Riccardo Borgogno: Recensione del romanzo ” La valle degli eretici”

 

la valle degli eretici libro

La valle degli eretici, il romanzo di Riccardo Borgogno, si snoda in cinque parti in cui in ognuna, si viaggia in due spazi temporali e come due fiumi in piena che sfociano nello stesso mare, così le vicende danno il via a una serie di eventi che si collegano su un unico denominatore: la fede e l’eresia.

Quando si parla di eresia soprattutto su un romanzo a sfondo storico, il pensiero va direttamente a streghe e roghi, tuttavia il romanzo si presenta diverso da ogni aspettativa, perché abbiamo a che fare con elementi che vanno di là dall’opinione dozzinale di cui siamo solitamente presi.

L’autore ci catapulta in una Torino medievale, o meglio, in una valle che ha fatto la storia per fede religiosa, governativa, conquista e dominio, per farci scivolare poi nello stato politico e sociale dei nostri tempi.

La storia s’ispira all’assassinio dell’inquisitore Pietro da Ruffia, un aneddoto realmente accaduto che non ha mai smesso di sedurre i curiosi e gli storici.  Borgogno lo descrive saggio, fedele alla sua chiesa e ai suoi più sani principi, alla ricerca della verità che sembra farsi beffe di lui, ma non dimentica l’uomo giacché tale, con i sentimenti che fanno a pugni con la ragione e vincono. E’ intelligente, coraggioso e giusto e onesto. Un grande conoscitore dell’animo umano.

L’autore ci porta a spasso per la valle, dove un popolo di cosiddetti eretici si stringe metaforicamente la mano, uniti nelle tradizioni, nei segreti, nel pensiero e nella paura.

Dalla stessa parte e contemporaneamente opposta, conosciamo donna Leonella da Gorzano, una personalità criptica, forte e sensibile, fiera e umile che ritrova nell’inquisitore l’anima più distante e affine allo stesso tempo. Che si possa pensare a una storia d’amore è lecito ma Borgogno va oltre il solito clichè per descrivere un sentimento profondo come quello della stima di due persone tanto distanti per pensiero e stile di vita.

La trama s’infittisce dal primo capitolo, regalando uno scenario suggestivo e misterioso che incuriosisce e inchioda il lettore alla storia.

Il romanzo snocciola il suo credo nella citazione del libro apocrifo di Enoch che poiché portatore di verità nascoste dell’esoterismo occidentale, forgia una base di segreti divini che Borgogno porta fino ai giorni nostri con Olimpio, un uomo dal carattere scostante e una personalità fuori tempo.

Uno scontro di forze quindi, che richiede una riflessione più intima e profonda oltre le righe del romanzo, sicché luce e tenebre, facce di una stessa medaglia, vengano entrambe affrontate con la ribellione. L’eresia come scelta di vita, di fede, di credo di là dai concetti stereotipati da una chiesa che ci vorrebbe tutti uguali e per quest’anello debole della natura umana.

 

Iana Pannizzo

 

 

 

 

Ristorante Oryza a torino

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Scambiarsi gli auguri, vivere un’aria di festa,  vedersi  e ritrovare anno dopo anno quell’atmosfera magica che ci fa sentire bene.

Ma qualcosa di speciale c’è davvero in quest’aria festaiola che non sa solo di panettone, cioccolata  e candele rosse. E’ qualcosa che va al di la della magia del Natale, qualcosa che si palpa nell’aria e ci rende più umani. Tutti. E non solo a Natale.

Non ha niente a che vedere con renne volanti  e uomini dalla folta e candida barba e vestito rosso, perché la magia di cui vi parlo è qualcosa che va oltre tutti i giorni dell’anno. Ed è presto detto.

Domenica scorsa, al ristorante Oryza, in via Bertola ( a due passi da porta Susa ),  si è svolto un mercatino particolare, di quelli che fanno bene al palato e al cuore. Il ricavato della vendita , specialità a base di riso e non solo, serve a contribuire ai progetti  in Africa. Già non molto tempo fa, il proprietario, Renato Collodoro con la vendita del suo libro Tantumanitè ( già recensito sul blog ) ha contribuito a far costruire 6 pozzi in Etiopia e una scuola. Renato e tutto lo staff dei ristorante Oryza, ci dimostrano ogni giorno che si può fare davvero qualcosa di grande e speciale e non solo a Natale per chi è meno fortunato di noi.

Presenti al mercatino del ristorante anche le sorelle Rossana e Violetta del bar Aperhaus in Cs. Marconi 6/ba Torino anticipandovi che il 07 febbraio intorno alle 17.30, vi sarà un’apericena con lettura di poesie, in compagnia di vari autori e poeti tra cui Max Ponte.

