesura di un romanzo? Come nasce la personalità di un tuo personaggio? Per ogni romanzo impiego almeno due anni. Se parliamo di personaggi esistiti, non posso inventare la loro personalità. Dalle loro azioni, studiando le biografie, si capiscono i caratteri e le idee. Vale per Dante, Cangrande, Stilicone, Alarico, Giovanni de’ Medici, Isabella d’Este, Ludovico il Moro, Baldovino IV di Gerusalemme, il re bambino (lebbroso), Garzapano, il signore di Rivoli Veronese, ecc. Inserisco anche dei personaggi inventati, una storia nella Storia, con guerrieri, soldati di ventura, artigiani, contadini, monaci, monache, guaritrici, locandiere, sbirri, speziali ecc ma devono essere realistici e, per dare quest’impressione, studio molto bene il periodo storico leggendo saggi storici, articoli, tesine su determinati argomenti (su academia.edu) ecc
I tuoi sentimenti cambiano durante la stesura della prima bozza? La prima bozza la scrivo di getto, sopraffatta dai sentimenti, dall’emotività; la seconda bozza la correggo con occhio più critico, inserendo scene dimenticate o dialoghi e cancellando le ripetizioni. Ovvio che serva anche l’opinione degli editor e dei betareader.
Parlami delle “ tue” donne. Quali ami di più? È una domanda molto difficile. Ho amato scrivere su Silfrida, una giovane donna che scopre le sue origini Gote e desidera approfondirle fuggendo con un guerriero Goto in cerca del padre naturale. Ho adorato Caterina, la contadinella delle Valpolicella che sceglie di rimanere con i fratelli minori alla morte dei genitori durante una pandemia. Lei s’innamora di un nobile cavalieri e sarà un amore molto combattuto. Ora sto scrivendo di Claire du Bois, una giovane nobile decaduta (la madre diventa una cortigiana onesta), che s’innamora di un povero soldato di ventura, un veggente che nasconde il suo dono. Una giovane, molto dolce e sensibile, che si tira su le maniche e sceglie di vivere in povertà, nel marchesato dei Gonzaga, mentre il marito (saldato di ventura milanese) è in
guerra contro Napoli.
Se gli studenti nelle scuole medie dovessero scegliere un tuo libro come lettura estiva per poterlo poi analizzare e commentare in classe, quale consiglieresti e perché? Alle medie si studia il Medioevo e la Storia antica. Proporrei il ghibellin fuggiasco oppure Silfrida la schiava di Roma. Sono i miei testi migliori, ricchi di spunti sugli usi del tardo Medioevo (per il ghibellin fuggiasco), del tardo impero romano (Silfrida la schiava di Roma), sui Goti, sulla politica locale, sulle guerre contro i Goti oppure lotte ghibellini e guelfi.
Avremo il piacere di vederti al Salone del Libro 2022? Quest’anno non credoma ci sarò di sicuronel 2023, seci sarà il Salone del Libro.
Progetti futuri? Ne ho ben due: 1) il romanzo Valleargentina ha trovato una casa editrice, la Land editore, e sarà pubblicato entro quest’anno. Sto già rileggendo il testo editato da loro. Parlerà di Isabella d’Este, di Ludovico il Moro, di Milano, di Mantova, di guerra francese (e milanese) contro il regno di Napoli, di un uomo che si crede maledetto (il soldato veggente), di una giovane donna che non vuole diventare cortigiana come la madre. 2) un giallo contemporaneo, ambientato a Firenze tra le gioiedei mondiali di calcio del 1982, i delitti di due vecchiette, i flashaback sulla II guerra mondiale, i partigiani e i fascisti, gli antichi rancori, gli odi politici e il perdono. Non ha ancora trovato casa e mi piacerebbe partecipare a qualche concorso letterario a tema giallo e noir.
Giovanna, noi ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo e per la tua gentilezza. Ci rivediamo presto alla prossima intervista.