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Che aspettate a rendere questo Natale davvero unico e fare qualcosa per cui valga la pena di essere ricordato?

Iana Pannizzo

poesia di dicembre di Iana Pannizzo

neve 
Triste Natale
Il Natale lo vedi nei pacchi di bimbi ricchi e luci scintillanti,
nelle parole commoventi di canzoni scontate,
nei giochi dei centri commerciali e nelle tasche degli industriali.
Strade che hanno la storia io  percorro senza fermarmi,
strade che hanno visto molti Natali
e sentito i passi stanchi di vecchi clochard,
di signore impellicciate e uomini distanti….i cosiddetti distinti…
Le stesse vie di una città che amo ma non mi appartiene
che hanno visto guerre e morti di freddo e neve.
Il mio cuore di sognatrice è violato
da una crudeltà troppo grande e troppo gratuita
nei bambini che muoiono tra l’indifferenza degli adulti,
una madre che muore dentro e che nessuno vede..
e nessuno ode..le urla strazianti di un dolore
che brucia più del fuoco..
Prostitute schernite dai perbenisti,
Non è il natale che voglio..
non è ciò che sento.
Lacrime calde, silenziose e consolatrici 
solcano visi rugosi, senza più un sorriso e troppi ricordi
Ma quanta neve c’è in questo inverno che si avvicina,
dentro troppi cuori sempre più solitari
sempre meno umani..
Senti questo gelo..
Si dice che stia arrivando il Natale,
ma non sento calore intorno,
solo misere e sterili fiammelle e presto spente.
Il gelo invece, penetra ovunque come lame
e si conficcano crudeli su carne tenera.
Iana Pannizzo

VENARIA REALE: MOSTRA DI BICICLETTE VINTAGE

Buongiorno lettori,

Oggi parleremo di un evento che si svolge in questi giorni nella splendida Venaria Reale, a due passi dalla reggia e dalla biblioteca. 

Dalla collezione privata del Sig. Iorio Antonio, ci si immerge nell’esposizione delle biciclette vintage, mezzo di trasporto che vanta più di due secoli di storia e nelle quali, al di là del tempo, è possibile perdersi.

Emozioni che sanno di antico e genuina bellezza, un incantevole salto nel tempo che affascina molti di noi. Quando pensiamo alla bicicletta non possiamo fare a meno di riportare la memoria ai grandi campioni come Coppi, Gimondi o ancora Merckx detto “il cannibale”. E ancora, alle più famose gare di ciclismo come il tour de France, le sfide di ventiquattr’ore, il giro d’Italia.. Ma le competizioni furono promosse già 1868 e la prima in Italia nel 1870 in percorsi di un paio d’ore circa.

La bicicletta nasceva senza sterzo e catena nel 1790, e nel 1839 venne a luce quella con un sistema a pedali.

Una piccola storia d’Italia quindi, uno strumento concreto di rivoluzione sociale. Un’esperienza di libertà intima e sperimentale e portatrice di sensazioni alla riscoperta di se stessi senza l’elettronica che prende il nostro tempo, la nostra pigrizia mentale del nostro io.

La collezione di Iorio Antonio ci riporta a quei momenti di vita vissuta, persi negli anni di una memoria antica tra i vari esemplari dei primi pedali di legno, con carrozzella, con il modello denominato straordinario, i manubri originali e di incantevole bellezza.

Come non perdersi in questa mostra singolare che parla della nostra storia, di anni lontani, di ricordi perduti negli intervalli della memoria del tempo che si riscopre in uomini e donne che hanno fatto la differenza.

In allegato la locandina della mostra e la presentazione di alcuni modelli.

Iana Pannizzo

Locandina dedicata_mostra vintage

 

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Tina Caramanico: Recensione del romanzo “Il Prete Nuovo”

RECENSIONE DEL ROMANZO “IL PRETE NUOVO” DI TINA CARAMANICO

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Il romanzo dell’autrice Tina Caramanico colpisce per la sua semplicità disarmante e schietta al punto da infiltrarsi a giudizio senza che il lettore quasi se ne accorga. La vicenda ruota attorno ad una figura fascinosa ed inquietante, il prete nuovo, che smuove le coscienze in una vita di paese apparentemente tranquilla e monotona.

La figura del prete in questione però non è protagonista diretta della storia, quanto il riflesso di un meccanismo abitudinario e dannoso nei confronti di se stessi e della comunità intera, perché quando la coscienza è sporca qualsiasi novità sembra remare contro.

“ Dio non può perdonare il tuo peccato , se continui a commetterlo “.

Questa frase, in un passaggio del libro, colpisce, forse proprio nelle intenzioni dell’autrice, poiché attraverso le parole di un personaggio come un prete che sembra innovativo ma non lo è,  punta dritto alla coscienza e alle proprie azioni. Spinge a riflettere il nostro operato e a prenderne coscienza.

Narrato in prima persona, Tina Caramanico conquista il lettore non dalle prime pagine, bensì dalle prime righe per il suo stile asciutto, diretto e verace.

Attraverso il ricordo di una donna degli anni della preadolescenza, viene scoperchiata, come il “ vaso di Pandora”, una fede di comodo, un senso del dovere addormentato tra desideri, rimpianti, paure e verità nascoste.

Si riempie la vita con l’ abitudine di voler sapere tutto di tutti, nelle noiose domeniche in famiglia tra una madre remissiva, un padre ateo e una nonna impicciona. Qui, non molto distante da alcune realtà dei paesi ( e non solo ), la Caramanico sottolinea il rapporto familiare fra generazioni diverse,  scuole di pensiero dissimili e tuttavia uniti.

L’autrice non lesina toni ironici che strappano al lettore non pochi sorrisi, ma anche sprezzanti su certi passaggi, rivelando con straordinaria sensibilità che la realtà è solo un riflesso distorto della nostra immaginazione.

Iana Pannizzo

 

 

 

 

Una fiaba nel cassetto: Arianna D’Angelo

Buongiorno lettori,

Torniamo con lo spazio dedicato ai bambini ” Una fiaba nel cassetto “.  Questo mese , premiamo  Arianna D’Angelo di Torino, anni 8, Ricordiamo che le storie vengono riportate fedeli alla fantasia dei bambini, per stimolare la loro creatività. Vi invitiamo ad  incoraggiare i vostri bambini a dare sfogo alla fantasia, Le storie possono essere anche presentate sotto forma di fumetto e, per chi  lo desiderasse , anche come lavoro di gruppo. 

  Vi auguriamo buona lettura. .

Iana Pannizzo

GIADA AIUTA GLI ANIMALI

 

Una volta una bambina usci da casa sua per andare a giocare nel bosco. Dopo un po’ vide una farfalla e iniziò ad inseguirla. Dopo iniziò a tornare a casa perché stava facendo buio.

Il giorno seguente, la bambina, prese il suo pony e tornò nel bosco andando sempre avanti. Dopo un po’ vide un gattino che cercava la sua casa. La bambina iniziò a guardare se nel collare c’era scritto l’indirizzo, ma non c’era scritto niente. Così lo prese in braccio e continuò ad andare ancora avanti. Dopo sentì una voce che diceva “ Neve dove sei? “

La bambina la vide e le chiese come si chiamava. L’altra rispose: – Ciao, io sono Bianca. Tu come ti chiami?

– Io mi chiamo Giada.

Bianca le disse: – Vuoi restare qui ancora un po’?

Giada le rispose : – Non posso.

Dopo un po’ di tempo, Giada vide un cagnolino  e gli andò incontro. Dopo un po’ vide un bambino che cercava il suo cagnolino.

La bambina gli disse: – Ciao, bambino. Stavi cercando il tuo cane? L’ho trovato io. Prendilo.

Lui lo prese e le disse: – Vieni.

La bambina gli chiese: – Come ti chiami?

– Io mi chiamo Alessandro.

Giada, il giorno seguente vide un lago e bevve l’acqua. Dopo un’ora vide un coniglietto e capì di essere vicina ad un orto e vedendo la verdura così bella cominciò a mangiare pensando che fosse anche buona.

Dopo un po’ Giada tornò a casa sua e la sua mamma e il suo papà la riabbracciarono contenti.

 

Valerio Castelli: Recensione del romanzo “La Quarta Maria”

Buongiorno lettori del mio blog, 

Oggi vi propongo un bellissimo romanzo di ambientazione storica dell’autore Valerio Castelli. Lo avevamo già recensito con i primi due romanzi dal titolo ” La fratellanza del lateral sangue ” e Fuochi nella notte “.

Dalla casa editrice Arpeggio Libero, uno dei libri più belli di quest’anno e noi lo abbiamo letto e recensito per voi.

Buona lettura.

Iana Pannizzo

valerio castelli libro

RECENSIONE DEL ROMANZO ” LA QUARTA MARIA “

Un romanzo affascinante tratto dalla penna dell’autore Valerio Castelli, che alla sua terza fatica, si afferma come uno dei più talentuosi scrittori italiani.

Ambientato in un monastero dove s’incontrano personaggi singolari e intriganti verso i quali il lettore si sente attratto in merito alla loro ambigua personalità, la storia principia con una citazione di S. Benedetto da Norcia che conferisce allo scritto un’aura di mistero.