Editore : PubMe (14 giugno 2021) Lingua : Italiano Copertina flessibile : 208 pagine ISBN-10 : 8833669211 ISBN-13 : 978-8833669212 Peso articolo : 345 g Dimensioni : 15.01 x 1.32 x 21.01 cm Collana Policromia DESCRIZIONE In un caldo mattino di primavera, mentre osserva dalla finestra i tetti grigi di una Torino bagnata dalla pioggia, Michele, operaio in una grande fabbrica, tiene tra le mani una lettera appena arrivata dall’Argentina. A scriverla è Alice, un tempo maestra a Càscara, il borgo di pescatori in cui è nato, per annunciargli la morte di Justicio, suo buon amico, che per lungo tempo si è guadagnato da vivere a bordo di una splendida barca a vela, Matilda, ormeggiata nel porto di Càscara. Ghermito da un passato che torna a tormentarlo, Michele compie un viaggio della memoria attraverso il quale riannoderà i fili di una storia che si intreccia con quella degli altri protagonisti del romanzo. Pescatori, meretrici, levatrici, ricchi armatori e politici locali, bambini in attesa del proprio destino, emigranti dall’altro lato del mondo come Justicio e donne coraggiose e fragili come Alice. Sono loro a tessere le trame del nostro recente passato italiano, in un Sud Italia sempre meno agganciato allo sviluppo e sempre più legato ai destini di coloro che amando la propria vita ne fanno un esempio e una testimonianza per tutti. Storie che sfidano le convenzioni per trasformare un paese che non ha ancora fatto i conti con il suo passato in un luogo della speranza e, forse, anche dell’amore.
Recensione a cura di Iana Pannizzo
Càscara è un romanzo di delicata bellezza, di una malinconia così struggente che non può non entrare nel cuore nel lettore.
Credo che la narrazione si possa riassumere in una frase riportata nello stesso romanzo : “ Il male è ciò che non vogliamo riconoscere”. E’ una storia che parla di cambiamento e di resistenza ad esso fino a quando non ci si rende conto che è proprio il cambiamento il carburante di ogni motore. Nella resilienza che si fa strada nei cuori dopo le lotte con la propria anima, cresce la consapevolezza di andare avanti verso il futuro.
Il romanzo si apre con il ricordo del protagonista che narra in prima persona la propria diversità, apparentemente uguale a se stessa ma in realtà in continua ed inconscia evoluzione e descrive la vita degli abitanti del paese con una vita difficile, con le lotte quotidiane di donne che subiscono violenza e giudizi, con la solidarietà tra esse e il loro riscatto da una mentalità troppo maschilista, con la difesa dell’istruzione perché solo essa può garantire un futuro più dignitoso lontano dalle coste che hanno visto gli infanti del paese crescere e andare via.
E’ un romanzo amaro sotto molti punti di vista ma l’autrice ha saputo sfumare la tristezza e l’amore con eccellente maestria, con uno stile così fluido e tenero da restarne rapiti.
L’amore di una madre si fonde con quello del figlio, l’amore per i propri alunni con quello della propria patria, l’amore per una donna con quello per se stesso. Fusione e discernimento insieme da un lato, dall’altro avventatezza, paura e sopportazione, fanno di Càscara un romanzo nato dalla penna fine di Elena Ferro, straordinariamente gradevole alla lettura.
Una storia affascinante e vera che emoziona non poco. Adatto a ogni tipo di lettore, anche tra i giovani.
Càscara di Elena Ferro ti entra semplicemente nel cuore e non se ne va più.
Autore: Elisa Biffi Corni Editore: Arpeggio Libero Anno edizione: 2021 In commercio dal: 14 dicembre 2021 Pagine: 148 p., Brossura EAN: 9788833521008
In questo romanzo, l’autrice affronta il problema spinoso dello stupro. E’ una storia che ha un sentore nostalgico nel viaggio introspettivo della protagonista che racconta in prima persona, come una confessione, gli eventi che hanno scosso la sua esistenza.
Si culla di ricordi che hanno coinvolto la sua famiglia di una vita lontana nel quotidiano tram tram di un paese mai dimenticato, dei suoi abitanti, degli amici e dei nemici, del suo amore acerbo. In molti passaggi il rimpianto attacca brutalmente il cuore della narratrice.
Nella sua narrazione, la protagonista si autocommisera, non ha carattere e va avanzi per inerzia, per paura e a volte per tornaconto personale. E’ egoista e vigliacca e sebbene dica di non volere compassione, in realtà è quello che sta cercando.
Se da un lato vive il ricordo di una ragazzina vittima di violenza, dei giudizi della gente come fiato sul collo, dall’altro vige l’egoismo di una donna ormai adulta, che si scarica la coscienza noncurante delle possibili reazioni e sentimenti altrui.
Purtroppo il fulcro della storia avviene quasi alla metà del romanzo limitandone considerevolmente l’attrattiva.
E’ indubbia la volontà della Biffi nel voler denunciare un problema radicato come quello di chi è vittima di stupro e passa anche per colpevole. Nonostante la giovane età, l’autrice cerca di mettere insieme dei pezzi di storia vissuta da tante, troppe donne che non hanno il coraggio di denunciare il male ricevuto, con il conseguente ingombro di un senso di colpa troppo grande da gestire.
Sebbene l’autrice abbia voluto scrivere un romanzo di spessore, purtroppo, rasenta la noia perché la narrazione, dettata dalla consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena, avanza lenta, prolissa e ripetitiva in molti passaggi della storia rendendola forzata. Se fosse stata più breve, senza le troppe descrizioni che hanno strascicato diversi capitoli, sarebbe stata sicuramente più incisiva.
Siamo giunti nel periodo più bello dell’anno, nel mese in cui i sentimenti si fanno più forti, più intensi. A Natale si fanno i conti i conti con la dolcezza e la bellezza del donare, con la nostalgia che punge al pensiero di chi non è più con noi, ai ricordi di una tavola imbandita e le urla festose dei bambini che scartano i doni sotto l’albero.
Si mangiano i tradizionali dolci, ci si lamenta dei chili di troppo. A Natale tutto si amplifica per una strana atmosfera che culla gli animi e rende tutto possibile. E poi c’è Lui, il protagonista indiscusso di questa meravigliosa festa.
A rendere omaggio al Salvatore che nasce ci sono i presepi. Ad Avigliana, nella Chiesa di San Giovanni I, grazie agli amici del presepio, se ne può ammirare uno di straordinaria bellezza. Ci si perde nella semplicità dell’attesa, nella vita di paese, parla di antiche botteghe e mestieri dimenticati.
La torre, le case con i loro cancelli e i balconi, le finestre, le miniature, tutto è realizzato con precisione. Il video riporta qualche scatto, ma consiglio vivamente di ammirare da vicino il meraviglioso lavoro realizzato dagli amici del presepio. Nel cuore del centro storico, potrete vivere un’atmosfera unica per perdersi nella gioia o nella malinconia struggente che ognuno porta nel proprio cuore.
Autore: Barbara Romano Editore: PubMe Collana: Policromia Anno edizione: 2021 In commercio dal: 13 luglio 2021 Pagine: 136 p., Brossura EAN: 9788833669465
Descrizione
È passato molto tempo da quando Vittoria ha visto la sua migliore amica Alice e suo marito, Tommaso: poco prima che Amedeo avesse l'incidente. Di quella sera, Vittoria ricorda poco o niente, sa solo che lui è in ospedale e non riesce a riprendersi. Vittoria è stata interrogata, a tratti accusata di essere stata lei a manomettere i freni dell'auto di Amedeo. Il peso delle parole, la tensione accumulata, la paura di non essere ascoltata hanno portato Vittoria a chiudersi in sé stessa fino ad arrivare a perdere il lavoro e tutto ciò per cui si era impegnata fino ad allora. Sotto il consiglio del dottor Desanti, Vittoria si reca al centro Serenavita, dove incontrerà un gruppo di persone in grado di ascoltarla, di condividere con lei pensieri e storie, aiutandola così a tornare a sorridere. Vittoria inizia così il suo racconto, parlando dei momenti felici, delle attese, delle aspettative cominciate in una serata estiva e fresca, in una Torino luminosa. Un romanzo che ci insegna qual è il vero prezzo da pagare per le nostre scelte, e che ogni azione ha per forza di cosa una reazione. Quest'ultima, non sempre negativa.
Recensione
Il romanzo è ben scritto e segue due punti di vista, entrambi raccontati in prima persona.
Di facile lettura, lo stile è soggettivo e quasi accademico.
L’intreccio tra i personaggi evidenzia una trama di forte livello psicologico.
La storia marca i sentimenti come un bisogno personale, sfociando nella mancanza di autostima, di comprensione che in verità da paura della solitudine.
Il lettore si sente attratto dalla prima all’ultima pagina del romanzo, perché l’autrice scrive una storia che si identifica facilmente a chi vive o ha vissuto il dolore di una storia sbagliata, sia che provenga dal proprio passato o la stia vivendo nel presente. Ci si può immedesimare parecchio nei tormenti e nelle gelosie che scatenano comportamenti sbagliati che mortificano l’amor proprio.
La Romano marca nel suo romanzo “L’Ospite Indesiderata”, un modo di vedere la relazione amorosa come punto di riferimento per la propria felicità quando in realtà quest’ultima è distanti anni luce, proprio perché nel rapporto di coppia non c’è crescita ma solo il bisogno da una parte e l’egoismo dall’altra.
L’attesa e la resa diventano in questo modo difetti di comportamento e di vita che sembrano impossibili riuscire a cambiare, come se accontentarsi di briciole d’amore si riuscisse ad afferrare e non far lasciare andare il proprio oggetto dei desideri.