Lasciando la vita monacale per addentrarci nei castelli e nello sfarzo di corte, nel corso della storia veniamo a contato con uomini e donne di grande orgoglio, potere e supremazia. Fra le righe della narrazione si affronta il tema della scomunica con il tono perentorio della fierezza e della paura. Temi importanti come la fede e il potere della Chiesa e dello Stato, posta, alla base di filosofi e mistici, il principio fondamentale della religione che non ammette niente che porta, chi legge, a saperne di più e interferire col senso comune della fede cristiana. Il re e il papa quindi, si riflettono l’uno sull’altro e sulle conseguenze di una disputa e poiché a ogni azione c’è sempre una reazione, Si discute di una guerra in nome di Dio e della sua insensata natura.

E’ predominante la ricerca della verità, ma essa, come ce la presenta il Castelli, è come un fiore tra un milione di boccioli apparentemente tutti uguali e fondamentalmente diversi nel campo sterminato dell’esistenza.

Il romanzo presenta un ritmo lento, quasi meditativo ma per nulla tedioso, al contrario, il lettore si sente avvolto in un’atmosfera di rispettoso culto propria di una comunità abbaziale.

L’umiltà di essere piccoli di fronte a qualcosa che non è dato sapere e la presunzione dell’orgoglio travestito da modestia, fanno del romanzo una sfida all’intelletto e alle sottigliezze della mente e dei giudizi.

Una provocazione quindi quella di Castelli, che con la sua ormai nota maestria, riesce ancora una volta ad affrontare attraverso la storia di uomini di chiesa, il concetto di bene e male entrambi ben conosciuti dagli uomini di pensiero e dai cosiddetti semplici e convince perché soddisfa le attese del lettore senza essere melenso o prolisso.

Con uno stile asciutto e lineare mai anonimo o banale che distingue il talento dell’autore, con dialoghi diretti e accurati, il lettore s’immerge nella verità molteplice che si riflette sul bene e sul male e sono le facce di un’unica medaglia.

I personaggi I personaggi mostrano un carattere umile dato per amore della fede e della regola dell’obbedienza, tuttavia senza proferire a una noiosa retorica e rappresentano non soltanto i dogmi della chiesa ma sentimenti di uomini comuni in un contesto storico che affascina e incuriosisce quale l’anno bisestile del 1076 affrontando contenuti di spessore in una storia accattivante che coinvolge e sorprende con un finale tutto a sorpresa.

Iana Pannizzo

 

Blogger del mese: Marco Lovisolo

Buon giorno lettori del mio blog, 

Oggi parleremo di viaggi e vi presento un autore fuori dall’ordinario. 

 

Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere….

Quando immagino una partenza, un itinerario , un percorso che sia di pochi o molti km, ripenso a questa bellissima frase udita nel celebre film “ Ti presento Joe Black con Brad Pitt ed Anthony Hopkins.  Il viaggio è innanzi tutto un percorso di vita che inizia dal concepimento fino alla morte. Nel frattempo viviamo in altri percorsi fatto di piedi scalzi, cuore nudo e cervello vigile, di anime che si incontrano e si allontanano, di addii e ritrovamenti.

Cosa significa viaggiare? Spostarsi, mutare, arricchirsi, confrontarsi e dilatare il tempo a noi concesso nella bellezza del mondo. Basti pensare ad Ulisse, Alessandro Magno,  Charles Darwin, Marco Polo e tanti altri ancora per comprendere che il viaggio fa parte di noi ed è fondamentale alla nostra crescita e conoscenza.

Percorsi ed itinerari che non conoscono confini e limiti fanno del viaggiatore un eccezionale conoscitore del mondo.

I viaggi iniziano nel nostro pensiero, nel ricordo di aneddoti lieti e meno lieti che macinano lunghi percorsi della mente con un un bagaglio di sensazioni non indifferente che sa di vita e se vero che la lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno, noi abbiamo incontrato un viaggiatore che dei suoi viaggi ci offre emozioni  vivide e forti attraverso il suo libro che porta il titolo “Lo zaino è pronto, io no. “

 Lui è Marco Lovisolo e lo abbiamo intervistato per voi.

A questo punto, non mi resta che augurarvi buona lettura.

Iana Pannizzo

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INTERVISTA ALL’AUTORE  MARCO LOVISOLO

D: Ciao Marco, innanzi tutto benvenuto e grazie per aver accettato questa intervista. Cominciamo subito con le domande e diamo ai nostri lettori il piacere di conoscerti. Un viaggiatore seriale, come ti definisci, in giro per il mondo, come e quando nasce la passione per i viaggi?
R: Precisamente non saprei. Credo che sia tutto riconducibile ai miei genitori, che negli anni Settanta mi portavano in giro per l’Italia a bordo di un 128 bianco. Quella sensazione di libertà me la sono portata dentro e ho continuato ad alimentarla nel corso degli anni. Arrivato a un certo punto ho sentito la necessità di confrontarmi con me stesso. Avevo bisogno di risposte e ho trovato il modo per ottenerle: viaggiare in solitaria. Il resoconto di alcuni di quei viaggi lo si può leggere nel mio libro “Lo zaino è pronto, io no”.