Il detto “ in amore e guerra tutto è lecito” non può essere più azzeccato in questa narrazione che sembra romantica, ma non lo è affatto. Vengono fuori le fragilità umane, il bisogno di essere ascoltati, la paura di essere giudicati, il torto che si fa agli altri ma ancor di più a se stessi. Non di meno però, il coraggio di guardarsi dentro e andare avanti leccandosi le ferite, ammettendo le proprie e vedendo per davvero chi sta di fronte.
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, amaro e veritiero, dove la fragilità dell’amore fa i conti con la realtà.
Cosa c’è di più bello di un bel romanzo in quest’atmosfera natalizia che ci avvolge a Dicembre? Immaginate il camino acceso, un plaid, un cagnolino o un gatto accucciato accanto a voi, una buona cioccolata calda e una storia tutta da leggere, magari a sfondo Natalizio.
Oggi vi segnaliamo Cristiano Pedrini, un autore dal cuore romantico che fa sognare le sue lettrici attraverso i suoi libri.
Pedrini nasce negli anni settanta nella provincia di Bergamo e lavora come bibliotecario. Inizia a scrivere nel 2014 e da allora non si è più fermato, cercando le emozioni e la bellezza del mondo in una storia da scrivere che caratterizza il suo animo di sognatore.
Ve lo presentiamo attraverso i suoi romanzi.
Cristiano Pedrini
Non esiste nulla di così triste che lo svegliarsi
la mattina di Natale e ricordarsi di non essere più un bambino. (Erma Bombeck)
Quando ho intrapreso il meraviglioso viaggio nella scrittura, ogni anno ho pubblicato una storia dedicata al Natale. Oggi, grazie all’ospitalità di questo blog vorrei presentarveli.
Cominciamo a presentarveli uno alla volta.
La teoria del pettirosso
Il vero amore non implica la perfezione, anzi fiorisce sulle imperfezioni
John Gray
Ross è il direttore del Byron, un grande biblioteca che dirige e vive con amore e passione. Le sue giornate scorrono tranquille almeno sino a quando Nathan, un giovane senzatetto dall’oscuro passato, non viene sorpreso rubare all’interno del locale e quindi condotto da lui per l’increscioso evento. Dal momento in cui Ross conosce Nathan, però, ne rimane come folgorato e secondo la teoria del pettirosso, sente quasi il bisogno di aiutarlo e prendersi cura di lui sin dal primo istante.
I due, così diversi e sempre più vicini, attraverso situazioni di pericolo e d’amore, si troveranno a prendersi cura delle loro vite e differenze, mentre un segreto terribile incombe sulla vita del giovane ragazzo.
Per Charles Spencer Hoynes la risposta a questa domanda arriverà dopo l’incontro insolito e fortuito con Mathis Owen, un giovane avvocato fresco di laurea. La sua presenza lo costringerà ad ammettere che oltre ai suoi metodi spregiudicati può esistere anche un altro modo di vivere la sua professione, opponendosi con pazienza, perseveranza e con voce gentile alle ingiustizie.
Immersi in una candida Washington imbiancata dalla neve, i due giovani impareranno che non sempre è facile amarsi e accettarlo, può far paura. Ma sotto la neve e alla vigilia del magico Natale, tutto può essere possibile!
Io non so chi di noi sia il fratello debole, credo che, in modo diverso, lo siamo entrambi
Dopo l’improvvisa e inaspettata morte dei genitori, il ventenne Jeremy scopre di non essere rimasto solo al mondo. In una casa-famiglia vive un fratello di cui ha sempre ignorato l’esistenza: Gavin, un ragazzino di undici anni, concepito a seguito di una violenza subita dalla madre. La donna, incapace di gestire il frutto di quell’amore rubato, se ne separò dandolo in affido.
È la Vigilia di Natale e finalmente Jeremy può incontrare il fratello. Sapere di poter ricostruire la sua famiglia lo spinge a trovare il modo di diventare il tutore legale di Gavin, ma non sarà una cosa semplice. Il giovane scoprirà tutte le difficoltà che comporta quella scelta, ma sarà pronto a non arrendersi pur di realizzare quel sogno.
Ricorda se non riesci a trovare il Natale nel tuo cuore, non potrai trovarlo sicuramente sotto un albero.
Charlotte Carpenter
Per Hibiki Cole quello è che sta per vivere è il suo primo Natale sereno. Dopo essersi lasciato alle spalle una vita difficile e aver trovato lavoro allo studio legale di Chris Page, ora desidera con tutto se stesso che questi giorni di festa siano per lui e per le persone a cui vuole bene uno spartiacque tra passato e futuro. Ma i ricordi si alterneranno a nuovi e insoliti incontri, di una lunga Vigilia di Natale.
Il dono più bello di sempre è stato conoscerti e da allora per me ogni giorno è Natale.
Christopher conta con impazienza i giorni che lo separano dal Natale, il primo che passerà a Washington, accanto a Lawrence. La solennità della Casa Bianca che si prepara all’arrivo di quei giorni di festa tra consuetudini e tradizioni lo affascina. Quando il Presidente lo incarica di occuparsi degli ultimi dettagli, compito che per tradizione spetta alle First Lady, il ragazzo non intende sottrarsi e decide di accettare, con la speranza di riuscire ad infondere tra le sfarzose mura della Casa Bianca il vero spirito natalizio.
Nel cuore della Calabria del ’78, a Serra San Bruno, vive Domenico, un ragazzo di dodici anni. E il figlio della sarta del paese e in un luglio più caldo del solito deve districarsi fra l’accudimento del fratellino di cinque anni e le bighellonate con il suo gruppo di amici. Dalla scomparsa del padre, morto per un infarto improvviso, la sua famiglia fatica a tirare avanti e lo spettro della miseria incombe sempre più. Come se non bastasse, la sua bellissima madre è continuamente corteggiata da suoi clienti ma è soprattutto controllata dal macellaio del paese, che diventa ogni giorno figura più opprimente nella loro casa. Un giorno apparentemente tranquillo, mentre Domenico gira per il bosco in bici, si imbatte in una scena macabra e violenta: il malavitoso più noto della zona, Gervaso, è all’opera con un regolamento di conti ai danni di un pescatore. Da quel momento Domenico, spinto dal suo spiccato senso di giustizia e dalla sua morbosa curiosità, dà inizio a un’indagine personale che forse potrà risolvere in un colpo solo tutti i problemi della sua famiglia.
Recensione a cura di Iana Pannizzo
Le Dita Sottili, è la storia che dà il titolo all’ultimo romanzo di Claudio Secci. L’autore muove i passi verso una tematica seria e impegnativa, ambientato al Sud, nel tempo di un’Italia già provata da gravosi accadimenti politici.
La storia è narrata in terza persona e si concentra nella figura di un ragazzino consapevole di dover dare una svolta alla sua vita, non solo per se stesso ma soprattutto per la sua famiglia.
Il dolore vissuto a causa della perdita della figura paterna, si canalizza nella volontà di dire no a un sistema che non solo non scuote gli animi consapevoli, ma li induce a un silenzio omertoso che li fa complici.
Le Dita Sottili è un romanzo breve, che si legge tutto d’un fiato. La storia, attraverso la vicenda di un adolescente, spinge a fare i conti col coraggio della paura, quella che molti adulti nascondono in un cassetto per il quieto vivere quando in realtà non si vive affatto.
Pur non accennando mai ai fatti storici e le circostanze che caratterizzarono l’anno 1978, Secci serve con maestria una fetta d’Italia abituata a barricarsi dai confini abbandonati del cambiamento.
L’autore scrive un romanzo audace e non manca di emozionare il lettore e di tenerlo col fiato sospeso. Difficile restare indifferenti ad una storia così ben scritta e soprattutto forte per una terra che ha sempre sfidato e non sempre vincendo, le organizzazioni malavitose e prepotenti.
Oggi 31 ottobre si festeggia il Samhain che, come molti sanno, non ha niente di demoniaco.
Nelle sue origini si festeggia il capodanno celtico e sono Irlandesi, non Americane come si potrebbe pensare.
Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° novembre. Samhain, infatti, significa fine dell’estate. Perché il tema della morte? Essa avviene in natura nella stagione invernale, ma è solo apparente perché in primavera tutto rinasce.
I Celti erano convinti che il 31 ottobre, giorno in cui si assottiglia notevolmente il confine spirituale, il mondo degli spiriti potesse unirsi a quello dei vivi.
Si accendevano torce e fiaccole e si lasciava del cibo per le anime.
Oggi non si pensa molto alle origini di questa splendida festa, si pensa ai bambini, al divertimento, alle decorazioni con maschere mostruose e soprattutto tanti dolcetti e caramelle.
A tal proposito, passeggiando per Avigliana, sotto un’insistente pioggerellina, abbiamo avuto il piacere di ammirare l’iniziativa degli abitanti di borgo vecchio dove tra zucche, decorazioni e fantasmi gli infanti ripercorrono tradizioni antichissime.