D: Nella programmazione di un viaggio, cosa ti emoziona di più? Come ti organizzi  e cosa ti fa decidere una determinata meta?
R: La cosa che mi emoziona di più sono i giorni immediatamente precedenti la partenza, quando le incertezze e i dubbi cominciano a farsi avanti. Nonostante abbia viaggiato in lungo e in largo, quella “fifa” pre-partenza non sono mai riuscito a eliminarla.
La scelta di una meta… a questo punto sono obbligato a dire una cosa molto strana. Non siamo mai noi a scegliere la meta di un viaggio. È l’esatto contrario: sono i luoghi del mondo che, in qualche modo, ci chiamano a sé.
Nel corso della vita ognuno di noi si costruisce, inconsapevolmente, una geografia personale. È il risultato di mille fattori assolutamente casuali: letture, conversazioni, lezioni, programmi televisivi. Quella geografia aderisce in maniera perfetta alla nostra sensibilità, risponde a un nostro bisogno primario. Nel mio caso, la parte di mondo che mi chiama è l’Asia del sud. Quell’angolo del pianeta compreso tra Nuova Delhi e Bali parla direttamente ad alcune corde della mia coscienza. Ovviamente non è l’unico, ma certamente è il più “insistente”.

D: Un itinerario rimasto nel cuore e perché
R: Senza dubbio il Messico. Per diverse ragioni, quell’anno non potei organizzarmi per tempo. All’ultimo minuto comprai il biglietto aereo più economico: Città del Messico. La totale mancanza di preparazione mi obbligò a vivere alla giornata e mi mise a contatto con alcuni aspetti della mia personalità, buoni e cattivi, di cui non ero pienamente consapevole. Soprattutto imparai che un viaggio in solitaria non ti conduce verso presunte illuminazioni o scoperte. Tutto ciò che scopri è ciò di cui sei “portatore”. Un viaggio è un percorso ineludibile verso la propria soggettività. Il problema è capire cosa ti porti dentro.

D: Cosa non vorresti mai vivere in un viaggio?
R: In realtà non c’è nulla che non vorrei vivere. Non sto dicendo che sia sempre tutto bello e perfetto. Ogni viaggio porta con sé aspetti negativi: fregature, attese interminabili, imprevisti, difficoltà di vario tipo. Ma sono proprio quelle le situazioni nelle quali si misura la tua personalità, la tua capacità di reazione. In definitiva sono, forse, l’aspetto più “formativo” del viaggio. Mi tengo tutto: a me basta partire.

D: Il bagaglio più bello dopo il ritorno di un percorso a parte la meta prefissata?
R: Le sensazioni del ritorno a casa. Il viaggio, inesorabilmente, ti cambia. Il solo atto di partire segna una frattura con la vita di tutti i giorni. La persona che torna è sempre diversa da quella che è partita e, in virtù di questo, al suo ritorno poserà uno sguardo diverso sulla propria casa. Il tempo e le esperienza accumulate ce la fanno percepire in maniera nuova. Il bello è proprio lì, nella riscoperta del proprio quotidiano, nella nuova interpretazione che ne diamo.

 

D: Parlaci dei tuoi progetti futuri di viaggiatore e scrittore
R: Ho una bimba piccola che sto “addestrando” al viaggio. Ovviamente ho dovuto ridurre molto il raggio d’azione, ma cerco sempre di andare un passo più in là. Il mio progetto di viaggio più ambizioso è riuscire a ricavarmi tre mesi per vagabondare in assoluta libertà con moglie e figlia. Destinazione: Asia, chiaro!
Come “scrittore”, sto lavorando a un secondo libro nel quale parlerò di altre mete visitate nel corso degli anni. Nello stile dovrebbe essere simile a “Lo zaino è pronto, io no”. Inoltre, vorrei pubblicare una versione riveduta e corretta e di quest’ultimo. Sono un perfezionista paranoico e ho già individuato diverse cose da aggiustare.

I: Grazie per averci dedicato il tuo tempo. Spero di leggere presto un tuo nuovo libro.

Grazie per l’intervista. Ne approfitto per lasciare di seguito i miei contatti.