Il nostro blog ha ospitato Ilaria Ferraro, che ci racconta la sua esperienza di autrice e blogger e noi l’abbiamo intervistata per voi.
Ilaria Ferraro
Ciao Ilaria, benvenuta al blog Un Libro Per Amico – Non Solo Recensioni, ne siamo davvero lieti. Ilaria, nel 2018 hai pubblicato “Le Verità di Nemeesville”, un romanzo di genere thriller, scritto a quattro mani insieme a Simona Di Iorio. Successivamente, avete realizzato la versione per i più giovani dal titolo “Legàmi”; quali emozioni ti lascia a distanza di tempo questo lavoro che ha riscosso un discreto successo?
Ciao Iana e un saluto a tutti i tuoi lettori, dunque… “Le verità di Numeesville” è stato, per quanto mi riguarda, un vero e proprio percorso personale durante il quale mi sono messa molto alla prova e da cui ho imparato davvero tanto. Il sogno nel cassetto di diventare una “scrittrice” (anche se io in realtà non riesco ancora a definirmi tale) ha sempre albergato in me, ma mai avrei pensato che potesse realizzarsi e invece… Ancora mi diverto se ripenso alla fase di ideazione e stesura insieme a Simona, con cui ho condiviso veramente tutto dall’inizio alla fine di questo bel progetto. Sì, perché al di là delle difficolta che possono esserci state in quell’anno e mezzo, ciò che più rimane vivido nella mia memoria è il divertimento: ogni momento è stato buono per tirare fuori idee e smontarle, creare personaggi e fare di tutto per renderli “umani” e riconoscibili, documentarci su ogni dettaglio che non conoscevamo, mandarci messaggi scritti chilometrici e interminabili vocali… In ordine di importanza ci metterei poi un appagante senso di soddisfazione e orgoglio, provato all’arrivo della prima copia cartacea: tenere tra le mani quella nostra creatura di carta e inchiostro per la prima volta è stato qualcosa di indescrivibile. Credo che solo chi l’ha provato possa veramente capire. E infine una grande gratitudine per la marea di riscontri ricevuti, naturalmente non sono stati tutti a 5 stelle (e non avevamo certo la presunzione che così fosse), ma sapere che tanti lettori hanno amato la storia, i suoi personaggi e l’ambientazione, che hanno acquistato il libro per loro stessi e molti poi lo hanno anche regalato a persone care… beh, mi/ci ha riempito il cuore, veramente. Grazie al romanzo abbiamo conosciuto un sacco di gente, un buon numero di nostre lettrici sono diventate addirittura nostre amiche. Trovo che sia bellissimo! Per quanto riguarda la dilogia per ragazzi “Legàmi” senza dubbio lavorare con i ragazzi del Liceo Artistico Fontana di Arese (che ci hanno aiutato nella realizzazione di cover e illustrazioni interne) è stato un qualcosa di unico e irripetibile, visto che ci ha regalato la possibiltà di realizzare una presentazione del libro e una mostra dei loro lavori nella Biblioteca Cominale della nostra città. Insomma, questo romanzo mi ha davvero arricchita molto dal punto di vista emotivo.
Qual è stata la difficoltà più grande?
Senza dubbio lo scrivere in due ha comportato le difficoltà maggiori nella concretizzazione del progetto letterario, non tanto per le idee (quelle erano sì tantissime, ma abbiamo sempre trovato il modo di usarle e adattarle al gusto di entrambe), più che altro per un discorso di tempistiche: scrivere materialmente un testo in due ha comportato che questo passasse prima a una e poi all’altra più volte, il che ci ha fatto impiegare molto tempo prima di riuscire finalmente a concluderlo. Il risultato però è stato quello che volevamo e cioè ottenere una narrazione omogenea nella quale non si notasse il fatto di essere stata scritta da due persone (o perlomeno questo è uno dei complimenti che abbiamo ricevuto più spesso). Infine la scelta di auto pubblicarci e, di conseguenza, pensare da sole alla promozione del romanzo è stata bella impegnativa, ma probabilmente tornando indietro la rifaremmo.
Possiamo sperare in un nuovo romanzo? E se sì, sempre con l’amica Di Iorio e di genere thriller?
Nella mente frulla sia un seguito/spin-off di “Le verità di Numeesville” che però, per il momento, abbiamo accantonato, sia un nuovo romanzo di genere completamente diverso a cui stiamo lavorando, sempre con Simona, proprio in questo periodo e che ci piacerebbe riuscire a far uscire per Natale. Tutto sta nel capire se effettivamente ci riusciremo. Personalmente ho nel cassetto un’altra storia e un altro progettino un po’ azzardato, ma per ora stanno entrambi lì a prendere la polvere… vedremo.