Sito: https://marcolovisolo.me/
Mail: marco.lovisolo@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/MarcoLovisoloScrittore
Twitter: https://twitter.com/MarcoLovisolo
Instagram: https://www.instagram.com/marco.lovisolo/

Il libro “Lo zaino è pronto, io no” si può trovare su tutti i più importanti negozi on line (Amazon, IBS, Feltrinelli, iTunes, Google Play ecc.), in formato cartaceo e ebook.

Autrice: Intervista ad Alessia Francone

Buongiorno lettori del mio blog,

Abbiamo incontrato nuovamente l’autrice Alessia Francone, conosciuta al salone del libro grazie alla sua fortunata saga di Reinkar. Alessia è una bella donna, simpatica e talentuosa. I disegni della saga di Reinkar sono frutto di una mano abile, la sua, che valorizza in fattezze fisiche, la personalità nobile dei protagonisti. Autrice e fumettista, quindi. 

Alessia ci piace perché i suoi romanzi, che lei definisce di tipo fantasy classico, trasmettono molto di più di qualche ora piacevole in un mondo fatto di draghi e maghi. I personaggi descritti e non solo quelli principali, hanno un proprio carattere, una personalità che si contraddistingue a dispetto dei ruoli marginali che un semplice romanzo ha o non ha. Ho letto da qualche parte che la saga della Francone è stata definita lettura per ragazzi, ma sinceramente ritengo assolutamente sbagliata questa definizione e che piuttosto non sia stata letta con la dovuta cura, andando a scavare là dove si perde la comune critica oggettiva. Piuttosto può essere letto ” anche” da un pubblico più giovane che è diverso dall’essere definito una lettura per ragazzi.

I romanzi della Francone sono strutturati in racconti per permettere a chi li legge, di potersi fermare senza perdere il filo della storia. Comportamenti, sentimenti e il rispetto sono il focus di un modo chiaro e più profondo di vedere la vita della nostra autrice trasmesso ai suoi personaggi, senza mettere in secondo piano i sentimenti negativi dei ” cattivi ” e le loro motivazioni. Ogni personaggio è descritto con cura e nei dettagli che una lettura più accurata saprà cogliere. 

Un’autrice che farà parlare molto di sé, a parere personale, versatile, brillante, capace di emozionare dentro un mondo fantastico che non segue i soliti clichè. 

Noi abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere in questa breve intervista e non ci resta che augurarvi buona lettura.

Iana Pannizzo

 

Alessia francone

Biografia di Alessia
Sono nata nel 1985 a Lanzo Torinese e vivo a Coassolo Torinese, un paese montano in
provincia di Torino. La lettura di libri e di fumetti è una delle passioni che coltivo sin da
bambina. Durante gli anni delle medie e del liceo ho continuato a leggere, con una
predilezione per i libri di avventura, fantasy e gialli. Nel frattempo si sono aggiunti altri hobby:
il disegno, l’attività musicale nella banda del paese (suono la tromba). In questi anni ho anche
iniziato a scrivere brevi racconti.
Ho studiato presso l’Università di Torino, conseguendo la laurea magistrale in Storia e,
successivamente, il dottorato di ricerca in Studi Storici. La mia area di specializzazione è la
storia medievale. Parallelamente mi sono diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica
presso la scuola dell’Archivio di Stato di Torino.
Attualmente lavoro come archivista e storica libera professionista.