Quali consigli daresti agli aspiranti autori di questo genere?
Onestamente non mi ritengo tanto in gamba come autrice da dispensare consigli agli altri, specialmente per un genere in particolare, posso solo raccontare in breve come abbiamo affrontato noi la stesura di una storia elaborata come può essere quella di un romanzo thriller: senza dubbio ci siamo molto documentate su quanto è richiesto dal genere per poter essere definito tale (considerate anche le molteplici sottocategorie che possono rientrarvici), abbiamo delineato una storia a grandi linee (con un inizio e una fine ben precisi) e ci siamo fatte una scaletta di eventi e intrecci possibili nelle interazioni tra i vari personaggi, a partire dalla nostra protagonista; poi ci siamo ben documentate sul luogo in cui abbiamo ambientato la storia e infine abbiamo dato libero sfogo alla nostra fantasia, tanto che i nostri personaggi, a un certo punto, hanno letteralmente preso vita, nel senso che sono stati loro a decidere le proprie sorti… sembrerà strano, ma chi scrive sa cosa intendo.
Ilaria, sappiamo che sei amministratrice di un gruppo, che possiamo trovare su fb, che si chiama Inchiostri In-Visibili. Com’è nata l’idea? Quali sono i tuoi propositi per questo gruppo che cresce a vista d’occhio?
Esatto, sono co-admn, insieme ad altri quattro autori (Fosca Griziotti Basevi, Laura Monteleone, Iris Bonetti e Antonio De Cristofaro) di questo gruppo nato ormai già un anno fa. Inchiostri in-VISIBILI nasce come luogo virtuale in cui tutti gli amanti dei libri, quali lettori e scrittori (principalmente esordienti ed emergenti), possano trovare uno spazio per farsi conoscere e confrontarsi attraverso la condivisione di esperienze di lettura e di scrittura. Il gruppo, come dici tu, sta crescendo velocemente, anche oltre le nostre aspettative iniziali e ne siamo molto felici, proprio per questo sono in vista dei piccoli cambiamenti, o meglio un arricchimento per quanto riguarda le attività e le rubriche che vedranno i nostri membri sempre più coinvolti. O almeno lo speriamo. Per il momento posso solo anticipare che ci sarà una new entry nello staff e che cominceremo delle collaborazioni con alcuni blog che troveranno uno spazio nella nostra programmazione settimanale. Un’ultima chicca è che stiamo preparando qualcosa di speciale in vista del Natale e una anche proposta “green” per i nostri membri. Basta, non dico altro, altrimenti i miei colleghi mi sgridano!
Dico sempre che ogni autore/trice corrisponde ad un lungo viaggio. Ognuno ha qualcosa da insegnare e può essere fonte di ispirazione per qualcun altro, sei d’accordo?
Assolutamente sì, in primis perché una persona, se arriva a diventare un autore, ha qualcosa dentro da donare, compresa una parte di sé: si dice che, chi scrive, lo faccia prima di tutto per se stesso e credo che sia vero, ma penso anche che, in fondo, abbia anche un messaggio più o meno grande da comunicare all’esterno, a volte ciò è più evidente, altre volte meno. Inoltre il percorso di uno scrittore è un costante divenire, una ricerca continua per migliorarsi, a mio parere: quando comincia a scrivere infatti lui/lei non sa che, quando avrà finito, si sentirà, o forse addirittura sarà, una persona diversa. È normale che ogni autore metta qualcosa di sé nei propri scritti, qualcosa che i suoi lettori faranno per certi versi proprio… Forse sarà un po’ presuntuosa come affermazione, ma io sono convinta che scrivere sia un po’ come lasciare una piccola eredità di sé al mondo.
Parlaci della rubrica “il giorno dell’autore”.
Si tratta di una giornata dedicata a uno scrittore emergente o esordiente iscritto al nostro gruppo Inchiostri in-VISIBILI: si parte la mattina alle ore 10 del martedì con un post di presentazione in cui l’ospite del giorno parla un po’ di sé e dell’opera che vuole portare all’attenzione degli altri membri, può farlo per iscritto o registrando un video. Il gruppo gli pone delle domande nello spazio dedicato ai commenti e, tra i partecipanti all’intervista, a fine giornata viene estratto un vincitore che si aggiudica una copia (il più delle volte cartacea – a discrezione dell’autore comunque) del libro presentato. È una rubrica che ci sta dando molte soddisfazioni in quanto, ogni settimana, riscuote sempre più partecipanti, tanto che, a brevissimo, apriremo nuovamente il calendario che comprenderà le date da marzo 2022 fino alla prossima estate.
Hai voglia di parlarci dei tuoi progetti futuri?
Come ho accennato sopra, ho qualche progetto letterario come autrice in lavorazione, oltre che il completamento di un corso da Correttrice di Bozze che ho iniziato tempo fa, me che, per una serie di impegni, ho dovuto sospendere. Non nascondo che mi piace molto lavorare sui testi, non solo i miei, e che mi piacerebbe intraprendere un’attività professionale nel settore editoriale per dare una mano soprattutto agli autori esordienti. Guardando molto in là non escludo di iscrivermi anche a un corso da editor una volta completato questo, ma per ora resto coi piedi per terra e vedo di terminare gli impegni già presi. Naturalmente continuerò a rivestire il ruolo di admin di Inchiostri in-VISIBILI che, credo e spero, continuerà a crescere come realtà e che, di conseguenza, mi impegnerà sempre di più nel poco tempo libero che ho a disposizione, visto che collaboro anche come recensitrice con il blog Amabili Letture e, oltre a ciò, ho un lavoro part-time, una famiglia e una casa da portare avanti.
Ilaria, noi ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato e ci rivediamo alla prossima intervista.
Grazie a te, Iana, per avermi voluto intervistare… è stato un vero piacere essere qui con te. Un caro saluto a tutti i tuoi seguaci e, mi raccomando, leggete tanto che fa bene (perché no? Magari anche “Le verità di Numeesville” o, se siete più giovani, la dilogia di “Legàmi”, entrambi disponibili su amazon), soprattutto in questo periodo in cui si va incontro all’inverno ed è molto più sano immergersi in un buon libro piuttosto che farsi ipnotizzare dalla TV.
1217. Burgos. Castiglia del nord. Il corpo straziato di una monaca viene trovato nel chiostro del monastero di Las Huelgas. Del delitto è accusata Fleur d’Annecy, una ragazza dall’oscuro passato, rifugiatasi lì con il figlio Ruggero. Il francescano Bonaventura da Iseo, noto alchimista, è chiamato dalla badessa a fare luce sull’accaduto. Se Fleur sostiene che l’assassino è un uomo misterioso, avvolto in un mantello rosso fuoco, Magnus, il terribile monaco inquisitore, è di tutt’altro avviso: è la ragazza, che ha evocato un demone nel monastero, la colpevole. Bonaventura inizia la sua lotta contro il tempo per salvare dal rogo Fleur e mettere al sicuro il figlio, mentre le mura di Las Huelgas cominciano a tingersi del sangue di chi conosce i suoi mille segreti… Riuscirà l’alchimista a scoprire chi si cela dietro la mano dell’assassino, prima che la vendetta dell’inquisitore si abbatta anche su di lui?
Il romanzo presenta un’opera affascinante, nel cuore di un monastero e i suoi misteri. Gli autori intrecciano la trama con dei personaggi seducenti inducendo il lettore a restare incollato alle pagine fino alla fine. Avevamo già conosciuto Bonaventura d’ Iseo già in altri romanzi e la sua protetta Fleur ed è proprio su quest’ultima che si concentra il cuore delle vicende, in un mistero tutt’altro facile da scoprire.
Gli autori Pierpaolo Brunoldi e Antonio Santoro, non smentiscono la maestria nel rendere quello che potrebbe essere il clichè di molti altri romanzi, una storia che vale la pena essere letta. Infatti, se per molti aspetti ricorda tantissimo il celebre romanzo di Eco, dall’altra si distingue e sorprende per le azioni dei suoi inaspettati personaggi.
Ovviamente il personaggio Bonaventura d’Iseo ricorda tantissimo il nostro amato Guglielmo da Baskerville, con la differenza che Bonaventura è realmente esistito (mi verrebbe da pensare che sia stato Eco allora ad ispirarsi a questo frate della storia francescana) e anche qui abbiamo un inquisitore, il suo aiutante e una fanciulla.
Si va incontro alle credenze popolari della fede cattolica e di ciò che fa più comodo per arginare gli ostacoli e la propria coscienza, di come ci si autorizza a pensieri e azioni di scelleratezza per coprire misfatti resi leciti da chi brama il potere, o chi per ingenua fiducia ne giustifica il fine.
Tuttavia, non bisogna farsi ingannare da situazioni simili al libro più famoso dello scrittore Piemontese, perché “ Il Monastero delle Nebbie”, non lesina di colpi di scena. Un romanzo che intriga chi lo legge e soprattutto che afferma ancora una volta dei virtuosi del romanzo medievale.