INTERVISTA ALL’AUTRICE ALESSIA FRANCONE

D: Ciao Alessia e bentornata ad un libro per amico-recensioni.
Sei al tuo quarto libro della saga di Reinkar. Cosa dobbiamo aspettarci in quest’ultimo
lavoro?
R: Cara Iana, innanzitutto grazie per avermi accolto nuovamente nel tuo blog e per il tuo
interesse nei confronti della mia saga fantasy. Come tu stessa anticipi, sto scrivendo il quarto
e ultimo libro del ciclo di Reinkar, che sarà intitolato “Ai confini di Reinkar”. Analogamente ai
libri precedenti, sarà composto da tre episodi auto-conclusivi: due vedranno ancora una volta
quali protagonisti la maga Selene e il cavaliere Arne Von Wolden, insieme ai personaggi
ricorrenti che ormai i miei lettori conoscono: il capitano delle guardie Hirund Dreißen, il
soldato Heinrich, lo stregone Adamante. Il terzo racconto sarà invece una sorta di spin-off
dedicato a Korbinian, l’avventuriero che qualcuno forse ricorderà dal secondo libro, “I nemici
di Reinkar”. Tutti e tre gli episodi avranno appunto in comune l’ambientazione al di fuori del
regno di Reinkar, in luoghi più o meno lontani da quelli ai quali i nostri eroi sono abituati, e
conterranno la giusta dose di avventura, magia e suspence: i lettori potranno viaggiare con la
fantasia tra miniere gestite da personaggi senza scrupoli, castelli infestati e mari solcati da
pirati e galee da guerra… basta, non dico altro per non rovinare la sorpresa!
D:  Sappiamo che hai un romanzo a parte che fa parte in qualche modo della saga ma
che non è strutturato in racconti. Parlaci di questo lavoro.
R: È vero, nel mio cassetto ho da tanti anni un romanzo vero e proprio, auto-conclusivo ma che
non segue la consueta struttura a racconti, il cui titolo provvisorio è “Le montagne
dell’autunno”. Fa parte della saga perché ne riprende ambientazione e personaggi,
riallacciandosi anche ad eventi narrati negli altri quattro libri, ma allo stesso tempo è un’opera
a sé, le cui vicende si svolgono diversi anni dopo quelle degli altri volumi. Selene e Arne, i
miei protagonisti, sono più anziani e hanno dei figli ormai cresciuti, che giocano un ruolo
attivo nella storia; insieme ai loro alleati devono confrontarsi con un nemico pericoloso e
molto determinato, che tenterà di portar loro via tutto ciò che amano. Dal punto di vista della
struttura, si tratta di un libro classicamente fantasy, in cui è centrale il tema del viaggio, ma è
anche un’opera corale. Nella storia compaiono i personaggi che ruotano di consueto intorno
al mondo di Reinkar (Adamante, la Cancelliera Esperia, il capo delle guardie, ecc.), ma c’è
anche un passaggio verso la generazione successiva, quella dei figli o eredi di tali
personaggi, e la cosa non riguarda soltanto i “buoni”. Ora però sto davvero dicendo troppo…
D: Quanto c’è di Selene in Alessia?
R: Ecco una domanda difficile. Iniziamo con le differenze: Selene è una maga potente e
bellissima, io non ho nessuna di tali caratteristiche! L’aspetto di Selene in cui mi ritrovo di più,
invece, è l’indipendenza: la mia protagonista, se serve, può anche chiedere consiglio e aiuto,
ma alla fine decide autonomamente che cosa fare e come gestire la propria vita, senza
dipendere dagli altri. In secondo luogo, in quanto maga, Selene è un’intellettuale, una donna
di sapere: questo è senz’altro un elemento di affinità tra me e lei, visto che da sempre mi
piace studiare, leggere, fare ricerca.
D: A quale personaggio sei più simile e perché?
R: Se si parla di affinità caratteriale e morale, non c’è storia: il mio personaggio preferito è Arne
Von Wolden, il coprotagonista maschile. È curioso che, dopo essere partita con la creazione
di una saga fantasy volutamente incentrata su una protagonista femminile forte e

indipendente, abbia finito con l’affezionarmi così tanto a questo cavaliere dal carattere
emotivo e a volte persino malinconico, che incarna molti dei valori in cui credo: l’onestà, lo
spirito di sacrificio, l’amore per la libertà, il rispetto verso le persone meno fortunate, la
capacità di perdonare. Arne è un personaggio affascinante che, nella saga, si scopre poco a
poco, a differenza di Selene che conosciamo fin da subito nei suoi caratteri fondamentali; mi
pare che il suo tratto più bello sia quello di essere in grado di compiere gesti grandi (in termini
di eroismo, di valore, di generosità), rimanendo al contempo molto umano nelle sue paure,
nei suoi dubbi, nel dolore che a volte conosce da vicino.
D: Hai mai pensato di scrivere un fantasy a quattro mani ma che non sia con tua sorella
Cristiana?
R: Direi di no. L’unico tentativo (peraltro non andato a buon fine) l’ho fatto proprio con mia
sorella; si trattava di un fantasy serio e non siamo riuscite a trovare un buon equilibrio. Invece
ci solletica l’idea di scrivere insieme un fantasy umoristico, che è più nelle nostre corde.
Non ho invece mai pensato ad un fantasy a quattro mani con un altro autore: per fare un
buon lavoro serve un forte affiatamento e temo di essere troppo poco avvezza alla
cooperazione in team… Finirei probabilmente per litigare oppure, al contrario, per cedere
senza mettere quasi nulla di mio. Diverso il discorso per un libro che non sia un romanzo: un
progettino c’è ma per ora è ancora in alto mare e preferisco non anticipare niente.
D: Se dovessero proporti una mini serie televisiva tratta dal racconto, accetteresti? E
quali attori immagineresti nei panni dei protagonisti?
R: Ovviamente accetterei di corsa, anche perché adoro i film con scenografie imponenti e
costumi fantasy o storici! Sarebbe molto interessante vedere il passaggio dalla pagina allo
schermo. Qualcosa senz’altro si perderebbe, d’altra parte la struttura a racconti si
adatterebbe probabilmente ad una serie a puntate senza comportare “tagli” troppo cospicui.
Per quanto riguarda gli attori, questa è una domanda che mi è stata fatta anche in passato e
che mi mette sempre in crisi. Rimanendo in casa nostra, di recente ho apprezzato molto
l’interpretazione di Lino Guanciale nella fiction La porta rossa, ha saputo dare al suo
personaggio un che di malinconico che calzerebbe bene anche all’interpretazione di Arne.
Però ha un aspetto molto diverso dall’Arne descritto nei miei libri… Tra gli attori stranieri,
quello che mi sembrerebbe più adatto è Chris Hemsworth (con i capelli lunghi e senza barba),
già noto per il ruolo di Thor nei film della Marvel. Quanto a Selene… Tra le attrici italiane la
vedrei ben interpretata da Violante Placido, se invece andiamo oltre i confini del Belpaese ti
risponderei Angelina Jolie.
D: Hai mai pensato di presentare la storia di Reinkar a fumetti per un maggior impatto
visivo con un pubblico più giovane?
R: Wow, questa sì è un’idea! In realtà non ci avevo mai pensato, pur amando tantissimo i fumetti
(sono una lettrice di fumetti bonelliani, in particolare di Tex). Mi chiedo in realtà se i fumetti

rappresentino ancora, per il pubblico degli adolescenti, ciò che costituivano alcuni decenni fa;
anche in questo campo, come in quello dei libri, la concorrenza delle nuove tecnologie non
perdona. D’altra parte, le mie storie presentano indubbiamente un ritmo e delle vicende
adatte a una trasposizione fumettistica, io per prima mi divertirei un sacco a leggere “Il ciclo di
Reinkar a fumetti”. C’è qualche fumettista che ci sta leggendo? Se sì, batta un colpo!
D: Che consigli daresti agli aspiranti autori fantasy?
R: Premetto che mi sento più adatta a ricevere consigli che a darne agli altri, giacché mi ritengo
poco più di un’esordiente. Il mondo dell’editoria è molto complesso e io stessa ho iniziato a

conoscerlo superficialmente solo negli ultimi anni, dopo la pubblicazione dei miei libri (il primo
dei quali, La maga di Reinkar, è stato dato alle stampe nel 2016).
Con molta umiltà, mi sentirei comunque di dare i seguenti consigli a chi, come me, volesse
iniziare oggi a scrivere fantasy:
a) leggete, leggete, leggete;
b) cercate una strada che vi consenta di essere originali e tradizionali allo stesso tempo, cosa
non propriamente facile per un genere come il fantasy che, oltre ad avere molti filoni, negli
ultimi anni ha visto una fioritura di titoli;
c) nello scrivere, prestate attenzione all’uso della lingua e dello stile. Non basta una bella
storia a fare un bel libro, se poi quella storia non è scritta in un italiano scorrevole e corretto
(un editor può aiutarvi);
d) valutate attentamente le opzioni: editoria tradizionale, selfpublishing, pubblicazione in
ebook… Ogni autore ha le sue esigenze. Evitate però in modo assoluto l’editoria a
pagamento, chi vi chiede di pagare cifre enormi per pubblicare non fa il vostro bene, ma solo
quello del proprio portafoglio;
e) siate costanti, determinati e lavorate sodo, senza scoraggiarvi ma senza avere false
illusioni. Siate umili e ascoltate i consigli degli altri, anche di quelli che criticano il vostro libro
(in modo costruttivo), perché questo può aiutarvi a migliorare. E infine… buona fortuna!

I: Grazie Alessia per essere stata con noi e averci dedicato il tuo tempo. Noi ci rivediamo alla prossima intervista in attesa di leggere il tuo ultimo libro della saga di Reinkar.

Venaria Reale: Amici della biblioteca

Buongiorno lettori del mio blog,

oggi vi parlerò di un piccolo stand con un grande cuore. O per meglio dire, tanti grandi cuori che sono quelli delle persone che regalano libri in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Inoltre, pur non essendo la giornata di raccolta fondi per il sostegno di Casa Ugi a Torino, chi lo desidera può lasciare un’offerta libera. Oggi si trovano a Venaria Reale, sotto i portici di via Leonardo Da Vinci, dove vi aspettano gli amici Enzo e Katia, gli amici della biblioteca che vi conquisteranno subito per la loro simpatia e disponibilità.

Anche in una giornata uggiosa come questa ci sono eventi che scaldano il cuore. 

Vale davvero la pena di fare due passi per conoscere queste anime straordinarie.

Perché il cuore non si scalda soltanto sotto una coperta….

Iana Pannizzo